Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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BERNARDINO LUINI E LA PELUCCA

ì

CCO un titolo che ha tutta l'aria di annunciare una no-
vella del Quattrocento: e per verità, si potrebbe dire
che, grazie a questo titolo, potè giungere sino a noi
una leggenda d'amore la quale ben difficilmente sa-
prebbe oggi sostenere le indagini di una critica, fon-
data solo sopra documenti ed indizi positivi: leggenda
d'amore, di cui è protagonista quel pittore che — nella
schiera degli artisti della Scuola lombarda al principio
del secolo xvi — tiene uno dei primi posti per la
genialità delle sue composizioni: Bernardino Luiui.

Secondo la leggenda popolare, avvenne che, mentre
Bernardino Luiui stava dipingendo una cappella nella
chiesa di San Giorgio in Palazzo a Milano, il parroco, salito sulle impalcature per esaminare
gli affreschi e venuto a diverbio col pittore, cadesse dal ponte rimanendo morto sul colpo.
11 Luini, incolpato del luttuoso fatto, dovette tosto sottrarsi alle ricerche della giustizia,
contro di lui eccitata dalla rivalità degli altri pittori, abbandonando Milano travestito da
mugnaio, per cercare un sicuro asilo nella casa campestre della famiglia Pelliccili, 1 vicino a
Monza, dove rimase per due anni incognito, finche l'infuriare di una grave pestilenza ebbe
allontanato ogni pericolo di ulteriori ricerche e molestie: sempre secondo Ja leggenda, il
Luini durante quella forzata dimora, avrebbe dedicato tutta la sua attività nel decorare le
sale che lo ospitavano, ed al tempo stesso si sarebbe invaghito della figlia di Guidotto
Pelliccili, di meravigliosa bellezza, per la quale già spasimavano i giovani signorotti dei
dintorni. Fra questi, la leggenda annovera Ferrigo Rabia, amico del pittore, ed Amaretto
de' Cavanti, i quali avrebbero colto l'occasione di un torneo presso la famiglia Della Croce,
vicino a Monza, per scendere in campo e contendersi le grazie della bella Pelucca. La for-
tuna delle armi sorrise al Rabia; ed il Luini, sebbene rivale nell'amore di Laura, ebbe a
compiacersi della vittoria dell'amico, eccitando sempre più l'ira del Cavanti ; il quale,
allontanatosi tosto dal torneo, e chiamati a raccolta i suoi fidi, attese che il Rabia col Luini
e la famiglia dei Pelliccili facessero ritorno a sera inoltrata, alla loro dimora, per assaltare

1 La famiglia dei Pelliccili figura nella Storia Mon-
zese fin dal secolo xii : il primo dei Pelucchi ricordato
nei documenti è un Cazardus, che interviene all'atto di
fondazione dell'Ospedale di San Gerardo nel 1174, e
che nel 1196 è detto de nobilibus istius burgi: in una
carta del 1180 viene precisato che questa famiglia pos-
sedeva già lo stabile della Pelucca, essendovi citato
l'aqueductum de quo dant aquant Jacobi Peluci, col-

l'obbligo di non impedire aquam euntern ad molendinum
eorum de Balazola. Dopo otto secoli si conserva ancora
questo cavo o aqueductum, che divide la proprietà della
Cascina Pelucca dalle Cascine Baragiola. Circa trenta-
cinque Pelucchi figurano nelle Memorie di Monza, dal
1200 al 1400, come consoli di Monza, canonici, umi-
liati, ecc.
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