Archivio storico dell'arte — 7.1894

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EGIDIO CALZINI

un Sunto: così ne] basamento dell'ancona, sono cinque piccoli quadri con istorie della vita
di Cristo, 'li San Bonaventura, di Sin Francesco, ecc. Composizioni eseguite con gusto,
con intelligenza d'arte piene di vita e d'animazione. Sopra il trono della Vergine, va no-
tato un baldacchino di forma ottagonale; nello sfondo del quadro, ai lati, altri pilastri
con arabeschi in campo d'oro, e più indietro un bel paese ed un cielo splendente.

Nel 1503, dipinge per la prima volta mi soggetto del (piale, circa trent' anni dopo,
ripete un numero grande di volte con invariate modificazioni, raggiungendo in alcuna di
esse, anche da vecchio, un'altezza rara in tali repliche. 11 quadro di cui parliamo, si con-
serva oggi nel Tv,. Museo di Berlino (n. 1129) e rappresenta Mandata dì Gesù al Calvario,
coronato di spine e portante la croce sulle spalle. Nel cartellino è il nome del maestro e
la data. M.°ccccciij. 1

Negli ultimi mesi del settembre del 1505, troviamo il nostro Marco ancora a Faenza
a dipingere una cappella ed una tavola d'altare nella chiesa di San Girolamo. Di queste
due opere ce ne assicura un documento pubblicato da I). G. M. Valgimigli nelle memorie
sui pittori e artisti Faentini. 2 Ma purtroppo di questi due lavori del maestro forlivese non
ci è possibile dire nulla, demolita essendo la cappella cogli affreschi del Palmezzano e
smarrita la tavola di cui parla il documento in nota. Non mancano, è vero, quadri del
Palmezzano dei quali non si conosce la provenienza, con la effigie del San Girolamo, come
la tavola nel Museo Laterano all'uscita della quarta sala, ma chi per semplice induzione
oserebbe scrivere può essere questa o quella?

XII.

Sullo scorcio del secolo xv, e nei primi anni del xvi secolo, il Palmezzano opera,
ad ogni modo, con una maniera alquanto diversa dalla precedente. Spesso, se non sempre,
nelle sue composizioni, come ad esempio nel Sant'Antonio per la famiglia Ostoli, si
mostra disegnatore e coloritore valente ma più non partecipa della genialità del mae-
stro ; i lavori suoi conservano ben poco dello spirito di lui, tranne che nella prospet-
tiva ove si manifesta seguace degno del Melozzo, dal quale come si disse derivò la sicura
conoscenza dell'architettura. E questa, egli disegna sempre assai bene, mentre i caratteri
del pittore appalesano evidentissime differenze colla sua vecchia maniera. Non intendiamo
già di escludere, d'ora innanzi, ogni traccia del maestro ne' dipinti del Palmezzano, ma
diciamo che prima di questo tempo non si vedevano, tra altro, teste di vecchi anatomi-
camente studiate e con ricercatezza riprodotte, con le labbra superiori sì prominenti o con
quella profondità sinistramente espressiva delle inferiori; con gli orecchi, ad esempio, dal
padiglione assai sviluppato, dal lobo piccolo e staccato ; con quelle estremità dalle ugne
così poco profonde e punto sporgenti all' infuori, e col pollice grosso, ecc. Così è dei pan-
neggiamenti le cui pieghe benché copiose, vaghe e ben dipinte mostrano gli occhietti così
marcati e profondi da farci riconoscere molto chiaramente come noi ci troviamo sulla via
di uno stile assai diverso dal precedente. Questa nuova maniera ci è indicata particolar-
mente per mezzo della Communione degli Apostoli; prezioso acquisto del Municipio forlivese,
•sin dal 1851, e mercè cui s'arricchì il già importante Museo civico. Fu dipinta tra il 1504
ed il 1506 per la vecchia cattedrale, essendo posta in quell'aitar maggiore solo ai primi

' Milanesi, Nota cronologica, ecc. — Schmarsow,
op. cit.. ]). 1582, nota.

'-' "Di questo pittore ci vien primamente porta
contezza da un compromesso dei 27 sett. 1505,
mercè del quale Mazonus q. Berthonis de morinis ex
una et M. Marcus de palmezanis pictor de forlivio ex

alia super lite picture eapelle et tabule in ecclesia
S. hieronimi picte ad instantiam dicti Mazoni. Com-
promiserunt in Joannem baptistam de glutolis pletore»!
et ver Silvestrum rondaninwn electos prò parte dicti
Marcì palmezani. „ Memorie sui pittori e artisti faen-
tini. Faenza 1869, p. 37.
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