Archivio storico dell'arte — 7.1894

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MISCELLANEA

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Magno e gli Ottoni, e che finora non ci era noto
se non per le miniature dei manoscritti di quel-
l'epoca (per esempio della Bibbia di Carlo Magno
in San Paolo fuori le mura, del Codice di Egberto
a Treviri, miniato appunto dai monaci del convento
di Reichenan, e via dicendo).

Nessuno fra gli eruditi che finora si erano oc-
cupati degli affreschi di Sant'Angelo, come lo
Schulz, Crowe e Cavalcaseli, A. Caravita, D. Sa-
lazaro e lo Springer, era riuscito a fissarne il posto
nella storia dell'arte e a riconoscerne pienamente
l'importanza. Il Salazaro e il Caravita avevano
almeno stabilito in modo giusto la data della loro
origine sotto il governo dell'abate Desiderio di
Monte Cassino fra il 1056 è il 1086, e l'ultimo dei
due scrittori ci aveva anche ravvisato diverse mani
e riconosciuto accanto ad influenza bizantine " i
primordi della scuola italiana nell'arte. „ Il Kraus,
ora, comincia il suo studio col raccogliere dalle
fonti i dati circa la fondazione della chiesa (942)
e del convento (1056-1086) addetto alla regola dei
Benedettini di Monte Cassino, e che traeva il suo
nome dall'arcangelo Michele e dalle rovine degli
acquedotti (Formae), ultimi avanzi di un tempio
di Diana Tifatina che nel medesimo luogo aveva
preceduto la chiesa cristiana. Prosegue col descri-
vere la forma architettonica della basilica, e stende
poi la descrizione particolareggiata delle pitture
che ne adornano ancora in parte le pareti e le
absidi, e che originalmente le ricoprivano per in-
tiero. Egli sì nel Griudizio Universale della parete
interna della facciata, come nelle figure dell'abside
principale (Cristo in trono circondato dai simboli
degli evangelisti, e figure intiere di due santi e
tre angeli in una zona inferiore), come anche negli
avanzi delle pitture dell'abside laterale verso set-
tentrione (Madonna col Bambino, mezze figure di
santi e sante) constata l'influenza dei tipi, delle
forme, degli atteggiamenti e panneggiamenti usati
nell'arte bizantina, accanto però a elementi cospicui
della tradizione dell'arte romano-cristiana. Quest'ul-
tima poi prevale affatto nelle pitture che ricoprono
i due lati della nave mediana sopra le arcate che
la separano dalle due navi laterali ; sicché non si
può mettere in dubbio essere eseguite da artisti
differenti da quelli a cui si debbono gli affreschi
delle absidi e il Giudizio Universale. Descrivendo,
ora, il nostro autore minutamente le pitture della
nave principale (figure di profeti e scene della vita
di Gesù Cristo) vi risvela dappertutto tratti che
le distinguono da produzioni analoghe dell'arto

Archivio storico dell'Arte - Anno VII, Fase. V.

bizantina, e che invece le avvicinano a quelle dei
primi secoli dell'arte cristiana, ed accenna ai segni
distintivi delle nostre pitture da tutte quante le
opere consimili a loro anteriori (così, p. e., in esse
per primo apparisce la sibilla, e viene accoppiata
ai profeti, e cioè una sola, senza distinzione della
sua provenienza etnica, motivo che dall'arte dei se-
coli susseguenti poi viene sviluppato con predile-
zione; vedi, p. e., le sculture sul campanile del
Duomo di Firenze e sulla porta del Paradiso, le
pitture sulla volta della Cappella Sistina, l'affresco
di Raffaello in Santa Maria della Pace e via di-
cendo). Confrontando poi il nostro autore gli affre-
schi di Sant'Angelo con quelli sull'isola di Rei-
chenan, egli ne deduce il fatto innegabile che per
tutti e due l'arte romano-cristiana forma il fonda-
mento comune (come del resto ciò ora viene con-
cesso generalmente anche per la gran maggioranza
delle produzioni pittoriche occidentali dell'epoca
dei Carolingi e Ottoni), e grange, in questo ri-
guardo, alle conclusioni che più sopra abbiamo già
anticipate. Però, non vuol egli sostenere che i due
cicli in discorso siano i soli monumenti conserva-
tici dell'attività artistica della scuola pittorica di
Monte Cassino ; anzi proprende a credere che fra i
monumenti dell' Italia meridionale descritti già
dallo Schulz, vi saranno probabilmente, che ora,
riconosciuti i segni caratteristici di quella scuola,
le si dovranno restituire. Ed egli stesso, dalla pro-
pria esperienza, è in grado di additare a due pro-
duzioni che tradiscono un'affinità stretta con essa:
la prima'sarebbero le miniature del Cod. aureo
dell' Escoriale, scritto nel 1050 ; la seconda l'inte-
ressantissimo affresco del Griudizio Universale, sco-
perto nel 1892 nella piccola chiesa di San Michele
a Burgfelden nel Wurttemberg, e che pare poste-
riore di una cinquantina d'anni agli affreschi di
Reichenan. Per spiegare, finalmente, la differenza
di stile, anche da noi accennata più sopra, fra le
pitture delle absidi e della parete anteriore d'una
parte, e fra quelle sulle pareti della nave mediana
dall'altra, il Kraus suppone che l'abate Desiderio
avrà commesso l'esecuzione delle prime, come di
quelle a cui egli attribuisce la maggior importanza,
ad artisti istruiti nell'arte bizantina a Costantino-
poli o altrove, e perciò ritenuti specialmente adatti
a svolgere i soggetti da rappresentarsi ; mentrechè
le storie del nuovo testamento furono affidate a
pittori i (piali, allevati nelle tradizioni patrie, ave-
vano serbato in maggior grado il nesso con ciò
che Leone di Ostia, lo storiografo di Monte Oas

io
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