Archivio storico dell'arte — 7.1894

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L'ANGELO CHE SUONA DEL BARGELLO E LA FONTANA DI PERUGIA

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scalpello morbido e largo nello stesso tempo, tutto ciò forma i segni caratteristici dello
stile di Nicola da Pisa.

Ma ammesso questo, perchè non attribuire questa statua alla scuola pisana? Perchè
ci si trovano diversi caratteri, specialmente un sentimento prezioso e tenerissimo, che non
sono comuni nella scuola pisana. Se noi infatti studiamo lo stile di Nicola da Pisa sia
nel pulpito del battistero di Pisa, sia nel pulpito del battistero di Siena o nei due batti-
steri della cattedrale di Lucca, troviamo dappertutto un fare grandioso, una purezza nobile
e un po' severa che contrasta colla grazia commovente della statua del Bargello. E d'altra
parte nello stile di Giovanni da Pisa, per quello che lo conosciamo nei pulpiti di Pistoia

0 di Pisa o nella Madonna di Prato, noi troviamo una violenza di movimenti e d'espres-
sione che è proprio l'opposto della calma e della semplicità della nostra statua.

Non trovando in questa statua nè la grandezza di Nicola, nè la foga espressiva di
Giovanni, ma al contrario quel carattere grazioso che fiorì a Firenze nel xiv secolo sotto
l'impulso di Andrea da Pisa, si finì per classificare questa statua nella scuola del Fioren-
tino. Bisognava attribuire l'opera ad Andrea da Pisa? Sarebbe stato temerario. Le opere
di Andrea da Pisa sono abbastanza numerose, per poter esattamente conoscere il suo stile,
e constatare le differenze che lo separano dallo stile dell'Angelo del Bargello.

Il nome d'Orcagna sembrava più favorevole, specialmente se invece di prendere
a norma di giudizio le sue sculture, si prendessero i suoi affreschi. L'Angelo del Bargello
infatti ha dei grandi rapporti colle belle figure degli angeli e dei santi del Paradiso della
cappella Strozzi a Santa Maria Novella. E quanto a me, ritrovando in queste pitture questo
misto di nobiltà e di grazia, che dà alla statua del Bargello un carattere di bellezza così
eccezionale, io mi ero deciso ad attribuirla allo stile d' Orcagna.

Ma a confutare questa opinione non si può forse dire con un' infinità di ragioni, che
per attribuire 1' Angelo del Bargello all' Orcagna, non si debbono consultare le sue pitture,
ma piuttosto le sculture ? Ora, nelle sue sculture del tabernacolo d' Or San Michele noi
troviamo uno stile più duro, dei panneggi dalle pieghe angolose, un fare meno ardito e
sopratutto un'ardente ricerca dell'espressione drammatica che si rivela dal movimento
generale dell'attitudine e dalla mobilità dei tratti della fisonomia, a un tal punto, che la
differenza fra la statua del Bargello e le sculture d' Orcagna sono tali che per attribuire
questa statua ad Orcagna bisognerebbe supporre che ad un dato momento egli avesse avuto
nel suo modo di scolpire uno stile differente, simile a quello che troviamo ne'suoi affreschi.
E noi siamo anche qui nel dominio della pura ipotesi.

La conclusione di questi diversi argomenti è che veramente, per la grandissima gene-
ralità dei suoi caratteri, la statua del Bargello appartiene alla scuola pisana, che tutti i
principali argomenti sono favorevoli ad attribuirla a questa scuola, che per l'attribuzione
alla scuola fiorentina non si può invocare che il carattere di tenerezza e di dolcezza
abituale a questa scuola, ma che d'altra parte nessuno dei grandi nomi di questa, nè
quello d' Andrea da Pisa, nè quello dell' Orcagna, possono essere pronunciati con probabilità.

Ebbene, in tutte queste incertezze vi è un accordo possibile. Basta riconoscere che la
grazia incantevole, che è il tratto distintivo dell' Angelo del Bargello, non fu l'appannaggio
esclusivo della scuola fiorentina e che esso ha esistito nella scuola pisana stessa. È per non
avere studiato sufficientemente tutte le manifestazioni di questa scuola, per non aver distinto
nettamente le diverse fasi della sua evoluzione, che io ho esitato da principio a classificare
l'Angelo del Bargello in questa scuola pisana alla quale appartiene realmente.

Si sarà notato che nella discussione precedente, parlando di Nicola da Pisa, ho citato

1 pulpiti di Pisa e di Siena che datano dal 1260-1268 e parlando di Giovanni da Pisa ho
citato i pulpiti di Pistoia e del duomo di Pisa che datano dal 1300-1310. Ora tra questi
due gruppi d'opere vi è un'enorme lacuna; tra il pulpito di Siena di Nicola, terminato
nel 1268 e il pulpito di Giovanni a Pistoia, vi è uno spazio di tempo di più di trenta
anni. Ed è ciò che spiega del resto come ci son potute essere delle differenze così profonde

Archivio storico dell'Arte - Aimo VII, Fase. VI.
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