Archivio storico dell'arte — 7.1894

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epoca. Intendiamo parlare della cappella dedicata a San Valeriano, in Duomo, terminata
di dipingere ai primi d'agosto del 1501,1 Tanto tesoro d'arte pittorica forlivese andò di-
strutta nel L821,a por La consueta ignoranza degli innovatori della prima metà di questo
secolo, i quali delle opere antiche e delle memorie patrie non fecero mai alcun conto.
Nessun'altra memoria di esse all'infuori dell'accenno che ne dà il Berardi, è arrivato fino
a noi, ma è facile supporre ch'essendo state eseguite nel miglior periodo del pittore do-
vevano essere degne del suo nome e del suo pennello.

Alla prima decade del cinquecento appartiene secondo noi la cupoletta sopra la quarta
cappella nella chiesa di San Biagio testé menzionata.

La parte inferiore della cupola a guisa di un secondo tamburo, è scompartita da un
sol ordine di cassettoni giro, giro, con entrovi putti, animali e mascheroni intrecciati a
ornati policromi, al tutto simili a quelli nella cappella ornata dal Melozzo e dal Palmez-
zano. Sopra quella specie di ballatoio o parapetto, stanno in piedi, a due a due. putti ignudi,
alati, recanti sulle mani uno o più gigli. Di fronte, per chi guarda nella direzione dell'al-
tare, sono due personaggi rappresentanti, quello seduto, il re Davidde e l'altra, alla sua
destra, in piedi, la Sibilla una delle dieci indovinatrici celebrate dall'antichità. Più in
alto nel resto della cupola è fortemente dipinto un cielo azzurro-scuro ; solo qualche leg-
gera nuvola qua e là s'addensa inferiormente, facendo apparire più vera l'aerea scena che
ha per campo il firmamento cosparso di stelle. Nel centro in un piccolo disco è la Madonna
col Bambino contornata, all'infuori del disco, da un doppio giro di testine d'angeli alate
(14 in tutto), imitanti la bella schiera di cherubini nel centro dell' altra cupola disegnata
e in parte dipinta dal Melozzo ; ma questi angioletti che noi crediamo del Palmezzano,
per le luci forti e stridenti, pel colore rossastro nelle carni e per le ali soverchiamente
accese, si presentano in confronto di quelli, assai men belli, sgradevoli anzi, per la man-
canza d'intonazione ne' colori.

Veramente notevoli invece perchè armonizzanti e veri, ci si appalesano i putti ritti
sul ballatoio e le due figure appoggiate al tamburo, attribuite col resto del dipinto, non
sappiamo perchè, dal Casali e dal Chiarini entrambi forlivesi, a Leone Cobelli, il pittore-
cronista di Girolamo Riario e di Caterina Sforza.

A dir vero noi vi troviamo il fare del Palmezzano; anzi delle due figure principali
osiamo dire di più : in esse ci pare si appalesi ancora la diretta influenza del suo buon
maestro. Nella mitica figura ad esempio della Sibilla, la ricchezza delle pieghe e l'accon-
ciatura dell'abito intorno alla vita, non ricordano forse e la stessa acconciatura e le stesse
pieghe minute, svolazzanti degli angioli del Melozzo tolti dalla tribuna dei Ss. Apostoli
di Roma ? di è che anche in quel tempo il pittore di questa cupoletta ricorreva ai lavori
del maestro, e ne traeva ogni maggior profitto per le sue produzioni.

Così anche meglio si spiega il nome del Palmezzano nel Trittico (Tav. Ili), sull'altare
della stessa cappella dipinto, come dicemmo, circa al 1487-89. "Palmezzano specie allora,
trovavasi sotto l'influsso potente, diretto, del maestro e dipingeva largo e grandioso,
con uno stile riflettente la forza caratteristica e il tratto libero del grande precettore.

Altrettanto bella e nobile è la figura del re Davidde, magistralmente concepita e di-
pinta ; ma la testa della Sibilla è tutta cosa del Palmezzano; è ancora il tipo tante volte
ripetuto nelle sue figure di Sante e Vergini. Nè ci sorprenda adunque se il pittore si
manifesta in tale lavoro, benché oggi così male ridotto e qua e là coperto da intonaco,
con colori ancora limpidi e luminosi : il bel paonazzetto nella veste della Sibilla, il giallo

1 Bernardi, Cronaca, fol. 199. " La dita noua ca-
pala fu foi-nita de dipingere cerclia la prima sete-
mana dagosto Ano dui 1501, e fu per mano duno
M.° marco zia d'Antonio palmeziano. ,,

2 Detta cappella di San Valeriano era stata co-
struita, in stilo gotico, sin dal 1420. Vedi Cenni sto-
rici sulla Cattedrale di Forlì, 1881, pp. 10, 2)3, e 35.
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