Archivio storico dell'arte — 7.1894

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MISCELLANEA

San Bernardo, col demonio avvinto da una catena
ai piedi, a sinistra, e San Guglielmo tenente fra
mani una sanguinolenta coscia di maiale, a destra.

Dischi a colori diversi ma ben intonati, costi-
tuiscono la decorazione più in basso di quei pila-
stri, e quel semplice motivo ornamentale non è
interrotto, all'altezza della porta, che da due tondi
circolari portanti le effigi di un pontefice a destra
e di altro santo con libro fra mani a sinistra, per-
tinenti evidentemente all'agiologia certosina.

Quest'ornamentazione a dischi colorati traspare
anche sui contrafforti laterali del campanile, ter-
minato da una croce di ferro a rosette e portante
tuttora il quadrante colle ventiquattro ore del
giorno, segnate in numeri arabici all' interno e ro-
mani all'esterno, incomincianti dal posto ove stanno
nei nostri orologi attuali le ore 3 e 15.

Questa è in breve la descrizione delle prege-
volissime pitture a fresco rimaste tuttora intatte
e in buono stato sulla facciata della chiesa di Vi-
gano Certosino, nè v' è bisogno di estendersi molto
per farne apprezzare il sommo valore e l'impor-
tanza, giacché la loro eccellenza s'impone tosto al
solo guardarle, e Vigano è d'altronde a poche mi-
glia da Milano.

Ma, poiché in arte oggidì l'ammirazione è spesso
determinata, più che dalla bellezza intrinseca e dal
pregio dell'oggetto d'arte, dall'indiscutibilità del
documento scritto che ne attesta il veridico autore
e la certa data, siamo in grado di dichiarare che
per gli affreschi di Vigano vien tolto ogni dubbio
circa l'attribuzione loro al chiaro pittore Bernar-
dino de'Rossi ed alla data loro del 1511.

Coni' è noto agli scrittori, dipendeva il cenobio
e la chiesa di Vigano Certosino, come lo dinota il
nome, dall'Ordine certosino, e fu in seguito alla
donazione fra vivi del 1400 che Giov. Galeazzo Vi-
sconti assegnò all'erigenda Certosa di Pavia i beni
situati in luogo e territorio di Vigano, dell'annuo
reddito di fiorini 1102, locchè diede luogo a vicende
e contestazioni non lievi meritevoli di formar og-
getto di apposita monografia.

Riesce quindi facilmente spiegabile come, in

benemerenza dell'illustre donatore, i padri certo-
sini abbiano istituito in Vigano una casa sussidia-
ria ed una chiesa dell'Ordine loro, e infatti, nel
tanto lodato manoscritto che conservasi nella bi-
blioteca Braidense del padre certosino Matteo Va-
lerio, colla segnatura AD. XV, 12, n. 20, leggesi
scritto a carte C. E. 4 che Bernardino de' Bossi, di
Pavia, dipinse la porta grande (della Certosa) e la
chiesa di Vigano, e più oltre, a carte CE. 3, vien ripro-
' dotta anzi la nota della precisa spesa che importò
quel lavoro e della sua data, nei termini seguenti :

Dati a Maestro Bernardino de' Bossi, pittore, il
quale ha dipinto la (Mesa di Vigano, dalli 15 gen-
naio sino olii 9 aprile 1511 . . . . d. 126.17.

Può arguirsi da queste annotazioni, che, non solo
la facciata, ma l'intera chiesa di Vigano Certosino
fosse ricoperta di dipinti a fresco dell' insigne pit-
tore pavese, ma, pur troppo, come avvenne pei fian-
chi della facciata, l'interno tutto quanto della chiesa
andò svisato con un restauro così radicale nello
stile dei Richini, da non lasciar nemmeno speranza
di ricupero di ulteriori dipinti.

Quanto sopravanzò ad ogni modo dell'opera di
Bernardino de' Rossi, nel corpo centrale della fac-
ciata di Vigano Certosino, riesce d'importanza assai
superiore alle pitture a fresco di questo pittore nel-
l'atrio e porta d'ingresso alla Certosa di Pavia, ed
è quindi a desiderarsi che, accertato il valore grande
di quell'epoca d'arte, ne venga pienamente assicu-
rata la conservazione per l'avvenire, a maggior lu-
\ stro e gloria della pittura lombarda del primo quarto
del xvi secolo.

Il felice rinvenimento e accertamento di quegli
affreschi come opera sicura di Bernardino de' Rossi,
trae poi seco un'altra conseguenza e cioè ne induce
a ritenere con molto fondamento che, stante la stra-
grande affinità dei dipinti, a questo valentissimo
pittore pavese, e non già ai Montorfano o allo
Scotto, come s'è fin qui supposto, siano da attri-
buirsi le pitture decorative a fresco nella sala del
Cenacolo di Leonardo da Vinci e nel piedicroce
della chiesa di Santa Maria delle Grazie in Milano.

Diego Sant'Ambrogio.

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