Archivio storico dell'arte — 7.1894

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COSTANZA JOCELYN FFOULKES

fissione del Museo Correr e nel Cristo all' Orto della Galleria Nazionale di Londra. La
maniera di trattare il piano paese, i colli, le strade a larghi giri serpeggianti è una
prova di più della sua origine bellinesca. Il quadro, ottimamente conservato, potrebb'es-
sere stato eseguito verso l'anno 1470. „ (Vedi Zeitschrift filr bildende Kunst, marzo 1894,
p. 148).

Nella scuola di Giovanni Bellini furono ammaestrati, come ognuno sa, un gran nu-
mero di scolari di tendenze molto diverse, e fra questi vi sono parecchi che rimasero
finora anonimi. Nella dignitosa Madonna N. 143, abbiamo il lavoro di uno di codesti pit-
tori sconosciuti, perchè per conto nostro, non ci è possibile ammettere che sia opera nè
del Catena, nè del Bissolo. È bensì dello stesso pittore qual che si sia, che fu l'autore di
tre quadri a Venezia, cioè: uno nel palazzo Giovanelli nella sala stessa dove si ammira il
celebre quadro di Giorgione, uno nella chiesa San Trovaso e un terzo nella sacrestia
della chiesa del Redentore, lodato dalle guide quale opera pregiata di Bellini. Si osserva
lo stesso fare tanto in questi tre quadri, quanto nella Madonna appartenente a lord North-
brook. Il tipo della Vergine e del Bambino, la maniera molto individuale di disegnare e
posare la mano e di trattare i panneggiamenti sono del tutto simili in queste quattro pit-
ture e non sarebbe forse troppo difficile nominare ancora altri esemplari della stessa mano.

Di Catena s' ebbe sotto il N. 149 un' opera giovanile la cui autenticità è attestata
dal nome dell'artista iscritto sul parapetto: Vizenzius Chatena p. Vi è raffigurata la Ver-
gine col Bambino fra San Giovanni Battista e Santa Barbara, figure di una secchezza di
disegno primitiva, notevole; davanti poi ritrasse i devoti, due teste energiche e ben indi-
viduali. Secondo il dottore Richter, codesta tavola mostra affinità con due opere giovanili
di Catena nella Galleria di Budapesth.

Di un tempo molto più avanzato è l'interessante ed originale composizione (N. 157)
rappresentante la consegna delle chiavi a San Pietro per parte del Redentore, in presenza
di tre avvenenti giovani donne : la Fede, la Speranza e la Carità. Il colorito è lucente e
di un'armonia ammaliante; la donna più a sinistra indossa una veste di verde succoso,
quella in mezzo è vestita interamente in abito dalla tinta rossa, tanto caratteristica per
la scuola veneziana, mentre la terza figura, una donna bionda bionda è vestita di bianco
e spicca sopra il fondo di cielo chiaro, arditezza codesta singolare da parte del pittore,
ma di un successo completo, essendo l'effetto di queste tre figure incantevole oltre ogni
dire. La parte sinistra del quadro è discretamente conservata, laddove il Cristo seduto a
destra è tanto ristaurato da parere quasi moderno. Una copia antica di codesta tavola
si trova nel Museo del Prado a Madrid. Ne fa menzione l'egregio dottore G. Frizzoni nel
suo interessante articolo intorno a codesta Galleria, accennando che la copia di Madrid
potrebb'essere di mano di Rocco Marconi.

La tavola N. 145 rappresenta il San Girolamo seduto in una grotta, con in fondo un
paesaggio, nell'angolo sinistro del quadro si legge, benché con difficoltà, l'iscrizione:
Joannes Bellinus MCCCCCV, dalla quale però non dobbiamo lasciarci ingannare. Il quadro
è evidentemente opera di bottega e si avvicina più al fare del Basaiti che di altro pittore.
Nel disegno del santo, nel celeste chiaro del suo panneggiamento e sopratutto nel carat-
tere del primo piano colle pietruzze tonde si ravvisa un fare molto simile a quello nel
quadro autentico di Basaiti nell'Accademia di belle arti a Venezia, non che in altre sue
pitture. Non è possibile discernere in quel San Girolamo la maniera del Cima, al quale
lo vogliono attribuito alcuni critici; giova invece constatare che nella più recente pubbli-
cazione intorno alla pittura veneziana sta annoverato fra le opere di Basaiti (vedi The
Venetian Painters of the Renaissance, by Bernhard Berenson, p. 82). Il soggetto più o meno
variato s' incontra spesse volte nella scuola veneta di quest'epoca, generalmente in piccole
dimensioni; secondo ogni probabilità poi, il prototipo di tutti risale ad una invenzione
del caposcuola Giovanni Bellini. Due esemplari se ne trovano, per citare soltanto alcuni,
nella Galleria Nazionale, di mano rispettivamente del Cima e del Basaiti. Così pure av-
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