Archivio storico dell'arte — 7.1894

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Più lunghi particolari sul lavoro trovo nel libro di memorie del convento, già ricor-
dato e che riassumendo i documenti dell' Archivio, ora perduti, meritano esser riportati
integralmente :

- " L.° II, c. 91, r. e segg. 1493, 8 gennaio. Si cominciò a fondare il primo pillastro
della nostra chiesa et fu fondato dove era l'altare di S.!l Caterina: fu cupo dal piano della
chiesa piedi dieci e mezo, et fu ripieno tal fondamento il di medesimo a fiore vintitre et
si cominciò a empir a hore 13.

" Adi 13 del detto mese si fondò il pillastro della crociata, qual fu cupo dal piano
della chiesa piedi dieci e mezo, et fu ripieno a hore 20.

" Adi 19 del detto fu fondato il terzo pillastro che è dall'altare di San Sebastiano,
il quale è cupo dal piano della chiesa piedi dieci, fu ripieno a hore vintiuna.
" " 1494. 4 febbraio.

" Si cominciò a cavare il fondamento del pilastro che è vicino il Pergolo verso la
porta della chiesa del Cemeterio di fuora cioè nella strada, il quale è cupo piedi nove e
mezo et fu riempito a di 8 del dicto mese.

" Adi otto d'aprile si cominciò a cavare il pilastro ultimo della chiesa cioè vicino
l'altare di S. Monica; si cominciò a hore undici a riempire et fo riempito a hore 22 e
mezo il di 12 del detto. E cupo piedi nove e mezo.

" A di 14 de aprile si cominciò a cavare il pillastro ultimo verso la strada vicino
l'aitar del Crocifisso, si riempi a di 19, et fo pieno a hore 23. Et è cupo piedi dieci e mezo.

" A di 21 d'aprile si cominciò a cavare il pilastro terzo dove e l'altare di S. Nicola
da Tollentino et fo fondato a di 26 a sera. E cupo piedi dieci.

" Adi 28 d'aprile si cominciò a cavare il pillastro che è dove era l'aitar di S.S. Piero
et Paolo rincontro a quello di S. Caterina et fo fondato alle tre del mese di maggio : è
cupo piedi dieci e mezo. „ — 1

E altrove :

" IT.0 l.° c. 76, v.° Nel 1493 si cominciò a fondar li pinastri della nostra chiesa, per
la 2a nova fabbrica, come si vede ora. Fu finita di far et dipinta l'anno 1518. „

I lavori dunque andarono in lungo. Non ultima causa furono i danni arrecati nel 1505
dal famoso terremoto, che, dopo che le vòlte eran già finite da un pezzo e si stava lavo-
rando in altre parti della chiesa, obbligarono ad altre riparazioni. Del terremoto del 30 di-
cembre e della notte del 2 gennaio 1505 il Nadi ricorda i danni non lievi. Rimase rovinata
la sala grande e la facciata del palazzo Bentivoglio, del quale cadde la torretta, rovinò la
cupola e si spezzarono le vòlte della chiesa di San Francesco e quelle del portico di San
Vitale ; rimasero danneggiati il palazzo degli Anziani, la torre degli Asinelli, perfin le
mura della città. Della nostra chiesa di San Giacomo si ruppero le vòlte nuove e si spezzò
una grossa chiave di ferro incastrata in un muro principale.

I lavori di restauro furono allora affidati all'architetto Pietro da Brensa, che forse aveva
già precedentemente prestato l'opera sua a prò degli eremitani di San Giacomo. Troviamo
il suo nome unito alle notizie dei lavori nella fabbrica dal 1505 fin verso il 1520. Se a
a lui si possa assegnare anche il lavoro delle vòlte della fine del secolo precedente, non
potremmo assicurare, col sussidio di documenti. Ci sembra però che se così fosse stato, il
libro di memorie che ricorda quei lavori non avrebbe mancato di farne cenno. Invece il
nome del Brensa è ricordato spessissimo dopo il 1505. Egli riparò tosto i danni della
chiesa e innalzò la cupola. Di questo lavoro ricevette lire 270. 2 Nel 1509 si lavorava nella
facciata e lo scrittore del nostro libro di memorie del convento a c. 80 v.°, per non pren-
dersi la briga di ricordare in quale parte della facciata stessa si lavorasse, dice senz'altro :
" 1509. in quest'anno si fece la facciata della chiesa nostra che guarda verso il sagrato et
palazzo di m. Paolo Malvezzi et la fattura montò lire trecento quaranta. „ 11 lavoro si

1 Cod. cit. 2 Libro economico antico citato, c. 80.

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