Archivio storico dell'arte — 7.1894

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EGIDIO CALZINI

all'altra sua consimile nella tavola a Brera (n. 185), e quella del San Sebastiano ricorda
la maniera del Rondinello; ma è da stabilirsi ancora chi dei due pittori romagnoli può
aver imitato il compagno, checché abbian detto di quest'ultimo Kugler ed altri (volendo,
non sarebbe impossibile provare che il Rondinello molto imparasse dall'artista forlivese);
del resto però, nella testa del giovane martire cristiano, dai lineamenti dolci ed espressivi,
e così perfetta nell' esecuzione, par di vedere anche l'influsso della elegante scuola toscana.
Nel Sant'Antonio, come dicemmo, ricorda Lorenzo Costa e, secondo lo Schmarsow, anche
Francesco Francia. Il dotto critico riconosce i molti pregi di questo lavoro, e soggiunge:
che l'architettura vi è disegnata molto bene ; e i grotteschi nell' ornamentazione dei pilastri
dimostrano esatta la datazione del quadro col fatto che anche questo maestro si lascia
trarre dalla moda inaugurata in Roma dal Pinturicchio, pittore di Corte di Alessandro VI.
Le immagini colorate su fondo d'oro lasciano supporre che egli avesse avuto questa novità
per intervento veneziano.

Ad ogni modo, la splendida tavola, condotta con amore e con molta bravura, mostra
come il Palmezzano, pur scostandosi dalla maniera del maestro, anche dopo la sua
morte eseguisse lavori di molta importanza e bellezza. Certo nelle sue pitture non
sempre rispecchiasi l'anima del grande concittadino; però non è raro vedervi la ma-
niera, la dottrina, se non il tocco e il pennello del maestro; poiché l'accurato e dili-
gente allievo era giunto a far proprie molte virtù di lui, senza giungere in ogni parte ad
emularlo.

La tavola si trovava nella prima cappella, a sinistra, nella chiesa del Carmine. Nel 1820
fu malamente restaurata dal pittore Reggiani, il quale sopra un pilastro a sinistra aveva
scritto: G. Reggiani foroliviense. Tale sconcezza, accompagnata dalla ridipintura di quasi
tutta la principal figura, venne tolta nel 1870 da Luigi Pompignoli nell' ultimo restauro
eseguito a Firenze. Anche in questa, come in quella insigne di Matelica, di cui parliamo
più innanzi, la leggenda di Marchus de Melotius aveva fatto supporre appartenesse al
grande Melozzo, tanto più che non si ardiva opporre alcuna ragione in contrario, non
avendovi l'artista posta la data. Però il fatto che la tavola porta lo stemma dell' antica
famiglia Ostoli, forlivese, ha potuto invogliare a far qualche ricerca. Infatti nella Cronaca
Albertina, a p. 239 e 210, si hanno copiose notizie intorno all' esecuzione della chiesa del
Carmine, e, come osserva lo Schmarsow, alcune date intorno all' edificazione di quel tempio
bastano per escludere l'idea che il Melozzo potesse essere lui l'autore di detta tavola. Chi
amasse leggere l'intero documento, vedrebbe come la cappella Ostoli era la prima a sinistra
di quella chiesa, incominciata nel 1487, e come solo nel 1491, terminata la cappella del-
l'Annunziata, e cioè dell'aitar maggiore, la chiesa fu aperta al culto. Se non che fu sola-
mente più tardi che si terminarono le cappelle laterali, e si lavorò nella chiesa fino al 1498,
nel quale anno, addi 15 ottobre, si fondò il campanile.

Dunque la cappella Ostoli, che per ordine dev' essere stata tra le ultime, come quella
che trovavasi più di tutte le altre lontana dall'aitar maggiore, non potè essere terminata
se non negli ultimi anni della costruzione del tempio, e cioè uno o due anni prima della
fondazione del campanile. Di qui appare manifesto, quindi, come la tavola, essendo stata
eseguita e posta al culto verso il 1496 o 1497, non può essere stata per mano del Melozzo,
che era morto l'8 novembre 1494.

Così questo importante lavoro appartiene, cronologicamente, alla fine del secolo xv.
Sarà bene non dimenticare che la sorella di Marco Palmezzano, Grhida, era moglie di An-
tonio di Cristoforo Ostoli. Per cui il pittore era cognato col proprietario di detto san-
tuario.

Allo stesso periodo di tempo appartiene certamente l'altra sua composizione nella
quinta cappella a destra della già ricordata chiesa di San Mercuriale. La Vergine porta
il Bambino sulle ginocchia, in mezzo a Santa Caterina da Siena e ad altra figura che pare
debba essere San Giacomo apostolo. E una pittura assai bella, robusta pel colore, buona
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