Archivio storico dell'arte — 7.1894

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GIORGIO DA «EBENIOO ARCHITETTO E SCULTORE

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fosse in realtà l'autore della nominata facciata, anzi neppure di veruna delle parti segna-
late come andate soggette a restauro o cambiamento di forma; ma rivela, invece, soltanto
il suo intendimento di sfoggiare in erudizione e di apparire insieme imparziale fino al
punto di non nascondere qualsiasi credenza, sia pur contraria alla propria.

Forse il primo, o, per lo manco, uno dei primi che, sulla fede del Bernabei e del Fer-
retti sopra citati, ebbe il merito di restituire all'esimio dalmata la porta di Sant'Agostino,
e di confermare a lui con risoluto convincimento 1' altra di San Francesco, non che la
facciata della loggia dei Mercanti, accordategli pure nell'Ancona illustrata di Leone Leoni
edita nel 1832 fu il marchese Amico Ricci da Macerata a mezzo delle sue Memorie storiche
(altrove invero non sempre attendibili) delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, stam-
pate nella sua patria nell'anno 1834 da Alessandro Mancini.

Tanto però, anche dopo di lui, abbarbicati rimasero i vecchi errori, che, perfino nel
1857 un anonimo anconitano, scrittore di poche parole d'illustrazione aggiunte ad un mo-
desto fascicoletto contenente otto litografie ricordanti le feste con le quali dalla sua città
fu accolta in quell' anno la visita del Pontefice Pio IX e cinque incisioni ritraenti l'arco
di Traiano, la facciata del teatro delle Muse e i tre edifici di Giorgio pur or mentovati,
non si peritò di ripetere essere tutti tre questi ultimi di Moccio, pur contentandosi unica-
mente di aggiungere, in via di disapprovazione o di ostentata erudizione, pel terzo, un
altri dicono, e, pel secondo, il Saracini e il Buglioni dicono di Giorgio da Sebenico.

Or bene: se così grossa ignoranza, per sì diuturno volger di tempo, durò nella nostra
regione e nella stessa Ancona riguardo a monumenti tanto vistosi innalzativi dall'egregio
dalmata, quale cognizione si ebbe mai sino a tutto l'ottavo decennio di questo secolo sul
continente italiano intorno agli altri, per quanto cospicui, da lui, entro e fuori del continente
medesimo, lavorati ed eretti?

La Biografìa degli artisti pubblicata dall'abbate Filippo De Boni in Venezia nel 1840
pei tipi del Gondoliere, fra tanti lavori di merito infinitamente minore ai sopraindicati di
Giorgio, nessuno di lui ne cita nè dentro nè fuori del nostro continente, nè in qualsiasi
altro paese del globo ; che, anzi, perfino il nome di tanto maestro indarno ricercasi tra le
tante centinaia che disposti per ordine alfabetico sillabico ivi figurano. E indarno altresì
mi è avvenuto di ricercarlo nelle dotte ed erudite pagine di Pietro Selvatico sull'Architet-
tura e scoltura in Venezia, uscito alla luce nel 1847. Eppure è certo che, in seno a quella
città regina dell'Adriatico, Giorgio succhiò il latte fecondatore dei suoi vasti studi artistici,
ivi ebbe infiorato il suo talamo di sposo, ivi possedè case; ond'è inammissibile che ivi pur
non lasciasse qualche suo squisito lavoro.

In una età però come la nostra, tanto delle altre più feconda d'ingegni passionatamele
dediti alla coltura della critica storica e dell'artistica, ed anco di ambedue insieme riunite,
a lui, degno di essere annoverato tra i più valenti architetti e scultori di ornato e di figura
in pietra ed in marmo fioriti nel secolo xv, non doveva alla perfine mancare chi, in qualche
luogo con occhio competente di persona addestrata nell'arte, ne esaminasse le opere, ne rile-
vasse i pregi e lo stile e, di questo accuratamente notando gli speciali caratteri, quelle
individuasse per guisa da non lasciarle più andar confuse o scambiate con le altrui; nè
chi, con pazienza di vero erudito e con acutezza di paleografo, rintracciando e decifrando
autentici documenti fra la congerie polverulenta degli archivi e sulle sparse e corrose lapidi
originariamente scolpite e murate negli edifici da lui innalzati, gli restituisse la legittima
paternità dei medesimi, e di tutti insieme, in un libro contenente pur anco le varie e bene
assodate circostanze della sua vita, desse al mondo copiosa ed esatta contezza.

Infatti, con quanto impegno e perspicacia di discernimento il chiaro architetto in-
glese signor G. I. Jachson siasi applicato a sostenere la prima delle accennate parti, ne
è prova quanto il medesimo si die cura di pubblicare in proposito nell'Annuario dalmatico
del 1884, e poscia in separato ed elegante volume intitolato: Dalmatici the Quarnero and
Istria, che, nel 1887, curò di far imprimere in Oxford. Nè punto da meno del Jachson
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