Archivio storico dell'arte — 7.1894

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EGIDIO CALZINI

invece de' suoi primi anni è certamente quella esistente nel Museo civico di Padova con
la Madonna, il Bambino e San Giovanni (Tav. II). Il piccolo Gesù affatto nudo è tenuto
dalla madre sulle ginocchia, mentre colla destra lo sostiene e con l'altra mano leggermente
alzata lo accarezza. In basso, a destra di chi guarda, è la testina riccioluta del San Gio-
vannino che guarda il Divin Fanciullo. Questo dipinto e più specialmente il tipo grave e
monacale della Vergine, non bella, ci fa ricordare sotto vari aspetti la vecchia scuola dì
Ferrara. In fondo a sinistra è il cartellino col nome dell'artista, senza data. Dietro la prin-
cipal figura è una tenda e dai lati un paese montuoso con cielo azzurro, chiaro. Notevoli
sono le teste de' due fanciulli, espressive e discretamente belle. 1

Di un altro lavoro giovanile, oggi in Germania, ce ne offre notizia il Thode. Egli,
passando in rivista le pitture di maestri italiani nelle minori Gallerie di Germania, così
scrive intorno a quella tavola : " Terzo fra i pittori umbri è il sobrio scolaro di Melozzo,
Marco Palmezzano, di cui la Galleria — la Kunsthalle di Kalsruhe - - possiede un San Se-
bastiano legato alla colonna, molto rovinato (n. 405). Dell'antica scritta non è conservata
che la data 1471 ; il resto è stato ridipinto da un falsario ed oggi vi si legge : Joannes
Bellinus inv. pingebat. Di quante attribuzioni non divenne soggetto nel corso del tempo il
grande pittore veneziano ! „ 2

Diciamo subito che tale data ci pare inverosimile, perchè pensando alla nascita del
Palmezzano avvenuta nel 1456 troviamo ch'egli in quel tempo non avrebbe avuto che soli
quindici anni! Quindi non può essere esatta, nè dobbiamo ragionevolmente accettarla. E
più facile sospettare invece che anche la data sia stata falsificata, tanto più che il Caval-
casene 3 dice che la sola firma del Palmezzano è tutt' ora visibile in calce al quadro. E
non la crediamo esatta anche per queste ragioni : e cioè, che se si pensò di falsificare il
nome del pittore, così dovevasi abbassare la datazione del quadro per presentarla sotto il
nome di Giovanni Bellini che del Palmezzano era più vecchio ; quindi pensiamo ancora
che la tavola, onde potesse scambiarsi per un lavoro di quel maestro, dovesse ricordare,
sia pure lontanamente, il suo modo di dipingere. Ora come si può supporre che a 15 anni
il nobile giovanetto conoscesse già la maniera della vecchia scuola veneziana? Infatti è
assai più tardi ch'egli ne riceve forse qualche influsso.

Ma non tardò il forlivese a darci miglior prova del suo ingegno con la tavola rap-
presentante la Vergine seduta in trono tra i santi Giobbe e Gottardo. E il primo, anzi
l'unico lavoro che l'artista ci presenta con un fondo di arcate con ghirlande di frutta.
La linea sobria, elegante dell'architettura del suo secolo vi è condotta da maestro, anche
per la conoscenza sicura della prospettiva. La Vergine di aspetto dolce, ma poco espres-
siva, ha, sul ginocchio destro, il Bambino, grazioso e originale. Al contrario il nudo del
San Giobbe, a dritta del trono, è tozzo ed infelice; non così la figura del Santo vescovo,
la cui testa pare un vero ritratto per la evidenza e la forza caratteristica. In complesso
il colorito vi è armonioso e vibrato. Sulla base del trono il cartello reca:

MARC PALME SAN V
FOELIVIENSIS P
MCCCCLXXXI

sari. Misura m. 0.56 X 0-14 e rappresenta la Madonna
col Bambino e San Giovanni. È specialmente il Bam-
bino in piedi, sorretto dalla madre che ricorda il
valoroso e geniale pittore veneto ; questo putto nelle
forme e nell'attitudine somiglia al putto nella Sacra
Famiglia del Cima che si ammira agli Uffizi al
n. 584; mentre non può dirsi altrettanto delle altre
figure specie pel colore, e del piegare assai diverso
de' panni. Peccato ch'essa tavola sia guasta da re-

stauri e si trovi in gran parte ridipinta.

1 La tavoletta misura m. 0.66 X 0-50 e fu donata
a quel Museo dall' ing. Vincenzo Stefano Breda, pa-
dovano. Nel cartellino si leggono queste due parole :
MAECVS FOEOLIVI.

2 Henry Thode, Pitture di maestri italiani, ecc. in
Archivio Storico dell'Arte, anno III, p. 251.

3 Crowe e Cavalcaseli^, op. cit., I, p. 190.
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