Archivio storico dell'arte — 7.1894

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EGinro calzini

Non diremo già che sullo accennate opero soltanto dipinte d'altronde a Bologna e a
Ravenna debba il Palmezzano aver incominciato i primi studi dell'arte; chèa quel tempo
egli non contava meno di k2;i o 24 anni; ma pensiamo che anche prima di quell'epoca
esistessero nelle Romagne pitture di maestri venuti dal di fuori. Quanti monumenti e quante
memorie non andarono smarrite in quattro secoli? E non opere ferraresi soltanto. 1 Poiché
se poco o nulla dovette essere l'influenza negli artisti locali della scuola padovana col
tramite di Ansuino da Forlì, il quale più che di quella rifletteva, come si è veduto, la
maniera della scuola toscana, dobbiamo pur credere che nella seconda metà del secolo xv
non vi fosse tuttavia del tutto estranea, pensando ad esempio all'operosità di Marco Zoppo, 2
artista profondamente ligio a quella scuola. Egli fu il primo tra i pittori emiliani a sentire
l'arte rinascente e a romperla con le forme rituali della vecchia arte, per seguire la grande
scuola riformatrice di Padova. E di Marco Zoppo non dovevano esser rare allora le opere
nell'Emilia e nelle Marche; delle quali parecchie ancora si vedono vicino a noi, per non
citarne altre, nella Pinacoteca di Bologna e in quella microscopica di Pesaro.

Non è adunque inverosimile nè fuor di proposito il concludere che il nostro giovane
pittore abbia seguito ih principio più che una scuola ben distinta, propria, la maniera
indecisa del tempo che nella città sua dovette manifestarsi allora con un misto di scuola
padovana e di ferrarese (anch'essa del resto derivante dalla prima); ispirandosi ciò non di
meno anche alle pitture degli antichi frescanti del luogo, ma seguendo a preferenza gli
esemplari della scuola di Ferrara. Ed ecco perchè noi pensiamo che il Palmezzano, prima
del Melozzo, non avesse alcun maestro nel vero senso della parola che lo guidasse con
metodo e disciplina, non trovando chi di quel tempo ci presenti opere che più particolar-
mente collimino con quelle della sua prima maniera. E tanto più ne siamo convinti se
osserviamo i primi lavori suoi, senza data e senza nome, i quali mostrano evidentemente tutta
l'incertezza di una prolungata e mal sicura adolescenza, i cui tentativi sono di un giovane
innamorato dell'arte, il quale più spesso si perde e travia perchè non sorretto dal maestro.

Sin d'allora però si appalesa buon coloritore, robusto, sicuro, mentre non ugualmente
può dirsi del disegno ove riesce falso e scorretto. Un saggio di questa sua prima maniera
l'abbiamo nella Sacra Famiglia classificata col n. 123 nella Pinacoteca comunale.3 Questa
piccola tavola indica il principiante incerto e dubbioso che, volendo, s'affatica per riuscire;
ma vi è manifesta tuttavia la insufficienza di buoni studi e l'assoluta ignoranza del vero.

Gli è attribuita tra le sue prime cose anche la tavoletta avente il n. 115 nella stessa
Galleria, ma a noi sembra che tale attribuzione non abbia fondamento sicuro. 4 Altra tavola

1 Nella prima metà del secolo xv non è raro ad
esempio trovare architetti ferraresi al servizio degli
Ordelaffi. Ora, perchè non si potrà supporre che anche
pittori di questa città non siano stati chiamati al
servizio degli stessi principi di Torli ? Rispetto ai
primi udiamo la poco nota ma importantissima cro-
naca di Giovanni di maestro di Pedrino. Da essa
(Ibi. 52) deduciamo come nel 142G furono innalzate
da maestro Bernardino da Ferrara le quattro co-
lonne presso alla cappella grande della chiesa di
Santa Croce ; e come nel 1441 " adì 8 stembre fo
fornida la Torre del cantone ditto da lanchuzine al
quale luogho se chiama la torre di Santo Valirano
(Valeriano), La quale torre el nostro M''° signore An-
tonio degl' Ordelaffi Pavea fatta fondare del anno
passado per mano di M° Giacomo da Ferrara, el
qual signore deliberò con gl'Anziani dela zitade
fosse fatta dai maistri a zornada e non a somma

per meglo essere servido. „

2 Sull' influenza di Marco Zoppo sui pittori di
Romagna si vegga il Milanesi, op. cit., Ili, p. 386.

3 Piccola composizione di mezze figure, eccettuato
il Bambino che guarda la Madre, dritto sopra un
davanzale coperto da un tappeto rosso. San Giu-
seppe tiene nella sua destra il piede destro del Divin
Fanciullo. Dalla testa del santo si rileva, tra altro,
come il pittore non avesse trovato ancora il tipo
divenutogli poi abituale, il bel tipo di vecchio. Gra-
ziosa è la foggia del manto della Vergine, turchino
con rovescio giallo. Dietro di essa è una tenda verde
scura. A destra vedesi un cartellino senza nome. La
tavola misura m. 0.(58 X 0.55.

4 Per ragioni tecniche, per certe qualità affatto
diverse dalla maniera del Palmezzano, crediamo di
trovarvi qualche cosa che ricorda il fare di Cima da
Conegliano. La donò al Municipio il comm. Vei'-
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