Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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BERNARDINO I)E ROSSI 27

fronte al pio centurione, e una vera singolarità del dipinto si appalesa l'avere il Montor-
fano dato rilievo collo stucco alle parti in maggior sporgenza dell'affresco, quali gli elmi
dei militi, i frontali e i finimenti dei cavalli ed altri dettagli.

Lance ed armi di foggia diversa si levano al disopra di quegli armati, e ondeggiano
all'aria, fra gli strumenti del supplizio, alcune banderuole col motto S. P. Q. R. e l'effigie
dello scorpione. Accanto ed a sinistra della croce Longino tien ritta l'asta colla spugna per
umettare le labbra del Cristo morente, e Maddalena, sparse le treccie dietro la persona ed
avvolta in ampia veste, abbraccia lagrimante il tronco della croce, ai cui piedi riprodusse il
Montorfano, secondo le strette regole iconografiche, il teschio accanto ad una pietra su cui
sta scritto il nome suo e la data della pittura.

È a sinistra del riguardante che si affaccia il gruppo delle pie donne che sorreggono
la Madre desolata, la quale, aprendo le braccia in segno di profondo accasciamento, sta per
cader svenuta quasi davanti all'orrendo spettacolo.

Dal lato opposto Giovanni, l'apostolo prediletto, mesto in volto ma rassegnato, incrocia
le mani, ed è questa figura, egregiamente drappeggiata, una delle migliori dell'intera com-
posizione, nella quale vien rappresentato vicinissimo a Giovanni l'episodio dei soldati che,
giuocando ai dadi, si disputano le vesti del Redentore.

Un paesaggio montuoso ai lati e la città di Gerusalemme raffigurata colle forme più
note dei castelli sforzeschi e qualche decorazione nello stile del Rinascimento, formano lo
sfondo del dipinto, che si appalesa e vien giudicata nel suo complesso opera pittorica di
pregio e degna di considerazione.

La gamma del colorito si fonda sulla terna del rosso, verde e giallo, e così rosse sono
le vesti di qualcuno degli angeli e di due delle bandiere, e d'una tinta rossastra i giusta-
cuori di alcuni guerrieri e le vesti del Redentore presso i giuocatori ai dadi, mentre verdi
appaiono la sopravveste dell'angelo di destra, i mantelli dì taluni dei soldati e il manto
dell'apostolo San Giovanni che spicca egregiamente sulle di lui vesti d'un'intonazione
giallastra.

Di questa gamma chiara risultano parimenti altre due delle bandiere, le tre croci, molti
corpetti dei soldati e fra gli altri quello di Longino.

A rendere più vivace il dipinto non mancano tonalità affatto bianche, e così d'un
bianco latteo sono i mantelli dei cavalli sul davanti della scena, ma salta tosto agli occhi
la notevole differenza fra quelle tinte candide lattiginose e lo smalto bianco con fini e deli-
cate velature delle vesti dei due frati domenicani genuflessi davanti alla croce, e degli altri
tre per parte, uomini e donne, ritti in piedi dietro alle figure del duca Lodovico inginoc-
chiato a sinistra col figlio Massimiliano e della duchessa Beatrice d'Este ginocchioni dal

lato opposto col figlio Francesco.

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E dunque meramente sopra un criterio tecnico, ma facilmente riconoscibile, e cioè sulla
differenza dello smalto pittorico dell'affresco e della esecuzione tecnica dei dipinti, che si basa
l'osservazione fatta, che non già al Montorfano, ma sibbene ad altro pittore, e, ad avviso
nostro, a Bernardino De Rossi vadano ascritte le otto figure di frati e santi domenicani ag-
giunti all'affresco della Crocifissione, evidentemente qualche anno dopo che il dipinto fosse
in ogni sua parte ultimato.

E aggiungasi che, esaminando con attenzione quelle figure aggiunte, si può rilevare
come lo speciale intonaco su cui furono dipinte lasci trasparire tutto intorno agli orli la
linea di demarcazione della sottostante pittura a fresco del Montorfano, circostanza questa
pure di non lieve peso per la sicura constatazione di quella sovrapposizione.

Quale possa essere stato il movente di sì strana determinazione sarebbe riescito difficile
l'arguirlo quando non sapessimo dalla cronaca redatta dal padre Gerolamo Gattico verso il
1600 di tutto quanto concerneva il convento di Santa Maria delle Grazie, che fu lo stesso
duca Lodovico Sforza che ordinò a Leonardo da Arinci rappresentasse ai fianchi della Geru-
salemme (Croctfissione) del Montorfano il duca e la duchessa che ancor si vedevano ai suoi
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