Archivio storico dell'arte — 7.1894

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FIJAXCKSCO MALA(H'ZZI VALER]

rono perduti; i grandi armari attuali sono del secolo xvn. 1 Nel 1381) si era inoltre finito
di fabbricare anche un alture o capéllo, fuori della chiesa urinili la imagine della Beata Ver-
gine che è dipinta nella sponda del muro della chiesa dal luto della strada ili Sun Donato, e fin
dal 1368 si era adornato l'aitar maggiore di una grande ancona dipinta per mano ili
Lorenzo da Venetia come in essa si vede annotato; la quale ancona fu fatta et posta all'aitar
maggiore della nostra chiesa di S. Jacomo et quivi stette molti anni: poi fu levata dell'anno 1491,2
e fu posta nella scuola della Compagnia della Consolazione che era presso il monastero
stesso e in seguito nella cappella di San Lorenzo. Quest'ancona potrebbe essere quella che
ora vedesi nella cappella fatta erigere dalla famiglia Cari e le cui zone ornamentali sono
siate spostate forse in occasione di qualche trasporto o ristauro.

Da quanto rimane della costruzione primitiva e dalle tracce che si scorgono sotto le
successive superfetazioni non è difficile farsi idea della struttura dell'antica chiesa del
secolo xiii, costrutta nel più bello stile di transizione romanico-gotica.

La forma primitiva era quella di una chiesa rettangolare con abside poligonale e due
cappelle a crociera, lateralmente all'abside stessa. I muri dell'edilizio erano rinforzati da
paraste, per sostenere il peso del grande tetto fatto a spiovente o a carena di nave.

Nel mezzo della chiesa sorgeva il pulpito e la scuola dei cantori, come ricordano i do-
cumenti e come portava lo stile delle chiese del tempo. Nel fianco della chiesa, verso la
strada, si apriva una fila di celle sepolcrali, come a San Fermo a Verona e a Santa Maria
Novella a Firenze. Il giro di cappelle dietro 1' aitar maggiore e la grande abside attuale
sono opera del secolo xiv. Ai lati della chiesa, sotto altrettanti archi a nicchie, si elevano
gli altari numerosissimi.

Anche nella facciata, malauguratamente guasta di poi, è facile scorgere la forma severa
del secolo xiii (V. tav. I). Al sommo, il frontispizio ha la statuetta del Redentore entro una
nicchietta; ai lati due pilastroni sporgenti, le paraste, le tracce del rosone nel mezzo, sosti-
tuito nel secolo xviii dalla grande finestra, e due belle finestre oblunghe ornate di marmi, la-
teralmente. La porta, sormontata dalla cuspide, ornata di fasci di colonnine di cui le due
dinanzi poggiano sul dorso di due leoni (che furono voltati quando si aggiunsero le celle
sepolcrali), vuoisi opera di uno scolaro di Ventura da Bologna. Nei due pilastri laterali due
nicchiette, ora chiuse, con colonnine, conservavano probabilmente le immagini di San Gia-
como e di Sant'Agostino, quest'ultimo patrono dell'ordine. Sui pilastroni, sulle finestre late-
rali e nel campo più alto del frontispizio, inferiormente al fregio in pietra smaltata, sono
incastonate delle croci ornate di maioliche.

Nel secolo xrv incominciarono le modificazioni al monumento. Alla facciata si aggiun-
sero, lateralmente alla porta, le quattro celle sepolcrali, rompendo così tutto il partito
architettonico. Le nicchie furono ornate di stemmi e affreschi rifatti in parte anche nel
secolo successivo ; solamente una conserva tuttora la tomba, che poggia su quattro colon-
nette liscie. La chiesa fu allungata colla costruzione del pour-tour e del giro di cappelle
a raggio, dietro l'aitar maggiore. Per tale allungamento fu necessario atterrare i due tratti
di muro in fondo alla chiesa, ai lati dell'abside; così le due cappelle laterali all'aitar
maggiore diventarono le prime campate del pour-tour: l'abside, all'esterno a stile cuspidale,
si presenta riccamente ornato di pinacoli e terrecotte bolognesi (V. tav. II). Sono note-
voli le finestre oblunghe absidali, sormontate da eleganti rosoni, le cui ghiere ornamentali

1 GtHiraedacci, Ristorili di,Bologna, voi. III.

2 Ardi, cit. Libro economici) antico, ecc.. II. c. TU. v°.
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