Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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LUCA BELTRAME

tandosi di freschi di una certa estensione. Era riservata al signor Stefano Barezzi la gloria
di rendersi oltremodo benemerito delle arti, col l'essere riuscito nel modo più semplice, più
sollecito e più sicuro a staccare dalla muraglia, o piana o curva, perfettissimamente ogni
buon fresco di qualunque siasi dimensione, ed a fissarlo sulla tavola, senza che il dipinto
soffra in alcun modo. Il suo metodo consiste nell'applicare sul fresco una tela preparata
all'uopo, la quale attrae a se per tal modo il dipinto, che l'artefice nello staccarlo poscia con
risoluto e sempre eguale movimento, porta via sulla tela stessa tutta la dipintura, e ne lascia
La muraglia affatto bianca. Questa tela sovrapposta quindi ad una tavola, e poscia di bel
nuovo staccata, lascia impressa sulla tavola medesima l'identica pittura, non iscapitata di
un atomo nelle minime sue parti. Il signor Barezzi ha già fatto rivivere, per tal modo,
alcuni dipinti di Luini e di Marco d'Oggiono, che gli intelligenti e gli amatori possono
vedere quando vogliono. La superiore autorità, riconosciuta l'importanza di tale ritrovamento,
si compiacque d'incoraggiare l'artefice ne'suoi felici esperimenti col mezzo dell'I. R. Acca-
demia delle Belle Arti, assegnandogli nella soppressa chiesa della Pace alcune dipin-
ture di Marco d'Oggiono, ond'egli possa verificarli in grande. In virtù dell'apparecchio del
signor Barezzi, sperar si potrebbe di veder restituito a miglior condizione il famoso Cena-
colo di Leonardo, le cui vestigie rimangono nel refettorio del Convento delle Grazie di
Milano, non che altri capolavori dell'umano ingegno di cui abbonda l'Italia, che per la loro
vetustà sono oggimai logorati dal tempo ».

Devesi però notare come il procedimento del distacco degli affreschi dal muro adottato
dal Barezzi non fosse ne nuovo, ne il più perfetto; e come per il trasporto delle pitture dal
muro sia avvenuto quello che si è verificato per altri processi tecnici riguardanti l'arte, i quali
vennero talvolta giudicati come una innovazione, mentre non erano che riproduzione,
con qualche variante, di processi già in uso anteriormente. Il Cicognara, al tempo del
Barezzi, non esitava ad esprimere l'opinione che l'arte di riportare gli affreschi fosse già,
sotto varie forme, comparsa e scomparsa in Italia: ed invero fin dal 1725, un secolo prima
del Barezzi, il ferrarese Antonio Contri aveva abbandonato, sia il sistema di segare il muro,
sia quello di trasportare l'intonaco assieme col dipinto, per ricorrere al partito più radicale,
di riportare sopra una tela il solo strato della pittura, con un procedimento di cui egli
diede alcuni saggi, giudicati favorevolmente dai suoi contemporanei.

La storia dei vari procedimenti seguiti per il trasporto delle pitture dalla tavola o dal
muro sulla tela meriterebbe oggidì uno studio più completo di quanto ci risulti dagli
scritti del Lanzi, del Rambelli, del Baruffaldi, del Giordani e del conte G. Secco-Suardo :
e sarebbe certo di grande importanza un esame particolareggiato delle varie operazioni per
il trasporto di dipinti, compiute nei secoli scorsi, allo scopo di giudicarne gli effetti dopo
un periodo di tempo abbastanza esteso, e ricavarne così delle norme per la garanzia di buoni
risultati in tali procedimenti, che ancora oggidì non sono completamente svincolati dal-
l'empirismo dei metodi e dai segreti professionali: per questa storia, non sarà senza inte-
resse il richiamare come il cardinale Federico Borromeo, fin dal primo quarto del secolo xvn,
ebbe a compiere il distacco di affreschi del Luini, per sottrarli alla completa rovina e racco-
glierli nella Raccolta artistica, ch'egli iniziò presso la celebre Biblioteca da lui fondata in
Milano. Questa circostanza risulta da un passo della descrizione ch'egli ha lasciato della Rac-
colta Borromeo, e che venne stampata nella stessa Biblioteca Ambrosiana col titolo: « Federici
cardinalis Borromei archiepisc. Mediolani Museum - Mediolani, anno salutis MDXXY ». 1
Alle pagine 26-27 si legge:

« Leonardi Coenaculum, siue Triclinium, quod in Aulse huius summa parte prostrat,
cogit transire pleraque alia, quse cuiuslibet tenere oculos possint, in primisque exempla
Luini operum, quse cum iam vetustate dilaberentur, exciderentque tectorijs, exprimenda
curauimus, atque liinc inde collegimus. Reliquise Coenaculi cernuntur adhuc in Yrbis hujus

1 Edizione rarissima, di cui si conserva copia alla Biblioteca Ambrosiana, con la segnatura GC, V, n. 106.
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