Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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BERNARDINO DE ROSSI

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Leonardo adottò pel dipinto del Cenacolo, è a quest'ultimo artista, e non al De Rossi, che
•iscriveremmo l'esecuzione di quelle lunette, suffragati in ciò dalla ferma convinzione del
pittore Stefano Barezzi, insigne restauratore di quell'affresco.

Premesso che nessuna concordanza di disegno ed intonazione di colorito avvi fra queste
corone, d'una tinta monocroma piuttosto cupa, coi festoni dai gai colori e dai lunghi nastri
rossi ondeggianti delle pareti laterali al Cenacolo, noteranno gli intelligenti che la perizia
e la finezza con cui sono condotte a fine le singole foglie e più le frutta delle corone di
quelle lunette sono tali da far ravvisare in esse chiaramente la mano dell'insigne maestro
della Cena.

Ove tale attribuzione venga accettata dal giudizio degli intelligenti, due conseguenze
ne scaturiscono di qualche importanza, e cioè l'esclusione di Leonardo da Yinci dall'esecu-
zione dei dipinti a fresco, venuti in luce recentemente nella saletta negra del Castello di
Porta Giovia, e Ja presumibile attribuzione invece all' esimio artista di una Madonna col
divino infante in braccio, in mezzo ad una corona di fronde e frutta, che ammirasi in un
locale a terreno sotto l'antica cella del priore alla Certosa di Pavia.

Senza qui entrare nel merito della prima di tali questioni per quanto concerne i put-
tini grassocci e tali che ricorderebbero piuttosto la mano di Callisto Piazza da Lodi, anziché
quella di Leonardo, notiamo che le fronde di fiori e frutta incrociantesi e formanti corona
nel mezzo della saletta negra del Castello, si differenziano affatto da quelle delle corone
cogli stemmi nelle lunette della sala del Cenacolo.

Quelli della saletta nera sono infatti a fiori, foglie e frutta dipinti con certa spi-
gliatezza ed una viva intonazione di colorito, quali vediamo a modo d'esempio nelle
lesene dell'Incoronata di Lodi e nella chiesa di San Maurizio o Monastero maggiore in
Milano, mentre invece monocrome, come notammo, e cioè d'una tinta cupa ed uniforme,
ma d'una esecuzione oltremodo accurata sono le corone figuranti nelle lunette sopra il
Cenacolo.

Identica invece in tutto a queste ultime e per la intonazione del colorito e per la
tecnica e perizia d'esecuzione è la corona intorno alla Madonna col divino infante nel citato
locale sotto le camere dell'antico priorato alla Certosa di Pavia.

Quel dipinto trovasi al disopra di una porticina conducente ai locali destinati ad uso
di dispensa e barberìa, che non sono oggidì visibili dal pubblico che visita il chiostro, ed
è di tanta eccellenza da venir giudicato da persone competenti come la miglior opera pit-
torica dell'insigne Certosa.

La Tergine-madre, d'un tipo soavemente espressivo e castigato, tiene con la sinistra mano
il suo divin figlio e legge intanto il libro delle Sacre Scritture che sorregge con la destra.
Disegno, colore, le parti di nudo e i panneggiamenti, tutto vi è eseguito con somma accu-
ratezza, cosicché il dipinto fu sin qui tenuto come opera egregia del Borgognone.

Senonchè, come si disse, la rassomiglianza fra la corona che circonda l'affresco,
con due grandi nastri rossi svolazzanti superiormente, e le corone consimili della sala
del Cenacolo è sì grande, e vi sono d' altronde pregi così singolari e nella composizione
e neir esecuzione del dipinto, che non è possibile sottrarsi al dubbio che l'ugual artista
che operò nella sala del Cenacolo e condusse a fine le lunette colle corone intorno a^li
stemmi ducali non abbia eseguito egli stesso, d'incarico dei padri Certosini, quel vaghis-
simo affresco.

Avvertasi qui che ove, non a Leonardo, ma allo stesso Bernardino De Rossi, avessimo
ragione di ascrivere anche quelle lunette di carattere decorativo insieme al cornicione,
ai medaglioni ed ai festoni della sala del Cenacolo, la supposizione che anche questa Ma-
donna col divino infante sia ad esso ascrivibile troverebbe la sua conferma nella circo-
stanza che dal manoscritto del padre Matteo Valerio risulta come di mano di Bernardino

De Rossi siano certe figure da lui eseguite l'anno 1494 nella camera superiore del priore
del chiostro.
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