Archivio storico dell'arte — 7.1894

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GIACOMO BONI

ha qualcosa di particolare nel suo vellutato, che ci svela al microscopio un canevaccio di
cellule, ma che torna a darci l'impressione caratteristica dei petali di rosa guardandolo
ad occhio nudo; i petali degli altri fiori hanno caratteristiche loro proprie ; così noi diffe-
renziamo anche i mosaici del iv secolo da (nielli del vi, del vii, del ix, del xn o xni a
partire dalla semplice loro struttura. Se così non fosse, o fosse un'accidentalità superflua, i
mosaicisti bisantini avrebbero adoperato tesselli di smalto opaco e monotono, come il mo-
derno, tagliati a macchina e connessi con precisione meccanica; ovvero, quando abbisogna-
vano di un fondo azzurro, l'avrebbero fuso tutto d'un pezzo.

Questo lo dico in vista di un'augurata riforma ai nostri Istituti di belle arti e Scuole
industriali, che potrebbe contribuire a rimettere sulla buona strada anche l'arte del mosaico.

Giacomo Boni.
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