Archivio storico dell'arte — 7.1894

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CAPOLAVORO NUOVAMENTE ILLUSTRATO

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Parma dallo stesso Ricci e fornito di opportune informazioni intorno al quadro e alla
cornice. Per esso ci viene confermato in primo luogo, che il quadro si trovava in origine
sul primo altare a sinistra nella chiesa di San Sepolcro a Parma e fu tra quelli portati a
Parigi nel 179(3, e restituiti di poi nel 1815.

Sotto il governo di Maria Luigia si pensò di onorare l'opera del Correggio facendole
fare una sfarzosa cornice. " La quale (come bene osserva il Ricci) anche se eseguita egre-
giamente e con molta ricchezza e magnificamente adatta alla specchiera di un apparta-
mento signorile, tornava di strano fastidio intorno al dipinto per tutti gli svolazzi, i fo-
gliami, i cesti d'oro, ecc. „

Si pensò nel 1891 di rimediare a tale disarmonia, facendo una nuova cornice con
denari rilevati dalla vendita di quella che oramai tutti riconoscevano per dannosa al
capolavoro correggesco. Le pratiche non seguirono ; ma ora è stato concesso di ritornare
al quadro la cornice che gì' impose lo stesso Correggio ; cornice di somma importanza
artisticamente e storicamente. Alla chiesa poi fu donata in cambio quella che si trovava
in Galleria. Quanto all'antica, per quanto non si possa asserire con piena certezza che sia
stata disegnata dal pittore stesso, pure abbiamo motivo a credere ch'egli se ne sia inte-
ressato direttamente. Oltre a essere noto che i grandi pittori in genere solevano estrin-
secarsi quali artisti in tutta 1' estensione del termine (a Parma il Bedoli (Gr. Mazzola) in
ispecie, come dimostra il Ricci in apposito suo scritto), egli trova che " nella cornice della
Madonna della Scodella e in particolare nel suo fregio ricorrono i motivi prediletti dal
Correggio, come coppe, cornucopie, teschi e teste di putto, che si ritrovano per l'appunto
anche nelle parti ornamentali dei dipinti di San Paolo, del Duomo, di San Giovanni
Evangelista, ecc. „ A ciò noi aggiungeremmo ch'egli più volte ne' suoi quadri si compiacque
d'introdurre le colonne di ordine ionico, quali sono pur quelle della cornice di che si
ragiona. Basti rammentare in proposito quanto si vede nella sua Madonna di San Fran-
cesco a Dresda, nella Natività del signor Crespi di Milano, nel Congedo dalla Vergine
del signor R. Benson, quadri tutti nei quali si vedono figurare le colonne di ordine ionico.
In un altro esempio, è vero, egli prescelse l'ordine dorico, ed è quello che ci viene offerto
dal suo schizzo del quadro del San Giorgio a Dresda, conservato in quel Museo, dove egli
stesso al bozzetto primitivo del quadro volle unire quello dell'ancona da servirgli di
complemento.

L'iscrizione che leggesi nella base di quella della Madonna della Scodella c' indica
almeno approssimativamente l'epoca in che fu fatto il quadro. Essa è del tenore seguente:

DIVO IOSEPPO DEIPARAE VIRGINIS CVSTODI
FIDISS . COELITVSQ . DESTINATO . HVIVSCE
ARAE COMVNI AERE ERECTORES DEVOTI
ALACRESQ . EREXERE . M . D . XXX
DIE II IVNII

ossia: al divino Giuseppe, custode della Vergine madre di Dio, fedelissimo, destinato al
cielo, gl'istitutori di quest'altare con comuni contribuzioni eressero devoti e zelanti nel 1530,
il dì 2 di giugno.

" Ora è da notare, soggiunge il Ricci, come non siasi ancora trovato documento di
sorta relativo a questo quadro del Correggio : nè l'ordinazione di esso, nè il pagamento.
Il Pungileoni, fidato ad una memoria dell'archivio di San Salvatore scrive che fu dipinto
circa l'anno 1528 o 29. La memoria continua: È tradizione che fosse pagato colla limosina
di pili concorrenti Così l'anonimo mette come ipotesi ciò che è accertato dalla iscrizione
riprodotta. Soggiunge che infatti ciò appare anche dal testamento di Cristoforo Bandini,
che lasciò nel 1521 lire 15 imperiali. Finisce dicendo che l'iscrizione della cornice del
quadro segna Vanno 1530 19 giugno, mentre, come s' è visto, segna il 2 giugno. „ In con-
clusione dovremo ritenere, che il quadro fosse operato nel 1529 e nella prima metà del 1530.
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