Archivio storico dell'arte — 7.1894

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MISCELLANEA

(]ursto Santo venne canonizzato nel 1477, così è
da ritenere che il libro d'ore sia stato eseguito
negli ultimi tre anni della reggenza di Bona.

Primo risultato pratico della ammissione di
questo libro nella raccolta dei manoscritti del
British Museum, è la pubblicazione in facsimile
delle miniature e dei fregi, fatta a cura del con-
servatore dei manoscritti, con un accurato ed in-
teressante studio del sig. Gf. F. Warner aggiunto
conservatore, il quale oltre ad una descrizione par-
ticolareggiata, ci fornisce le notizie relative alle
vicende attraversate da questo libro di preghiere,
e le induzioni riguardo al miniatore cui si possa
attribuire quest' importante lavoro d'arte. In me-
rito alle vicende riesce particolarmente interes-
sante lo studio delle varie peregrinazioni del libro
d'ore dalla corte sforzesca, alla corte imperiale di
Massimiliano sino a venire in proprietà di Carlo V,
cui sarebbe da ascrivere l'aggiunta di alcune
pagine miniate, di scuola fiamminga, in una delle
quali, assieme ad uno scritto indecifrato nrvas :
fnorvimi — che potrebbe riferisi al nome dell'ar-
tista che eseguì le aggiunte — si legge la data
1519: in altro dei foglietti aggiunti si vede un
medaglione, coll'effigie di Carlo V, fiancheggiato
dai monogrammi K di questo imperatore.

Prima di venire in proprietà di M. John Mal-
colm, il volumetto era stato di proprietà di sir
J. C. Robinson, che lo aveva acquistato nel 1871 a
Madrid : nessuna notizia potè essere raccolta sulle
vicende del libro dal principio del xvi secolo sino
a quest'ultima data.

In merito alla determinazione del nome del
miniatore, il signor Warner, pur riconoscendo la
difficoltà di arrivare ad una designazione positiva,
fa dei raffronti fra il libro in questione e le opere
dei miniatori della seconda metà del quattrocento,
propendendo a dare prevalenza alla analogia fra
il libro di Bona e le miniature del volume della
Sforziade, ora nella raccolta Grenville, nello stesso
British Museum, del quale volume opportunamente
si aggiunse all'edizione del libro d'ore di Bona,
la riproduzione della pagina iniziale del libro primo,
per facilitare a chiunque il riscontro delle grandi
analogie nel carattere ornamentale delle due opere.

La riproduzione del libro di Bona, ora com-
piuta con una cura e nitidezza eccezionale,1 troverà

1 Miniatures and borders from the hook ofhours, of Bona Sforza, Du-
chess of Milan, in the British Museum, with introduction by George
F. Warnek, M. A. assistant Koeper of Manuscript. Pnblislied
by the Trustees, London 1894.

certo un posto nella raccolta delle memorie nto-.
riche ed artistiche dell'epoca sforzesca, che Milano
vorrà presto iniziata nello sale ducali del Castello,
a compenso del disperdimento di tanti tesori d'arte,
che più di quattro secoli di dominazione straniera
hanno inesorabilmente compiuto, ma di cui per
fortuna non giunsero a cancellare interamente il
glorioso ricordo.

Luca Bkltrami.

Studi o memorie riguardanti l'arte italiana
pubblicati nel 1803 nelle principali riviste di
storia dell'arte in Germania. — La Zeitschrift
fur bildende Emisi (Rivista delle arti figurative)
edita a Lipsia dal prof, von Liitzow, nella sua an-
nata del 1893 (nuova serie, tomo IV) reca le se-
guenti contribuzioni che entrano nell' argomento
sopraindicato. Il prof. AVoelfflin, in una memoria
dal titolo Florentinische Madonnenreliefs (bassori-
lievi fiorentini rappresentanti la Madonna), riprende
la discussione sopra il modello che Michelangelo
avrà seguito nello scolpire il primo suo lavoro di
rilevanza, la cosiddetta Madonna della Scala, con-
servata nella Galleria Buonarroti. Tale modello il
dott. Bode ravvisò il primo in un bassorilievo della
collezione Dreyfuss a Parigi da lui attribuito a
Desiderio da Settignano, e in un disegno presso il
signor P. Heseltine a Londra, copia libera e quasi
emendata del bassorilievo testò rammentato, il qual
disegno al Bode parve fatto da Michelangelo per
servire da primo schizzo all'esecuzione della Ma-
donna della Scala (v. Bode, Italienische Bildhauer der
Renaissance, Berlino, 1887, p. 57). La tesi del Bode
fu poi svolta più particolareggiatamente e col l'aiuto
di riproduzioni delle opere in questione dal pro-
fessore Strzygowski nell'Annuario dei Musei prus-
siani, t. XII, p. 207 e seg. Ora il Woelfflin sostiene
che il disegno della collezione Heseltine non che
di essere di Michelangelo, è soltanto un'opera ese-
guita nella bottega del Bandinelli, e in quanto al
bassorilievo del signor Dreyfuss opina non essere
nè un'opera di Desiderio, neppure un lavoro ori-
ginale, ma piuttosto la copia di un originale con-
cepito venti o trenta anni dopo la morte di quel
maestro (f 1464), sicché potrebbe darsi essere stato
ispirato il suo scultore dalla Madonna della Scala,
e non il Buonarroti dalla di lui opera. Per provare
le sue asserzioni il nostro autore sommette prima
il disegno del Heseltine a un accurato esame, mo-
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