Archivio storico dell'arte — 7.1894

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MISCELLANEA

una parte le pitture che presero origine nella boi
tega del Verrocchio, e dall'altra quelle giovanili
ili Leonardo, come anche i suoi disegni, col nostro
ritratto. Fra questi ultimi, egli accenna ad uno
nella Biblioteca «lolla Regina a Windsor, che mo-
stra una somiglianza stringente tanto nelle fattezze
quanto ne] costume e nell'acconciatura dei capelli
col ritratto della (ialleria del principe Liechten-
stein. Accenna pure, al delicatissimo fondo di pae-
saggio di quest'ultimo, che non ha ancora nulla
da fare eolie t'orine fantastiche delle montagne e
delle roccie dei quadri posteriori del maestro, ma
che non trova neppure alcuna analogia in nessuna
delle pitture del Verrocchio e dei condiscepoli di
Leonardo. In quanto alla persona rappresentata
nel nostro quadretto, il Bode emette la congettura
che potrebbe essere la Ginevra de' Benci, di cui.
giovine, a (pianto asserisce il Vasari, Leonardo
fece il ritratto. Essendosi essa maritata sedicenne
nel 1473, ed essendo mancata ai vivi pochi mesi
dopo, nulla contraddice alla supposizione ch'ella
sia la giovine donna del nostro ritratto, che, come
abbiamo veduto più sopra, certamente fu dipinto
fra il 1 172 e il 1478, quando, cioè, Leonardo stava
ancora col suo maestro. Ma siccome non posse-
diamo della Ginevra nessun ritratto autentico, non
sarà possibile di stabilire la giustezza di questa
congettura.

Parla poi il Bode del dittico n. 734, che nella
finezza dell'esecuzione e nell'esiguità delle misure
rassomiglia a una miniatura, e che reca i ritratti
di due persone, moglie e marito. Giudicando dalle
(piaiita testé accennate esso fu attribuito prima
a Giovanni Memlinek finché il Waagen dall'ana-
logia con altre opere del maestro dimostrò esserlo
un lavoro di Antonello da Messina, attribuzione
che oggi è generalmente accettata. Anche un altro
ritratto virile della raccolta Lichtenstein (n. 37)
acquistato a suo tempo come opera di Raffaello, fu
dallo stesso erudito restituito al vero suo autore
Francesco Francia. Ed infatti, il confronto col ri-
tratto di Vangelista Scappi nella tribuna degli
LTffizi non lascia alcun dubbio sull'essere pure il
ritratto in discorso un lavoro dell'epoca matura
(hi Francia, eseguito circa il 1510. Due interes-
santi quadri del Quattrocento sono entrati, non ha
una ri, nella (ialleria. Il primo è un tondo di Giro-
lamo Mainardi rappresentante la Madonna col Bam-
bino e San Giovanni in compagnia di due angeli,
ed esistente in parecchie copie o repliche tutte della
mano del maestro stesso (nel Louvre, due nella

(ddleria di Napoli, altre in possesso di privati
che fanno testimonianza dell'essere stato la coni-
posizione del Mainardi in gran favore presso i
contemporanei. Il secondo ó un ritratto di giovane
de] BottiCelli, eminente sia come riproduzione in-
dividuale della personalità, sia come lavoro di
pittura, al (piale il Bode non saprebbe paragonare,
appunto impianto al suo pregio, nessuno dei ri-
tratti del maestro esistenti in Italia, mentre ne
enumera due ritratti femminili di eguale valore
artistico in raccolte private inglesi (Mr. Yonides a
Brighton e Mrs. Seymour a Londra). Ricorda poi
brevemente l'eccellente ritratto virile di Francia-
bigio, dell'anno 1517, acquistato dagli eredi del
marchese Gino Capponi, la mezza, figura del giovane
precursore di Andrea del Sarto (n. 12). un capo-
lavoro del grande colorista fiorentino, e due sacre
famiglie di Giulio Bugiardini (n. 254 e 264) di
di cui la prima un'esimia opera giovanile che ha
stretta affinità colla Madonna del Pozzo nella Tri-
buna. Tocca con poche parole parecchi altri quadri
di Polidoro da Caravaggio, Benvenuto Garofalo,
il Cotignola, il Savoldo (ritratto di giovane in
corazza, n. 288), Moretto, Moroni, Tintoretto (ri-
tratto doppio, n. 230) e quel capolavoro che è la
cosidetta Suonai rive di liuto del Caravaggio, per chiu-
dere la sua rivista col rammentar due quadri del
Tiepolo, due ritratti di Luca Longhi e le vedute
veneziane di Antonio Canale, Bernardo Belotto
e Francesco Guardi che pure sono rappresen-
tati nella raccolta ciascuno con parecchi quadri.
Fanno scorta all'articolo del Bode un gran nu-
mero di magnifiche riproduzioni delle opere de-
scritte, eseguite sia in eliotipia sia in intaglio in
rame.

Il volume XVI (1893) delle Arti grafiche poi.
reca un articolo del dott. R. Graul sull'affresco di
Sodoma nella Farnesina raffigurante lo nozze di
Alessandro con Rossane (Des Giovanni Antonio
de' Bazzi Vermahlung Alexanders mit Boxane), arti-
colo scritto quasi come testo o commentario per-
la riproduzione in intaglio a rame della detta pit-
tura eseguita negli ultimi anni per commissione
della Società delle arti riproduttive di Vienna dal
prof. Jacoby di Berlino. Lo studio del Graul benché
non c' insegni niente di nuovo, ha nondimeno il
merito di riassumere completamente, ed in forma
comoda e piacevole, tutto il materiale finora cono-
sciuto che riguarda l'opera in questione. Inoltre é
corredato di riproduzioni dei relativi stilizzi del
Sodoma, e di alcune parti della stampa del Jacoly,
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