Archivio storico dell'arte — 7.1894

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PIETRO GIANUIZZI

25. Sul finire del 1459 o in sul cominciare del 1460 si restituì a Selenico per rioccupar -
visi della fabbrica di quella Cattedrale. 1

26. Nel febbraio del 1464 fu chiamato a Ragusa pel restauro del Palazzo del Rettore,
incendiato 1' 8 di aprile 1462 ; sul rifacimento del quale e sulla riparazione della Torre
detta allora di Minze, e modernamente Minieta, si trattò dal pubblico Consiglio di quella
città nel giorno 9 del febbraio summentovato.

27. Nel 19 di luglio pur del 1464 fu onorato dal Consiglio Rogatorum {dei Pregadi?)
di Ragusa, non solo coli'appellativo d'ingegnere (ingeniarij), ma eziandio colla delibera-
zione che il lavoro della predetta Torre di Minze si avesse a compiere giusta il parere e
disegno di lui.

28. Nel 25 di settembre del medesimo anno 1464 venne ugualmente onorato dallo
stesso Consiglio ragusino colla proposta (sulla quale però in tal giorno non fu presa deli-
berazione) di ritener lui maestro ingegnere (magistrum ingeniarium) a salario per otto
mesi in ragione di 600 ipperperi {sexcentorum ipperperorum) l'anno, oltre l'uso gratuito
della casa, con patto che fosse tenuto, senz'ulteriore compenso, di propria mano a lavo-
rar di scarpello (lavorare de scarpello cum propria manti) ed a fare quant'altro dell'arte sua
(de artificio suo) gli fosse ordinato dall'ufficiale del comune.

29. Ai 2 del susseguente novembre, per decreto del ridetto Consiglio, fu confermato
a otto mesi nella carica d'ingegnere di quel comune, retribuita, a partire dal 23 di ottobre
ultimo scaduto, in cui la sua prima condotta di quattro mesi era terminata, collo stipendio
qui sopra indicato.

30. Nel giorno 11 dello stesso novembre 1464, fu ricordato in seno del Consiglio me-
desimo, a proposito del parere che egli avea espresso sul pericolo da cui era minacciato il
Palazzo del Rettore tuttavia in fabbrica, se prontamente non si fosse posto mano a rico-
struirne la facciata.

31. Ai 9 di febbraio del 1465, per volontà del menzionato Consiglio maggiore di
Ragusa, gli fu interdetto il proseguir del lavoro (dell'accennato palazzo ?) che ivi avea,
per insino a tanto che lo stesso Consiglio non avesse ricevuta dal Consiglio Minore la rela-
zione dell' ingegner fiorentino Michelozzo Michelozzi, il quale, a giudicare del lavoro mede-
simo, doveva essere chiamato dal Rettore e da quel secondo Consiglio.

32. Nel 5 di giugno successivo fu dal summentovato Consiglio Maggiore di Ragusa,
a pieni voti, riferma to a salario in qualità di protomastro ; ed egualmente, a pieni voti
venne adottato il suo parere sul doversi fabbricare la Torre di Santa Caterina.

33. Causa la peste manifestatasi in Ragusa, nel ripetuto anno 1465 (non è detto in
qual mese) fece ritorno a Sebenico. 2

34. Nel 1466 andò a Pago, chiamatovi da monsignor Antonio Palcich vescovo di
Ossero, e pattuì con lui, per 300 ducati, l'allargamento della Corte di quel futuro Episcopio,
non che Y ornamentazione della medesima corte, voluta da quel prelato ricca di fregi, al pari
dell'altra che vi aveva il Conte Veneto, e fornita di due altane a volta, sulle quali figurasse
scolpito il suo stemma episcopale. 3 Ivi ancora, con un tal Misolich procuratore della chiesa
parrocchiale del medesimo luogo, conchiuse un contratto per il lavoro della facciata sovra-
stante la grande cappella dell'istessa chiesa.

ivi, per comporre una vertenza che aveva col capi-
tano del porto e col comune anconitano, si servì di
don Pietro da Venezia abbate del monastero di San-
t'Apollinare in Classe fuori di Ravenna, col man-
dargli una procura di là (Documento XII).

1 Nel 1460, almeno dal 28 giugno a tutto il 4 luglio,
si trovò di nuovo in Ancona, e vi acquistò un'altra
casa (Documenti XIII, XIV e XV).

2 Nel settembre del 1465, trovandosi assente da
Ancona, vi affittò per mezzo di un suo procura-
tore la seconda casa ivi acquistata nel 1460 (Docu-
mento XVI).

3 Tale opera fu da Giorgio condotta soltanto fino
alla metà : e di ciò forse fu causa, come ha supposto
il Fosco, l'essersi avuto sentore che in Pago più non
sarebbesi eretta la progettata sede vescovile.
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