Archivio storico dell'arte — 7.1894

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quali mi è d'uopo ricordare l'egregio monsignor Federico Federici, vescovo diFuligno;la
cui morte, incontrata in ferrovia per mano brutalmente assassina, ha ricolmato di orrore
quanti in petto ancor nutrono umano sentire, e di sdegno e di dolore fiorissimo quanti, sia
per l'eminente sacro carattere della sua persona, sia per le prove avute del suo ottimo cuore
e dei meriti della sua elevatissima mente, il veneravano, amavano, o soltanto ammiravano.
Conservo gelosamente una lettera direttami dallo stesso Federici nell'agosto del 1885, allor-
quando, essendo egli tuttavia canonico in Ancona, io trovavami in Recanati intento in
quegli archivi alle ricerche dei documenti riferibili ai tesori artistici loretani, affidatemi
dal Ministero della istruzione pubblica. Con essa egli, per conto del Fosco, cortesemente
pregavami di fornirgli tutte le notizie che per avventura io possedessi intorno a Giorgio
da Sebenico; e specialmente interpellavami acciò gli comunicassi se realmente, come avea
inteso dire, il medesimo artista avesse intagliata una bella porta per quel convento dei
Francescani. Ma, poiché, sino a quel tempo, a me di Giorgio altro non era noto se non
quanto ne avevo appreso dal Ricci, io, fuori del pubblicato da questo e già probabilmente
letto dal Federici medesimo anche nelle croniche del Bernabei e del Ferretti, nulla di più
potei trasmettergli, se si eccettui il ragguaglio sul falso supposto dell'accennata porta, la
quale riuscii ad appurare non aver mai punto esistito. Né, meglio della richiesta a me
inviata, approdarono le indagini e le dimande che lo zelo del Federici e di altri fecero
in Ancona per soddisfare alle lodevolissime brame del Fosco : dappoiché, fuor del narrato
dai testé mentovati cronisti, veggo nuli' altro aver ricevuto di là se non se la data, ma
erronea, del contratto ivi stipulato per la costruzione della facciata della loggia dei Mercanti.

Venne giorno però, che la capricciosa fortuna, mostratasi così fattamente sgarbata con
quei valent' uomini, benevola a me si rivolse. Eran corsi appunto tre anni dalla data della
suddetta lettera direttami dal Federici, allorché io, capitato in Ancona e datomi a rovi-
stare fra le antiche carte di quell' archivio municipale in cerca di documenti relativi ad
opere artistiche, e specialmente di Giorgio, tra parecchi che ve ne rinvenni, riferibili ad altri
maestri, e che curai di copiare, perchè affatto al pubblico sconosciuti e non di poco impor-
tanti, uno pur ne trascrissi risguardante precisamente lui, ossia 1' enunciato contratto per
la magnifica facciata della loggia ; e, di un altro anteriore di men che tre mesi riferentesi
alla loggia stessa, in cui però egli non era nominato, rilevai soltanto il sunto.

Esaurita la messe ristretta nel detto campo, lasciai in quell'anno la dorica città per
tornarvi, come feci, nel susseguente, ad invadercene un altro assai più ampio, e su questo
ricorrendo d'anno in anno per qualche giorno a spigolare, finalmente nel 1891, con non
lieve fatica sì, ma con incomparabilmente maggiore soddisfazione interna dell' animo, mi
trovai giunto a possederne ben altri venti, egualmente autentici, tutti parlanti di esso
Giorgio e tutti inediti, e da me per il primo trascritti e tutti, eccetto un solo, cioè il
primo, da me scoperti.

Non appena esaminato il libro del Fosco, che, poco innanzi alla morte di lui, mi fu
concesso di leggere dalla cortesia del caro suo amico canonico Spinelli di Ancona, e,
notatevi le lacune dall'autore lasciatevi, entrai in proposito di ricolmarle con gli atti
or ora accennati, non però prima di aver compulsato ancora gli archivi di Civitanova-
Marche, dove stimavo reperibile almeno qualche scrittura concernente la facciata di Santa
Maria (chiesa di già demolita), che ivi, giusta una prova fornita dal medesimo Fosco,
pur venne da Giorgio iniziata. Ma, alla buona sorte da me incontrata in Ancona non è
stata compagna quella che ho cercata in Civitanova. Indarno, carta per carta, e con tutta
accuratezza, ho svolto quanto questa città conserva nel proprio archivio municipale e nel
notarile, non solo del tempo in cui si sa Giorgio aver frequentato le nostre Marche, ma
ben anco degli anni, e non pochi, a quello anteriori e posteriori. Avvegnaché, se mai
alcuna memoria di lui vi è stata, sicuramente è scomparsa, abbenchè se ne ignori il quando,
o con la perdita degli atti del tabellionato, dei quali gli appartenenti al secolo xv sono
ridotti a numero estremamente esiguo, o di' quelli del cancellierato e massariato comunale,
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