Archivio storico dell'arte — 7.1894

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MARCO PALMEZZANO E LE SUE OPERE

IV.

a per quali ragioni mostreremo eh' egli dovette cono-
scere gli artisti ferraresi? Certo se a simile domanda
si dovesse rispondere con documenti scritti, noi non
potremmo sostenere il nostro asserto ; ma convinti
come siamo che la critica moderna ben a ragione si
basa più che su qualunque altra prova, sui caratteri
particolari che una data opera presenta quando è posta
a confronto di opportuni termini di paragone, e da
ciò trae argomento per giudicare : così noi che con
amore e diligenza studiammo le pitture del forlivese
veniamo appunto a riconoscere, specialmente nelle sue
prime produzioni, i segni caratteristici della scuola
ferrarese. Non sappiamo nè ci è necessario sapere quali
artisti o quali composizioni appartenenti a detta scuola
abbiano inspirato il Palmezzano nella sua adolescenza artistica ; nè sappiamo con certezza
se il Tura, principal maestro, ferrarese abbia ad esempio operato nella Romagna, ma l'igno-
rare tali fatti non esclude certo la probabilità eh' ei vi sia stato o che taluno de'suoi allievi
non giungesse fin qui, lasciandovi opere disperse poi o distrutte dal tempo. E noto, ad
esempio, come Ercole Roberti che dalla scuola padovana e da quella più diretta del Tura
ritrae, come dice il dottissimo Venturi,1 la robusta tempra e l'amore dell'antico, fin dal 1479-81
in Bologna, avea dipinte con magistero le colossali pitture (la Passione di Cristo) nell'an-
tica cappella Grarganelli in San Pietro; 2 e come circa il 1482 dipingesse in Ravenna la
grande pala d'altare per la chiesa di Santa Maria in Porto, esistente oggi nella Pinacoteca
di Brera. 3 Questo artista che mostra tutti i caratteri del quattrocento e che gli appartiene
completamente (j^, 1496) è superiore al Palmezzano della prima maniera nelle composizioni
" grandiose, nel movimento e nell' ardore drammatico „ delle sue figure, eh' egli disegna
con sicurezza di tratti rigorosi e decisi, con modellatura solida e potente, ma nelle forme
somiglia, anzi ha molti punti di contatto col nostro artista ; nello spezzare alquanto duro
e tagliente delle pieghe, nella struttura dei suoi personaggi, un poco lunghi, e qualche volta
rigidi; e come lui fu coloritore forte, robusto e valente.

1 A. Venturi, in Archivio Storico dell'Arte, anno II, in trono : ai lati due Sante e al basso Sant' Ago-

p. 339. stino e San Bonaventura. Quest'opera (m. 3.19 X 2.49)

'l A. Venturi, in Archivio Storico dell'Arte, anno II, era dapprima attribuita a Stefano da Ferrara. Fu

P- 341. portata a Milano nel 1811.

3 Rappresentante la Vergine col Bambino seduta
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