Archivio storico dell'arte — 7.1894

Seite: 387
DOI Heft: 10.11588/diglit.19206.37
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19206.43
DOI Seite: 10.11588/diglit.19206#0430
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1894/0430
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
MISCELLANEA

387

strando il divario che principalmente dal punto di
vista dell'esecuzione tecnica, ma anche dal carat-
tere piuttosto pittoresco che scultorio del concetto
corre fra i disegni dell'epoca giovanile di Miche-
langelo e fra lo schizzo in discorso, ed accennando
alla mancanza di decisione e di sicurezza nel tocco?
che non permette d'attribuirlo al Bandinelli stesso,
colla cui maniera del resto offre grande analogia,
anzi ci costringe d'assegnarlo soltanto alla sua bot-
tega. D'altra parte vi si ravvisano qualità che gli
assicurano la preferenza sopra il suo preteso mo-
dello, vale a dire il bassorilievo della collezione
Dreyfuss ; e sono la giustezza delle proporzioni, la
naturalezza e bellezza del movimento, e la perfezione
nella composizione del gruppo intiero ; — preferenze
che non si spiegano se non supponendo l'esistenza
di un modello originale rivestito di tutti i pregi testé
enumerati e che fu più fedelmente - - benché sem-
pre dalla mano di un allievo, non da quella di un
maestro — riprodotto nel nostro disegno, che non
fosse copiato dallo scultore del bassorilievo del
Dreyfuss. L'autore di quest'ultimo vi si tradisce da
copista abbastanza mediocre dando al suo lavoro
appunto in conseguenza del suo fare poco esperto
l'impronta di un'opera molto meno recente, che sia
in realtà. Ora, questo modello originale il nostro
autore crede di poter additare in un gesso da lui
trovato in Italia, e di cui egli aggiunge alla sua
memoria la riproduzione in fototipia. Pur troppo
finora eoli non è riuscito a rintracciare l'originale
che doveva esser eseguito in marmo o in terracotta
o stucco, e non è neppure in istato di dare una ri-
sposta alla questione chi ne sia stato l'autore. Non
si può pensare più a Desiderio da Settignano, giac-
ché nell'opera in discorso c' è già qualche cosa del
soffio, del carattere del Cinquecento, che costringe
di assegnarle, come data di sua origine, l'anno 1500
incirca. In ogni caso ella è non anteriore, anzi po-
steriore alla Madonna della Scala, sicché chi vor-
rebbe accentuar le somiglianze fra essa e il nostro
gesso, dovrebbe senza esitazione concedere la prio-
rità di tempo all'opera di Michelangelo. Comunque
sia, questa, fra le due opere, fa l'impressione di
esser la meno matura. Finalmente l'autore accenna
anche a uno schizzo del Bandinelli negli Uffizi
(n. 1527), raffigurante la Sacra Famiglia, dove la
figura della Madonna col Bambino pare riprodotta
quasi letteralmente dal gesso in discorso, e che
getta inaspettata luce sul disegno del signor He-
seltine assegnato dal Woelffiin alla bottega del
Bandinelli. Probabilmente nello studio del maestro

c'era una replica del nostro bassorilievo, la quale
da uno degli allievi, fu copiata in disegno con molta
coscienza sì. ma senza spirito, mentre il maestro
stesso occasionalmente ne approfittò per cavarne il
motivo della Madonna col Bambino per una sua
composizione.

In un articolo intitolato Lorenzo di Credi, il
dott. W. Schmidt, conservatore al R. Gabinetto delle
stampe di Monaco, prendendo le mosse dalla tavola
rappresentante la Madonna col divino Pargolo che,
non ha guari, entrò in quella Pinacoteca e da al-
cuni conoscenti venne attribuita a nessun altro che
Leonardo da Vinci, discorre di parecchie opere
dell'amabile condiscepolo di quest'ultimo, che da
altri — e fra essi ci trovammo anche noi segna-
lando a suo tempo ai lettori dell1 Arcilicio il fortu-
nato acquisto dell'opera in discorso — fu ritenuto
autore di essa. Anche lo Schmidt è di questa opi-
nione. Egli, anzitutto, combatte gli argomenti che
spinsero il compianto senatore Gf. Morelli a vedervi
un lavoro fiammingo del secolo xvi, svolge poi le
ragioni che lo determinano di negare l'esser Leo-
nardo il suo autore, e dal confronto con altre opere
giovanili di Lorenzo di Credi — come sarebbero
la tavola nel Duomo di Pistoia, l'Annunziazione
negli Uffizi, la Madonna nella Galleria di Dresda —
trae la conclusione che la tavola di Monaco pure
si deve assegnar indubitatamente a lui. Del resto,
il nostro autore scoprì uno schizzo accurato del
Bambino nella tavola in discorso fra i disegni del
Credi negli Uffizi (n. 1197), schizzo la cui auten-
ticità non si può mettere in dubbio. Accenna poi
ad alcune altre opere giovanili del maestro, fra le
quali annovera anche la Madonna col Bambino
esposta nella Galleria Colonna come opera del Lippi,
la tavola d'altare nel coro di Santo Spirito a Fi-
renze e il presuntivo ritratto del suo maestro An-
drea Verrocchio negli Uffizi. E, terminando, com-
batte l'opinione del Bode che attribuì al Verrocchio
la tavola n. 26 nell'Accademia delle Belle Arti di
Firenze rappresentante Tobia coi due angeli, asse-
gnandola alla prima maniera del Botticelli, influen-
zata, è vero, alquanto dal Verrocchio. Al Botticelli
egli vorrebbe restituito anche il Sant'Agostino
esposto negli Uffizi sotto il n. 1179 come opera di
fra Filippo Lippi, e il preteso ritratto di Pico della
Mirandola (n. 1154), quivi posto fra gli incogniti.
Quest'ultimo, del resto, fu assegnato al Botticelli
già dal Bode (in una nota posta in appendice, a
p. 863 della 5a edizione del Cicerone). E che vi si
abbia da riconoscere Piero de' Medici il giovane fu
loading ...