Archivio storico dell'arte — 7.1894

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MARCO PALMEZZANO E LE SUE OPERE 477

Gli affreschi, secondo il solito, andarono perduti 1 nella ricostruzione della chiosa (soppressa anche
questa nel 1880 e trasformata in cavallerizza) eseguita nella prima metà del secolo scorso.

Però nel magazzino della Pinacoteca è una Madonna col Bambino poppante, ancora sul muro, la
quale ricorda la Madonna nella canonica della Chiesa dei Servi. La veste, come il manto, è turchina,
e quest'ultimo è adorno di piccole stelle. Sul petto ha un sole con raggi dorati; così le aureole della
Vergine e del Putto rilevate, portano incisioni e sono dorate. Il Bambino è vestito di bianco, ha nudo
il braccio destro e le spalle. Il tipo delle figure con gli occhi tagliati a mandorla non si scosta molto
dal tipo abituale alla così detta scuola greca, comune nel trecento. Attorno all'aureola della Madonna
sono quattordici piccole stelle, uguali a quelle del manto, infilate da un cordoncino a guisa di ghir-
landa. L'affresco, scoperto molti anni addietro dal P. Angelo Ancarani, esisteva appunto sotto il quadro
del santo cui era dedicata la chiesa, in San Domenico, laddove l'Organi condusse negli ultimi suoi
anni i lavori del coro. Peccato che anche tale affresco (m. 1.00 X 0.75) sia sciupato per turpi restauri
e tenuto in nessun conto. Noi lo crediamo, sicurissimamente, della stessa mano che dipinse la Madonna
in San Pellegrino e l'altra delle grazie in Duomo.

Baldassarre Carrari, il vecchio.

Dagli storici locali si disse discepolo di Guglielmo Organi, ma senza prove che ne avvalorino
l'asserto, Baldassarre Carrari il vecchio ; a distinzione dell'altro Carrari che lavorò, come vedemmo,
molto tempo dopo, e cioè nel primo ventennio del secolo xvi.

Il Bonoli 2 scrive : " Baldassarre (il vecchio) già scolaro di Guglielmo riuscì professore di qualità,
siccome il comprovano i di lui dipinti. „ Erra però questo scrittore quando soggiunge che " allo stile
e serie di tempi si ritiene di lui scolaro il famoso Melozzi. „ Il Marchesi, 3 lo chiama non ignotus pictor
seculi sui adirne sub gothica ruditate et inscitia làborantis, ecc. „

Da questi scrittori si rileverebbe quindi come il Carrari, nella stessa guisa dell'Organi, vivesse
più di un secolo, facendolo essi operare dalla metà del xiv secolo e vivere sino al 1460 circa, se si
vuol giungere a proclamarlo maestro del Melozzo che nacque nel 1438. Dunque una vita straordina-
riamente lunga, inverosimile. Ognun vede come queste date non siano le più adatte per fare un po' di
luce attorno a quest'uomo; d'altronde noi non seguiremo il giudizio di un dotto critico, la Schmarsow,
il quale scrisse che Baldassarre Carrari il vecchio rappresenta un nome senza significato, poiché nes-
suna prova ci resta di lui e della sua operosità artistica, " nessuna prova nè delle chiese, nè del Museo
di Porli può dimostrare che egli vi abbia abitato e dipinto. „ Ma anche a non voler convenire con gli
storici Bonoli e Viviano Marchesi intorno al valore dell'artista, converrà almeno ammetterne l'esistenza;
perchè davvero non sapremmo dimostrare mai come si debba negare o porre in dubbio l'esistenza di
un pittore, ricordato con simpatia dagli storici del seicento, pel solo fatto che di esso e della operosità
sua, in patria, non ci rimane alcuna traccia.

D'altra parte è proprio vero che nessuna pittura, tra quelle che oggi si ammirano nel Museo,
vale a farci ricordare l'esistenza del Carrari?

Gli stessi scrittori locali asseverano che le moltissime opere di questo maestro andarono a male
per la rovina delle fabbriche che le contenevano. E appunto un esempio di quanto essi dicono dob-
biamo vederlo nel riattamento della chiesa di Santa Maria in Schiavonia, avvenuto nel presente secolo.
In tale circostanza furono mal ridotti, anzi la più parte distrutti, gli affreschi che adornavano l'anti-
chissimo tempio, le cui -origini si fan risalire al secolo quinto. Tra quegli affreschi dovevasi cercare,
verosimilmente, la prova più sicura dell'attività dell'Organi e del Carrari il vecchio ; tanto ciò è vero
che un avanzo delle pitture, abbattute nel 1840, per la ricostruzione dalle fondamenta della stessa
chiesa, ce ne dà un chiaro esempio. Intendiamo parlare del considerevole frammento d' affresco
(m. 2.97 X 2-38) al n. 166, nella Pinacoteca comunale, rappresentante in grandezza naturale i santi

1 Li ricorda anche Giorgio Viviano Marchesi, in 2 Bonoli, op. cit., voi. I, p. 324.

Vitae Tu: ili. (1726) p. 25G. 3 V. Marchesi, op. cit. p. 249.

Archivio eterico dell'Arte - Anno VII, Fase. VI. 11
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