Archivio storico dell'arte — 7.1894

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stabilito per una fortunata scoperta del sig. P. Val-
ton (v. Cronique des arts, 1888, p. 324).

L'articolo di R. Graul sulla raccolta di sculture
italiane nel Museo di Berlino (Die Sammlung ita-
lienischer Bildwerke ini Berliner Museum) essendo
di carattere affatto divulgativo, non crediamo ne-
cessario d'insistervi in questo luogo, tanto meno
poiché il benemerito direttore di quella raccolta
W. Bode, colla competenza che nessuno gli può
negare, no ha trattato in modo molto più partico-
lareggiato negli ultimi tempi (v. i suoi articoli nella
Gazette des heaux arts, annata 1888 e seg.).

In una memoria elaborata con grande cura?
C. Hasse si occupa della statua di San Giovanni
Battista nel Museo di Berlino, che si crede un'opera
giovanile del Buonarroti (Der Giovannino des Miche-
langelo). L'autore, professore di anatomia nell'Uni-
versità di Breslavia, ogni volta che prende a trattar
di opere delle belle arti, lo fa con predilezione dal
punto di vista della sua scienza speciale. Così gli
studiosi e dilettanti gli vanno già debitori di pre-
gievolissimi saggi sul gruppo del Laocoonte, sulla
Venere di Milo e sulla Trasfigurazione di Raffaello.
Nel presente suo lavoro egli riassume prima le opi-
nioni dei diversi conoscitori ed eruditi che riguardo
alla statua in discorso si sono pronunciati " prò
et contra „ la sua provenienza da Michelangelo,
come sarebbero fra i primi il Bode (al cui zelo tocca
il merito d'averla acquistata pel Museo di Berlino),
il Wilson, il Lippmann, Springer e Henke; fra i
secondi il Milanesi, Grimm e Woelfnin. Prendendo
poi egli stesso ad esaminarla dimostra esserla dal
punto di vista anatomico e statico composta, o per
così dire costruita, affatto giustamente, ma corri-
sponderla solamente per parte al quesito che si
deve fare a ogni vera opera d'arte, cioè eh' essa
riveli chiaramente e distintamente il motivo o i
motivi della sua esistenza artistica. Inoltre egli lo
fa il rimprovero di non adempire a un altro que-
sito sostanziale, cioè di non esserla semplice e
proporzionata nel movimento e nell'atteggiamento ;
la giudica anzi, a questo riguardo, manierata e
affettata. Non possiamo nemmeno accennare di
sfuggita agli svolgimenti e ragionamenti tanto so-
lidi quanto ingegnosi dell'autore per appoggiare e
giustificare le sue opinioni. Rammentiamo soltanto
che egli, por provare la loro giustezza, fra gli altri
argomenti si serve anche di un confronto partico-
lareggiato della statua del Giovannino con quella
del Bacco, poco posteriore della prima, secondo
l'opinione di chi le credono ambedue eseguite da

Michelangelo, confronto che pure lo costringe alla
conclusione non essere ammissibile la supposizione
dello stesso autore per ambedue le opere. Ed alla
medesima conclusione lo conduce pure il confronto
fra il Davide e il Giovannino, sicché, in fin de'conti,
egli non può se non schierarsi dalla parte di coloro
che negano quest'ultimo essere un lavoro del Buo-
narroti. Ma, quanto riguarda poi la questione del
suo autore e del tempo della sua origine, neanche
il Hasse si trova in grado di deciderla definitiva-
mente. Nega, adducendone argomenti non dispre-
gevoli, essere uscita dalle mani di Donatello o di
Matteo Civitale ; piuttosto inclinerebbe di vedervi
un lavoro giovanile del Verrocchio, il cui Davide
— almeno pel primo sguardo — mostra qualche
similitudine o affinità col Giovannino. Ma investi-
gando e confrontando le due statue più minuta-
mente, l'autore vien distolto dal pensiero di attri-
buire anche il Giovannino al Verrocchio. Non si
può questo, in generale, ritenere l'opera giovanile
di qualsiasi maestro, poiché tradisce una così pro-
fonda conoscenza della costruzione del corpo umano,
e un tal raffinamento nel fare tecnico, che si è co-
stretti di riconoscervi il frutto di un sapere affatto
maturo, e che non resta un'altra possibilità se non
di assegnarlo a un secolo posteriore addetto già
alla manieratezza.

* *

Nel volume XIV del Jàhrbuch der K. preussi-
\ sehen Kunstsammlungen (Annuario dei Musei prus-
siani), il prof. Fr. Sav. Kraus dell'Università di
Friburgo, oggi senza contrasto il più dotto cultore
dell'archeologia cristiana in Germania, reca un con-
tributo di straordinaria importanza per la storia
dell' arte medioevale nel suo studio particolareg-
giato degli affreschi della chiesa di Sant'Angelo
in Formis presso Capua (Die Wandgemàlde con
Sant'Angelo in Formis). Per anticipare il risultato
delle investigazioni e degli svolgimenti del chia-
rissimo autore, egli, negli affreschi in discorso,
insieme a quelli da lui scoperti e pubblicati, alcuni
anni fa, nella chiesuola di San Giorgio all'isola di
Reichenau nel lago di Bodano, riconosce i duo più
cospicui e, dal punto di vista della storia dell'arte,
più importanti testimoni e rappresentanti dell'an-
tica scuola pittorica di Monte Cassino, ed in ispecie
negli affreschi di Sant'Angelo vede il più ricco e
relativamente meno incompiuto e danneggiato esem-
plare della raffigurazione monumentale del ciclo
illustrativo biblico appartenente all'epoca fra Carlo
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