Archivio storico dell'arte — 7.1894

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268 COSTANZA JOCELYN FFOULKES

queste. Il n. 107 rappresenta la chiesa cattolica reale di Dresda in costruzione. Gli fa
riscontro un'altra veduta della stessa città, dove il pittore, oltre ad aver firmato Bernardo
Belletto, detto Canaletto, disegnò anche la data A. 1748.

Fra le poche opere di scuola veronese vuoisi rammentare un gioiello di prima classe,
la tavoletta con Sant'Uberto di mano di Vittore Pisano (collezione Ashburnham, New
Gallery, n. 163, così bene conosciuta dalla critica, che non è necessario discorrerne (fig. 17a).
La somiglianza fra questa e la tavola con San Giorgio e Sant'Antonio sotto la Madonna,
nella Galleria Nazionale, è tanto palese che si stenta a credere che in tempo non tanto
remoto andasse sotto il nome di Alberto Durerò!

Del quadro autentico di Liberale, attribuito senza ragione alcuna a Fra Filippo Lippi
(New Gallery, 165), abbiamo già parlato ; sotto i numeri 167, 171 di Burlington House poi
s'ebbero due quadri non di gran pregio, ma autentici, di Nicolò Giolfi.no. Quanto al numero 22
della New Gallery, ascritto al Carotto, non è che una debole tavola di un suo imitatore.

L'arte di Brescia non si trovava rappresentata nella New Gallery; a Burlington House,
invece, vedovasi un eccellente esemplare di Girolamo Savoldo, nel ritratto di un suonatore di
flauto. Sulla cornice si legge il nome di Giorgione, benché sul foglietto di musica appic-
cicato alla parete della stanza, nella quale si trova il grazioso musicante, il pittore
bresciano si sia segnato : " Joahes Geronimus Savoldis de Brisia faciebat. „ 1 Appartiene
alla collezione di lord Amherst e denota bene in ogni particolare l'artista bresciano, in
ispecie nel modo suo peculiare di lumeggiare la figura, nel colorito armonioso e fine, e
nella forma dell'orecchio e delle mani.

L'essere venuta alla luce un'opera così bella dell'egregio artista è tanto più soddisfa-
cente in quanto nelle collezioni pubbliche in Inghilterra non è rappresentato degnamente.
L' " Adorazione dei pastori „, legato alla Galleria Nazionale qualche anno fa, benché tenga
un posto d'onore nella Grande Sala dei Veneziani, non deve in vermi modo esser consi-
derato come di sua mano. Nessuno che conosca il nobile pittore di Brescia, in Italia,
sarebbe disposto ad accettare come suo quel debole lavoro di un qualche pittore tizianesco.

Il Savoldo ci conduce a termine dei nostri studi sulle due Esposizioni tenutesi in
Londra nei primi mesi dell'anno. A queste ha fatto seguito quella della Galleria di Grafton
Street, Esposizione detta delle belle donne (Fair Women), 2 e quella dei Ferraresi e affini,
mentre per l'anno prossimo già è indetta una mostra che dovrà essere dedicata esclusiva-
mente ai maestri delle Scuole venete. Proposito questo tanto più lodevole e meritorio
verso gli studiosi, in quanto la nobile impresa cui si sobbarca il Comitato, conviene dirlo
schiettamente, è assai debolmente secondata dal pubblico, il quale anche quest'anno ha
mostrato uno scarso interesse a quanto gli era stato allestito. Eppure, come già si accennò,
non vi può essere tirocinio migliore per chiunque desideri acquistare conoscenze sode in
materia d'arte, che quella di esercitarsi costantemente nel vedere, nell'esaminare, e nel
confrontare le opere d'arte fra loro.

A simile pratica poi forniscono evidentemente occasioni preziose queste Esposizioni
annuali, che riuniscono in un solo posto tante opere sparse solitamente ai quattro venti
e spesse volte di difficile accesso all'amatore.

Costanza Jocelyn Ffoulkes.

1 Un altro esemplare con fondo di paesaggio fa
parte della collezione di lord Wemyss in Scozia ; è
forse lo stesso quadro che per l'addietro si trovava
nella collezione Muselli a Verona sotto il nome di
Sebastiano del Piombo (vedi Campori, Raccolta di
cataloghi, p. 188 e Crowe e Cavalcaseli^, II, p. 439).

2 Quella mostra non conteneva che sette ritratti
italiani d'importanza, ma si può dire che ognuno
fosse un capo d'opera. Notiamo qui soltanto il ma-

gnifico ritratto di donna detto d'Isabella d'Este, di
mano del Pordenone (n. 7, coli. Mond), la " Lucre-
zia „ di Lorenzo Lotto, cosi detta per ragione
dell'interessante disegno di una Lucrezia che viene
tenuto in mano dalla signora ritrattata (n. 9, coli.
Holford); la " Flora „ di Palma Vecchio (n. 8, coli.
Mond, fig. 18a) e un ritratto muliebre di Paris Bor-
done ben caratteristico.
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