Archivio storico dell'arte — 7.1894

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EGIDIO CALZINI

con molta morbidezza, sia alquanto patito. „ E a proposito di questo quadro, scrive il Casali
e ripete il Milanesi, che nelle figure dei santi Domenico e Caterina si è creduto di ravvisare
i ritratti di Bianca e di Ottaviano figliuoli di Girolamo Riario. Ma come può essere ciò se la
tavola mostra la data del 1532 ? Già da circa trent' anni la famiglia Riario erasi ritirata dalla
Romagna, né sappiamo indovinare per qual ragione il vecchio pittore dovesse raffigurare nel
volto di detti santi due personaggi che da un terzo di secolo non risiedevano più in Forlì.
Bianca era andata sposa ad Astorgio Manfredi sino dal 1-495, cioè trentasette anni prima che
il pittore eseguisse il lavoro, ed Ottaviano trovavasi lontano da Forlì sino dal 1504.

Al 1533 appartiene YAnnunciazione colorita per la chiesa dei Servi in Forlimpopoli,
notevole per la bellezza degli arabeschi e la lucentezza del paese. Tutto il resto appare
inferiore al pennello del pittore forlivese anche in causa del tristissimo stato di conserva-
zione e dei restauri, più che indecenti, a cui è stata sottoposta.

Dello stesso anno è un San Girolamo non privo d'interesse, se non per altro, per lo
stile che vi s'appalesa, quasi che l'artista, già vecchio d'anni e nell'arte provetto, si com-
piacesse di operare con l'antica maniera, benché più corretto e più proporzionato. La pic-
cola tavola fu comperata in Roma, or non è molto, dal marchese Raniero Paolucci, forlivese,
residente in Londra. 1 Che sia quella già posseduta dall'antiquario signor Minghetti?

Di un' altra pittura consimile ce ne dà notizia il noto critico d' arte Fritz Harck, in
Quadri italiani nelle Gallerie private di Germania {Archivio storico dell'Arte, anno VI, p. 390).
Egli scrive: " La sala germanica del castello di Sigmaringen contiene> un altro dipinto,
di pregevole pennello italiano (n. 207) : un San Girolamo, che contempla il Crocefisso e
siede innanzi ad una grotta rocciosa, con la mano destra poggiata ad un libro. Dietro a
lui giace il leone; a destra l'occhio scorre sovra un lontano paesaggio montuoso. Circa
l'autore non si può essere in dubbio neppure un solo istante; è certamente opera carat-
teristica di Marco Palmezzano, ma d'una finezza e attrattiva straordinaria. „

XIV.

Per tanto tempo giudicata opera autentica del Melozzo, perchè appunto ne porta il
nome, è l'interessantissima tavola del Palmezzano presso la famiglia Croppi di Forlì. Mi-
sura m. 0.98 X 0.64, ed era proprietà dello stampatore Scipione Casali. Figura il Battesimo
di Gesù nelle acque del Giordano. Il nudo del Redentore è modellato egregiamente; dura
invece è la figura del San Giovanni; graziosa e fortemente colorita al contrario è una
terza figura d'uomo, in atto di bagnarsi nel sacro fiume. Il paesaggio, mosso e roccioso
al solito, è di una verità sorprendente ; in alto, a sinistra, un cielo ariosissimo. Sul car-
tellino senza data si legge : Marchus de Melotius pictor foroliviensis facebat. La forma del
carattere mostra però chiaramente che esso non è dell'epoca. Anche altra volta noi l'as-

1 Misura m. 0.66 X 0.48. Il Santo inginocchiato
tiene sulla destra un sasso e con esso si batte il
petto ; guarda un piccolo crocifisso avanti a sè, la
cui croce è piantata sul terreno ; indossa una veste
logora giallo-castagna, foderata pur di giallo più
chiaro; la veste è aperta sul petto e lascia anche nude
le spalle, le braccia e le gambe, coprendogli appena
la vita. Dietro, alla sua destra, il leone, in piedi,
par che guardi attentamente nel piccolo fiume vi-
cino. A' pie della croce è il cappello rosso; a sini-
stra, massi e roccie elevansi fino all'altezza del qua-
dro ; poca parte di cielo in un angolo e i soliti monti
e stradicciole tortuose, oltre una casetta piantata

sur un arco sotto cui passa l'acqua del fiume. Per
la composizione e per l'identica attitudine del Santo
avanti al crocefisso, e per le roccie nel paesaggio
che arrivano pure all' orlo del quadro dividendo il
cielo in due parti, questa del Palmezzano ha molta
parentela, o almeno ci rammenta subito un' altra
tavola in cui è rappresentato il medesimo soggetto,
quella cioè di M. Zoppo esistente oggi nella colle-
zione Frizzoni a Milano. Vi si riscontrano persino
alcuni accessori identici. Del resto nulla di più pro-
babile che il nostro Marco conoscesse, come accen-
nammo ancora, le opere del pittor bolognese.
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