Archivio storico dell'arte — 7.1894

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260 COSTANZA JOCELYN FFOULKES

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Prima di passare ai pittori della scuola veneta vogliamo rammentare quel poco che
si riferiva agli artisti parmigiani.

Anzi tutto va osservato in proposito che quanto stava esposto sotto il nome di Cor-
reggio (ben sette capi tra quadri e disegni) non portava l'impronta genuina di lui ed era
in genere roba di mediocre valore. E bensì un buon dipinto quello rappresentante la Ver-
gine col Bambino, messa in mezzo dalle due Sante Caterina da Siena e d'Alessandria
(proprietà di lord Northbrook) dato alla scuola del Correggio e nel quale si ravvisa in
realtà la mano di Michelangelo Anselmi. Questo pittore di vivace ingegno, uscito, come
vuoisi, dalla scuola del Sodoma, passò da Siena a Parma, dove ebbe ad esercitare un' in-
fluenza sensibile sul Parmigianino.

Di quest' ultimo raro artista poi trovavansi nell' Esposizione di Burlington House due
degni dipinti, vale a dire una Madonna col putto, in compagnia del San Giovannino e di
Santa Caterina, posti in luminosa campagna, splendente quasi a guisa di uno smalto di
Limoges (proprietà del signor C. Morrison) e un nobile ritratto d' uomo, appartenente
al duca di Abercorn, condotto con un armonico tono argentino. Dall' occhio esperto del
dott. J. P. Richter fu riconosciuto senza peritanza quale opera dell'insigne parmigiano,
non ostante figurasse all'Esposizione quale prodotto di Raffaello Sanzio.

IV.
I Veneti.

In una nota posta in principio del catalogo della New Gallery, i direttori osservano
che l'arte di Venezia, di Padova, Verona, Bologna e Ferrara non venne presa in consi-
derazione quest'anno, essendo loro intenzione d'organizzare un'Esposizione speciale di dette
scuole nell'anno prossimo, promessa che desta il plauso sincero e la riconoscenza di ogni
studioso dell'arte italiana, cui sia dato approfittarne. E davvero non è poca cosa quando
consideriamo a quanta fatica, a quanti impegni siasi sobbarcata la piccola schiera che co-
stituisce il Comitato nel condurre a termine, come fece quest'anno, un'impresa così diffi-
cile e complicata, e riuscita poi brillante e soddisfacente in alto grado.

Quanto all'osservazione che non vi fosse rappresentata l'arte di Venezia e di Verona,
non è da prendersi a piè della lettera, da poi che alcune poche opere di quelle scuole
pur vi entrarono, sebbene quasi all' impensata, vale a dire essendo state considerate come
appartenenti ad altre scuole. E poiché nelle sale di Burlington House furono riunite la
maggior parte di queste opere, vogliamo, al converso dell'ordine finora seguito, fermarci
essenzialmente in quelle sale, accennando i quadri della New Gallery soltanto a riscontro di
questi.

La più antica opera della scuola veneta ed anche una delle più preziose della rac-
colta, è la Madonna col Bambino N. 142 di Giovanni Bellini. Intorno a codesta tavola
interessantissima non possiamo far di meglio che citare le parole di persona tanto com-
petente quanto il dottor Jean Paul Richter, pubblicate in un giornale artistico tedesco :
" Un'opera giovanile della Madonna che adora il Bambino addormentato sopra un cu-
scino. Il motivo fu analogamente trattato da Bartolomeo e da Alvise Vivarini. Nello stile
si avvicina alle Madonne della collezione G. Frizzoni e della prima cappella a sinistra in
Santa Maria dell' Orto a Venezia. Il celeste chiaro del manto della Vergine che non si
suol riscontrare nel Bellini di tempo più avanzato, ricorre tanto costì quanto nella Croci-
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