Archivio storico dell'arte — 7.1894

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MARCO PALMEZZANO E LE SUE OPERE

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notato il solito ordine di pilastri con grotteschi in campo d'oro. Il quadro grande misura
m. 2.30 X 1.98; e il mezzo tondo in proporzione.

Il chiarissimo prof. Venturi ci scrive che a Dublino evvi dello stesso anno una tavola
con la Vergine e quattro santi con questa iscrizione : " Marcus Palmizanus. Pictor Foroli-
viensis MDXIII. „

Alla stessa epoca e cioè alla seconda decade del Cinquecento deve ascriversi l'interes-
sante tavola del conte Ferniani di Faenza : la Madonna in trono col Bambino benedicente,
corteggiata dai Santi Gio. Battista e Antonio da Padova. La freschezza, la tonalità del
colore, anche qui chiaro e vibrato, ci inducono a porre questo dipinto, rispetto all'epoca,
vicino alla tavola di Rontana. Il cartellino porta il nome del maestro, non la data. La bella
tavola pare sia stata tagliata al disopra e misura m. 1.80 >( 1.55.

*

* *

Il fatto che un certo numero di quadri del Palmezzano sta a mostrare oltre la sua pro-
digiosa attività, una certa decadenza nelle composizioni appartenenti alla seconda metà
della sua vita, meno ricche di pregi ed alcune assai inferiori ad altre sue opere, ha fatto
pensare come egli dopo la morte del Melozzo cadesse sempre più nella meschinità del pro-
vincialismo, manifestando un avvilimento continuo ed una decadenza non interrotta. E chi
ciò afferma, trova nondimeno che l'artista si mantiene sempre diligente nella esecuzione
degli accessori costituiti particolarmente da troni e paesaggi con piccole figure sparse qua
e là, ma senz'aria e senza sfondo; gli ascrive non di rado un buon colorito, trasparente, ma
che assume ne' suoi lavori una durezza metallica, ecc. 1 E più oltre soggiunge che " il de-
stino perseguitò come Pietro Perugino anche il Palmezzano, destino che sopravvive a sè
stesso, mentre all' intorno è cominciato un nuovo movimento che lo spirito antiquato delle
generazioni precedenti non può più seguire. „ Pur nullameno, continua, " dobbiamo esser
grati alla onorata mediocrità del Forlivese, alla scrupolosa fedeltà sua pel carattere del
quattrocento manifestato in ogni sua opera, e dobbiamo essergli grati anche se egli non
ha potuto fare di più che lasciar continuare a vegetare le tradizioni dell' arte, per un
mezzo secolo, in codesto angolo solitario (?). „ Come si vede l'illustre critico riconosce non
i soli difetti del nostro artista, ma ben anche i molti suoi meriti; pure, a dir vero, a noi
sembra che non in tutto corrisponda alla verità, nè che molto esatto sia il suo giudizio,
del resto alquanto sommario. Siamo convinti quanto lui, e crediamo di averlo detto ancora,
che Marco Palmezzano benché cronologicamente, e per circa quarant'anni, appartenga al
cinquecento, non intuì o forse non volle seguire il grande movimento che pur doveva cir-
condarlo, in quel periodo gloriosissimo della Rinascenza. Egli, certo, conservasi costante-
mente fedele alla scuola del precedente secolo, quando altri invece, desiderosi di innova-
zioni, da quello si allontanano per seguire più che altro la moda del grande movimento
artistico; ma a molti di costoro cui non si prestò nè il talento, nè l'indole e il carattere
proprio individuale, fu forza cadere nel goffo e nell'ammanierato che condusse più tardi
al barocco ; solito destino di tutti coloro che senza misurare le proprie forze, volgono il
cammino verso una via per seguir la quale vuoisi moltissimo ingegno, e attitudini speciali.

Il Palmezzano non volle essere tra questi, non si lasciò sorprendere dalla tentazione
della moda, non si sentì forse inclinato a quella via, nè abbastanza forte per seguirla con
dignità decorosa, e piuttosto che perdersi nelle forme scadenti e sciatte de' cinquecentisti
poveri di spirito e di talento, preferì mantenersi sempre fedele al già vecchio, ma puro
quattrocento ; e tale rimase, sopra tutto, in ogni sua opera, anche in quelle nelle quali par
di intravvedere qualche influsso delle altre scuole che rifulsero in Italia in quel principio
di secolo.

1 Schmarsow, op. cit., p. 287.
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