Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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BERNARDINO DE ROSSI

IN SANTA MARIA DELLE GRAZIE IN MILANO

NELLA SALA. DEL CENACOLO E NELLA CROCIFISSIONE DEL MONTORFANO

L'archeologie qui est une science d'observation
a pour guide la comparaison.

Barbier de Montault.

l chiaro architetto e scrittore d'arte Luca Beltrami, in

_rv_

merito alia presunzione accampata nella monografia ORA
CAR Carpiano, Vigano Certosino e Selvanesco dallo scri-
vente, che il Bernardino De Rossi, autore della bella fac-
ciata a fresco della chiesa di Yigano Certosino nel 1511,
fosse altresì il pittore delle decorazioni recentemente venute
in luce sulle pareti della navata maggiore nella chiesa di
Santa Maria delle Grazie e di quelle residuanti nella sala
del Cenacolo, le quali sarebbero invece attribuite a Donato
Montorfano, che dipinse la Crocifissione di fronte alla Cena
del sommo Leonardo, ebbe a scrivere che tale supposizione
merita il suffragio di qualche argomento più decisivo.

E poiché, relativamente a questo pittore del piedìcroce
delle Grazie e della sala del Cenacolo non e sperabile di
rinvenire documenti d'archivio dopo lo spoglio accurato e
le indagini che ne fece il pittore Giuseppe Bossi fin dal principio del secolo, allorché compì la
sua dotta monografìa sul Cenacolo vinciano, ci sforzeremo di qui riunire le argomentazioni
che a Bernardino De Rossi, anziché a Donato Montorfano. o da Montorfano, ne fanno attri-
buire entrambe quelle decorazioni non solo, ma altresì le importanti aggiunzioni, fin qui
non avvertite, al di lui dipinto della Crocifissione di ben otto persone pertinenti all'ordine
domenicano, presso alle due figure inginocchiate del duca Lodovico il Moro e della consorte
Beatrice d'Este.

Non vi sono dunque di mezzo documenti nello studio che segue, ma tutta si basa l'ar-
gomentazione da cui trarremo l'illazione di un lavoro manifesto di Bernardino De Rossi e
le curiose deduzioni testé accennate intorno al celebrato dipinto della Crocifissione di Donato
da Montorfano, su quei due cardini, non del resto dei documenti meno importanti e con-
cludenti se adoperati a dovere, che sono l'osservazione coscienziosa ed accurata ed il ra-
ziocinio.

E per vero, alla domanda se «allorché i documenti non soccorrono e il giudizio di
un'opera d'arte non può scaturire che dai caratteri che essa medesima offre all'osservatore
(ed è caso frequente) possa il critico da quei soli caratteri dedurre un nome o almeno una
scuola», rispondeva giustamente G. Cantalamessa nella Nuova Antologia del 1° febbraio 1892)
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