Archivio storico dell'arte — 7.1894

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GUSTAVO FRIZZONI

Come probabile esecutore della cornice poi si avrebbe a considerare, secondo quanto
osserva lo scrittore stesso, un Gian Francesco Zucchi, da poi che intorno a quel
tempo fu egli che operò anche la cornice del quadro della Concezione, già rammen-
tata, con lo stesso taglio, la stessa velatura di stucco sul legno e l'istesso modo di lumeg-
giare l'oro.

Il vero soggetto del dipinto è quello del Riposo nella Fuga in Egitto. Il Meyer nel
suo elaborato libro intorno all'Allegri 1 ne dà una precisa e circostanziata descrizione.
Il momento che vi è rappresentato egli lo riconobbe desunto da una leggenda di un Van-
gelo apocrifo, 2 secondo la quale il palmizzo piegandosi avrebbe fornito spontaneamente
i suoi frutti alla esausta Sacra Famiglia e il terreno asciutto fatto scaturire prodigiosa-
mente una fonte. Quanto al giudizio estetico intorno alle qualità dell'opera, ci pare tanto
bene ispirato da meritarsi di essere qui riferito. " Il Correggio ha ricavato da questa leg-
genda un idillio graziosissimo e reso in modo sensibile coli' intervento de' suoi gemetti
l'avvenimento accennato: per quanto concerne le figure e la disposizione complessiva, la
sacra scena è rappresentata in modo molto più ideale che non quella della sua Notte.
Tutto nel quadro spira serenità, gaio movimento, ed ogni cosa vi apparisce come immersa
in un ambiente di sole; le figure chiare e lucenti, condotte colle più delicate gradazioni
di chiaro e di scuro, staccano sul fondo oscuro, a boscaglia, dalla intonazione succosa verde
brunastra. La Madonna, un bel tipo bruno, maturo, e nonostante più zitella che donna,
coll'occhio e col soave chinar del capo esprime il più tenero affetto; il Putto, biondo, un
incantevole spiritello, senza traccia di natura divina, quasi moderno nella sua capricciosa
amabilità. Anche il San Giuseppe, il quale nella maggior parte delle pitture del Cinque-
cento apparisce compreso di una certa serietà sommessa e malcontenta, qui mostra un'aria
lieta e affatto profana. Il Correggio l'ha come liberato dall' incubo di una posizione am-
bigua, quale quella di uno spettatore superfluo, ond' è improntata ordinariamente la sua
figura. Il godimento dell'esistenza e la contentezza di una vita scevra d'affanni domina in
tutto il quadro, e il giocondo atteggiamento dei genii sulle nubi è quasi simbolo del piacere
scevro da qualsiasi determinato intento. In fine, se per un verso nel rappresentato avvertiamo
una vivacità eminentemente realistica, per un altro vi si svela la semplice invenzione, rac-
chiusa entro i limiti astratti di un mondo puramente pittorico. Il quadro per verità ha sofferto
nell'armonia generale dell' intonazione, quand'anco non sia così rovinato come si era pre-
teso per l'addietro; le velature comunque devono esserne state portate via in parte. Non
ostante l'incanto del colorito sempre vi si manifesta, insieme all'irradiamento straordinario
della luce, incanto che di certo sarà stato vie maggiore prima dei ritocchi. Il turchino
vivo della veste della Vergine sul profondo e pure diafano verde bruno delle piante, il
verdognolo della veste di San Giuseppe sull'aria circostante, lo splendore giallo cromato ed
aranciato del panno sovrapposto, insieme alla lucentezza trasparente delle carni, produ-
cono tuttora un effetto magico, per quanto in un accordo un po' turbato. „

La Madonna della Scodella, come espressione di un culto speciale rivolto a San Giu-
seppe, è forse la prima manifestazione in arte nel suo genere. Più tardi questo si trova
più volte illustrato nella pittura bolognese, la quale, come si sa, ebbe a palesarsi in tanta
parte quale seguace degl' ideali dell' Allegri.

Ci piace in ispecie richiamare alla memoria una pregevole pala di Alessandro Tiarini,
^che trovasi esposta in Bologna, in San Salvatore, sull'altare del braccio sinistro della
croce. Dedicata a detto Santo, noi ve lo vediamo infatti primeggiare in dimensioni gigan-
tesche accanto alla Vergine e al Bambino e in modo da far pensare che il pittore avesse
avuto a mente il quadro del Correggio.3

1 Correggio, von Julius Meyer. Leipzig, Verlag von
W. Engelmann, 1871.

2 De infantici Salvatoris, v. Codex apocryphus

Novi Testamenti, collectus a J. A. Fabricio. Ham-
burgi, 1719, I, 187.

3 Avverte il Meyer, che di antiche copie della
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