Archivio storico dell'arte — 7.1894

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COSTANZA JOCELYN FFOULKES

tutto per Grianpietrino ; l'espressione, la forma della mano, il colore vivo del panneggia-
mento è simile nel suo quadro della Galleria Esterhazy a Budapesth, e così pure in altre
sue opere a Milano, per esempio, nella Pinacoteca di Brera, nella collezione Borromeo
e nel palazzo arcivescovile. Il colorito liscio e vitreo, un non so che di ammanierato
ci indicano il suo ultimo periodo, epoca in cui la sua bottega fu ricercata dagli artisti
fiamminghi ; ma il quadro non è certo da attribuire a mano settentrionale, come vogliono
alcuni scrittori recenti.

Un altro scolare leonardesco lo incontrammo sotto il n. 175. Vi è la Madonna che tiene in
grembo il Bambino, a destra il San Giovannino inginocchiato; di là di un parapetto si vede
un paesaggio di tinte oscure. Ci pare un'opera caratteristica e buona di Marco d'Oggionno,
al quale viene anche ascritto.

Di Luini, il cosidetto Raffaello della Scuola milanese, si trovavano alcuni quadri pre-
ziosissimi. Non possiamo però ammettere come opera sua il Cristo in mezza figura (n. 170).
E una misera e fiacca copia del Cristo nel celebre quadro di Luini nella Galleria Nazionale,
dove è raffigurato in mezzo ai dottori. Nè è altrimenti degna del suo nome la Madonna
della raccolta Wellington, come già si è accennato.

Ignoriamo se sussiste tuttora l'originale di codesta composizione ; sappiamo bensì
che un altro esemplare di poco valore si trova nella raccolta di Lady Wallace, raccolta
scelta, che possiede tuttavia un'opera giovanile del maestro, appartenente a quel gruppo
di pitture che dà prova innegabile della discendenza artistica del Luini da Borgognone.

Otto tavole bellissime nella New Gallery, provenienti da diverse collezioni, formavano
parte in origine di una pala d'altare: rappresentano la Natività, i santi Stefano, Alessandro,
Caterina d'Alessandria e Marta e la predella rappresentante il Martirio di tre Santi. Consta
che si trovavano tutti altra volta nella collezione Passalacqua a Milano, da dove furono ven-
duti all'estero. La Natività somiglia molto nella composizione all'affresco nel chiostro della
chiesa dell' Incoronata a Saronno e ci pare ragionevole ascriverla al tempo maturo del
Luini, verso il 1525. Ha sofferto danni sensibili, tali cioè da renderla ormai quasi priva di
attrattiva; le altre tavole sono invece ottimamente conservate; i santi sono figure digni-
tose, di concetto nobile, e la predella, piena com'è di motivi graziosi, è un vero gioiello
nel sentimento delizioso e nell'esecuzione.

Un altro tesoro di gran pregio e di importanza per la storia dell'arte è il ritratto mu-
liebre (n. 202), essendo questo, se non isbagliamo, l'unico ritratto di donna che possediamo
di mano del Luini (fìg. 15a). L'incanto che circonda quell'opera mirabile, la soave grazia
del concètto, il fino sentimento della testa sono tali che ci facevano sospettare una volta
che fosse opera di Giovali Antonio Bazzi ; ma studiandolo accuratamente siamo giunti alla
conclusione che l'attribuzione al Luini fosse giustissima, e confrontandolo colla Venere della
collezione Mond non si può aver su questo conto il minimo dubbio; parrebbe inoltre che
in entrambi i dipinti fosse rappresentata la stessa persona.

Di Gaudenzio Ferrari abbiamo uno splendido quadro: La Sacra Famiglia in un pae-
saggio, con angeli e il devoto inginocchiato (fìg. 16a). Per quanto sappiamo è l'unica sua
opera in Inghilterra, e lo rappresenta degnamente; ben inteso per quanto un quadro da
cavalletto può mai rappresentare un maestro che tanto si distinse nella pittura d'affresco.
In verità vi è soltanto modo di studiarlo adeguatamente nel proprio suo paese, nelle città e nei
villaggi dell'Italia settentrionale, dove si ha la possibilità di apprezzare i suoi meriti straor-
dinari. Chi conosce i suoi affreschi e le sue ancone grandi nella Val Sesia, a Vercelli, No-
vara, Saronno e Busto Arsizio; a Torino, Bergamo, Milano, Arona ed in altri luoghi, sa
che inerita indubitatamente di esser annoverato fra i più efficaci e grandiosi maestri ita-
liani. La piccola Madonna N. 235 prestata da Mr. Willett e attribuita a Gaudenzio non è
certo di sua mano ; porta l'impronta di un pittore vercellese le cui opere incontriamo nella
Val Sesia ed a Torino.

E così siamo giunti alla fine delle opere lombarde d'importanza in codesta galleria.
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