Archivio storico dell'arte — 7.1894

Seite: 332
DOI Heft: 10.11588/diglit.19206.37
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19206.38
DOI Seite: 10.11588/diglit.19206#0375
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1894/0375
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
332

fi;axcivso> mala(u;zzi valkhi

Le celle sepolcrali apparivano, di sotto l'intonaco, formate d'un arco a sesto acuto,
in alto, e in basso d'un muricciolo incorniciato nel cui piano verticale spicca nel mezzo
una croce in bassorilievo, con tracce di invetriato verde e per una terza parte sepólta dal
piano del portico. Le une dalle altre sono separate da pilastri lisci di mattoni, larghi come
le paraste che reggono i fianchi della chiesa, colle quali esattamente coincidono a piombo;
la loro profondità è uguale alla sporgenza del pilastro d'angolo della facciata.

La larghezza delle celle è quindi quella dello spazio fra parasta e parasta. Nei primi
mesi del 1886 la locale Commissione conservatrice dei monumenti, autorizzata dal Governo,
deliberava di ricercare se le celle meritassero di essere riaperte. Procedutosi ad un esame
visuale, vi si trovarono avanzi di pitture romaniche e giottesche. 1 Furono di nuovo chiuse,
meno l'ultima in fondo al portico, che per avere l'arco più alto, più vasto e meno pro-
fondo e senza sepoltura sotto, e perchè, come notammo, l'ultima parte della chiesa, dopo
l'altare, è posteriore d'un secolo alla prima costruzione dell' edilìzio, non può appartenere
alla serie delle altre descritte.

Nelle nostre ricerche non ci fu possibile poter conoscere il nome dell'architetto del
portico. Vi fu chi ne attribuì a Gaspare Nadi il disegno, ma questi, sempre pronto a ricor-
dare anche le più semplici sue opere da muratore, nel suo Diario non se ne fa autore, tan-
toché quel nome nella nostra ricerca ,è senz'altro da eliminarsi. L'attribuzione al Nadi de-
rivò forse dal fatto che le notizie dàvan per certo che questi nel 1483 stava costruendo le
volte della vicina cappella di Santa Cecilia. Notiamo qui, di passaggio, che da un atto dei
partiti del Comune di Bologna del '28 settembre 1480 risulterebbe invece che lo stesso la-
voro era stato assegnato a maestro Gabriele da Como, co 11'obbligo di condurlo a termine
entro il 1481: 2 quest'obbligo era condizione per essere liberato dalla pena del bando in cui
quegli era incorso. Di fronte all'affermazione dello stesso Nacli, non possiam però dubitare
che quest'ultimo fu che veramente eseguì il lavoro.

Gabriele da Como scontò forse i suoi impegni verso il Comune lavorando invece nel
portico, che appunto in quegli anni si stava innalzando?

Più diffusa e più accettata tra gli studiosi d'arte è l'opinione che fa autore dell'ele-
gante edilizio Giovanni Paci da Ripatransone, nel tempo della costruzione priore del con-
vento degli Eremitani.

L'opinione si basa sulla iscrizione del frontone del primo arco, che riportiamo:

" JOANNES BENTIVOLVS JVNIOR EQVES ILLVSTRIS AC SENATVS BONO-
NIENSIS PRINCEPS [| VIRGILVSQVE MALVE TI VS CVRARVNT VT HEC PORTICVS
PVBBLICA TMPENSA INSTAVRARETVR || JOANNE DE REPIS THEOLOGO HVIC
TEMPLO ET OPERI PRESIDENTE. MCCCCLXXVIH. X. OCT. „

Questa scritta è sufficiente a farci credere Giovanni Paci architetto del bel portico?
Senza voler esporre un' opinione diversa dalla comune, il che, senza espliciti documenti,
sarebbe per lo meno azzardato, non possiamo a meno di far rilevare che alle parole pre-
sidente operi si dette nel secolo xv un significato spesso diverso dall' odierno. Non di
rado i documenti sincroni che le riportano a proposito di costruzioni di fabbriche vi
danno il significato di quella sorveglianza morale che è propria del maggiore sull' infe-
riore: e lo studioso che li esamina vi trova più spesso ricordati i mecenati e i coadiu-
tori all' opera che l'artista che diede il disegno e il cui nome rimane nell' ombra. Si ag-
giunga inoltre che il ricordato libro di memorie del convento eli San Giacomo scritto da
qualche frate che non lascia sfuggire occasione per ricordare i meriti dell' Ordine e ri-

1 A. Gatti, op. cit.

V. descrizione di questi affreschi in C. Ricci, La
pittura romanica veli' Emilia e gli affreschi sulle arche
di S. Giacomo in Bologna, negli Atti e memorie della

K. Deputaz. di storia patria per le Romagne, se-
rie UT, voi. IV (1885-86).

2 Ardi, di Stato - Comunale - Partiti 1480. 10. c. .'51
v.° e Mandati 1480. 1!), c. 115 v.°.
loading ...