Archivio storico dell'arte — 7.1894

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MARCO PALMEZZANO E LE SUE OPERE 47!)

Lattanzio (da Forlì ?).

Di questo mediocrissimo pittore, che non sappiamo se meriti il nome d'artista, non se n'avrebbe
notizia se egli, che dovett' essere contemporaneo di Giovanni Pansecco (1' autore della Moria della
Madonna del Fuoco), 1 non avesse dipinta a tempera una tavola ricordata anche dal Marchesi, 2 a mezzo
tondo, con la carta ov' è stampata la miracolosa immagine, con sotto gli apostoli e i Misteri dell'In-
carnazione. La carta non appare volante sopra il tetto, come i più allora solevano disegnarla, ma
fissa nella propria tavoletta di legno dentro la casa di maestro Lombardino, incendiata. In basso
varie persone (tredici in tutto) attingono acqua da un pozzo ed altre s'affaticano a spegnere il fuoco.
Il pittore vi dipinse sotto questa leggenda in carattere gotico: " E fo nel 1428 a dì 4 de febraro.
Qui .se demostra corno per virtù de nostra Donna bruxando questa casa non gle romase altro che la
sua figura in una carta imbrocada in un asse e la qual' è in questa capella e fa molti miracholi. „
Dietro la tavola, che ha la forma di lunetta, leggesi ancora : " Lattanzo famegio di Pansecco dipinse. „
Il carattere è forse del secolo xvn. Quindi chi vorrebbe accertare eh' esso sia il nome vero dell'autore?
Questa lunetta stette lungo tempo nella cappella di San Bartolomeo, del vecchio duomo, e in seguito
fu posta sopra la porta d'ingresso, internamente, del così detto Tesoro della Madonna del Fuoco, nella
cattedrale, ove trovasi tuttora. Checché ne sia, intorno al nome dell' autore, è però d' avvertire che
la tavola, senza essere bella, è notevole per l'epoca in cui fu dipinta, e cioè nel 1438, e non nel 1428,
come dice oggi l'iscrizione di carattere gotico ; poiché nella data, la cifra 2 fu indubbiamente ridipinta
qualche tempo dopo, com' è chiaro dalla trasparente cifra 3, visibile ancora sotto il 2, che riuscì di
forma più grossolana e diversa dalle lettere e dalle cifre originali, le quali sono più sottili e meglio
disegnate. E la ragione di tale cambiamento, o pentimento, sembraci manifesta, pensando al desiderio
de' committenti o del divoto pittore, di segnare nel quadro il millesimo nel quale avvenne ibmiracolo,
invece che datare il lavoro con l'anno nel quale fu condotto; più importante essendo la data del mi-
racolo che quella della sua rappresentazione. Ma per noi intanto rimane stabilito che il lavoro appar-
tiene cronologicamente all' anno 1438.

Pietro Giacomo da Forlì.

Di un altro pittore forlivese di quel secolo, ma ignoto in patria, ove non lasciò alcuna traccia
di sé, di Pietro Giacomo da Forlì, abbiamo notizia da un articolo dell' illustre E. Muntz, pubbli-
cato fino dal 29 aprile 1876 nella Cronique des Aris et de la Curiosità, e dal Milanesi (Vite del Va-
sari, II, 516, n. 3). Da essi apprendiamo, insieme all'epoca precisa nella quale Frate Angelico lavorava
nella basilica di San Pietro, e le condizioni alle quali lavorava, anche il nome de' suoi collaboratori.
Tra questi è memoria di Pietro Giacomo da Forlì, il quale dovette lasciare il servizio del papa (Eu-
genio IV), prima ancora della partenza da Roma di Frate Angelico per Orvieto, ove poi dipinse il
duomo. Il primo documento del Muntz, estratto dai registri della Camera apostolica e della Tesoreria
pontificia, tratta appunto di questo pittore forlivese. Lo riportiamo :

" 1447, 9 maggio.

" A Pietro Jachomo da Furlì depintore a lavorato chon frate Giovanni a la chapella di
Santo Pietro a di detto fi. tre b. quindici e quali ebe di suo salario di 1° (o: questo) mexe e XVIII di
e stato a lavorare cioè se partito dodi XVIII di marzo perfino a di 2 maggio. „

trove. In quella raccolta era anche il quadro ordi-
nato da Pino Ordelafii, per grazia ricevuta, nel 1465,
e che Benedetto Rosetti acquistò il 10 gennaio 1798
per cordialità del conte Francesco di Cesare Albi-
cini, forlivese. (V. Bonoli, voi. II, pag. 183).

1 V. Receputi Bartolomeo, Istoria della Immagine
miracolosa del Fuoco, data alla stampa in Forli, solo
nel 1686.

2 S. Marchesi, Supplemento, pag. 376.
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