Archivio storico dell'arte — 7.1894

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38 I

RECENSIONI

I" ottobre L892 aveva per primo additato all'at-
tenzione degli studiosi, ('(insiste essa di tre lastre
di marmo con rappresentazioni dell'Annunciazione,
della Natività e dell'Adorazione dei Magi, lavorate
in altorilievo. Secondo la testimonianza di una
lapide posta a piedi della terza di esse, queste
sculture nel 1613 da una. chiesa di Milano ven-
nero traslate nella cappella gentilizia della fami-
glia Salazar esistente nella chiesa di San Bassano
a Pizzighettone, ed ivi insieme con altri frammenti
marmorei, ora sgraziatamente perduti, furono ri-
costituite nella loro forma originaria formando una
specie di tabernacoletto od altare sormontato dalla
statua di legno dorato della Madonna ergentesi
oggi in apposita nicchia sopra l'attuale altare. In
seguito dello scoppio di una mina nella fortezza
di Pizzighettone nel 1848 la cappella sofferse tanti
guasti che nel suo ristauro si dovette disiare il
tabernacoletto originario, e che i tre altorilievi in
discorso si dovettero disporre quali si vedono at-
tualmente: due di essi, e cioè l'Annunciazione e
l'Adorazione dei Magi nel bel mezzo delle pareti
di sinistra e di destra della cappella, e il terzo,
la Natività, come predella ad un nuovo altare so-
stituito all'originario. In tutti e tre si scorgono,
in modo tanto spiccante, i noti segni distintivi dei
lavori di Balduccio, che, senza alcuna esitanza, gli
si debbono attribuire, benché l'iscrizione della
lapide sopra menzionata non li qualifica se non :
jussu prìncipis Adii Vicecomitis anno trecentesimo
supra millesimum in marmore incisa, senza designare
il loro autore. Dal raffronto del rilievo dell'An-
nunciazione con quello di soggetto analogo scol-
pito dal Balduccio nel 1330 nel pulpito di Santa
Maria presso San Casciano nello vicinanze di Pisa,
deve arguirsi che quello sia stato eseguito poste-
riormente all'ultimo, e così si deduce che l'altare
di Pizzighettone doveva essere lavorato fra gli
anni 1330 e 1339 (anno quest'ultimo in cui Azzo
Visconti mancò ai vivi).

Quanto, ora, riguarda la provenienza delle
sculture in questione 1' autore della presente me-
moria per stabilirla è costretto ad avventurarsi
sulla strada delle congetture, giacché gli storio-
grafi e topografi delle chiese milanesi non recano

nessun schiarimento su esse. Quella via lo conduce

alla chiesa di Santa Maria Annunziata al ('astello

che nel L268 dai Carmelitani fu edificata a tra
montana del castello di Porta Oiovia, accostata
al muro castellano stesso del castello Visconteo, e
che poi nel 1427 fu abbandonata, essendosi co
strutta la nuova chiesa e convento del Carmine
nella località in cui sorge tuttora presso San Car-
poforo. Essa però non venne tolta al culto se non
verso il 1562, e fu poi successivamente atterrata
per far posto all'erezione di nuovi baluardi intorno
al castello. La totale demolizione sua pare non
essere succeduta prima del 1603. Dell'antica chiesa
si sa che nel 1331 fu rovinata da incendio, ma
ricostrutta bentosto, sicché già nell'anno 131") ri-
sorse nel suo [(fistino splendore. Questo rinnova-
mento, la situazione della chiesa in prossimità del
castello Visconteo, e, finalmente, l'introduzione, per
parte di Azzo Visconti, del fiumicello Nirone in
città, il quale corso d'acqua si sa che scorresse a
poca distanza dalla chiesa, — tutte queste circo-
stanze insieme paiono al nostro autore altrettanti
appoggi per avvalorare la congettura che il Vi-
sconti abbia fatto scolpire quel tabernacoletto, ossia
altare, appunto per Santa Maria al Castello. Un
altro argomento, e ci pare di non poco peso, per
appoggio dell' ipotesi del Sant'Ambrogio viene som-
ministrato dal fatto che nel 1613, quando - - se-
condo quanto ci viene detto dall'iscrizione più
volte ricordata — i nostri rilievi dall'ex-grancan-
celliere Diego Salazar furono fatti trasportare da
Milano ad ornamento di quella sua cappella gen-
tilizia a Pizzighettone, suo figlio Giovanni era per
l'appunto Commissario Generale delle munizioni,
vale a dire Economo generale delle fortezze del Du-
cato e più specialmente del castello di Milano. Non
sarà stata cosa difficile al padre di ottenere dal
figlio il permesso dell'acquisizione e del trasporto
a Pizzighettone, dove era governatore della for-
tezza, per ornamento della Cappella gentilizia di
resti scultori appartenenti alla chiesa in discorso
poco prima demolita, di resti cui allora si sarà
annessa scarsa importanza artistica.

C. DE FABKICZY.
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