Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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BERNARDINO DE ROSSI

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la sua memoria e il culto di Santa Corona, tantoché una immagine del beato Bartolomeo
vicentino fu dipinta verso il 1480 sui pilastri della distrutta chiesa della Uosa,1 — appare
pienamente naturale che uel dipinto della Croci-fissione la sua effìgie sia stata posta in
alto onore vicino a San Domenico quasi con-fondatore dello stesso ordine domenicano, dal
pittore che faceva le aggiunzioni di cui discorriamo, al grandioso affresco di Donato da
Montorfano.

Se le due triadi di frati e di monache domenicane a sinistra ed a destra di questo di-
pinto della Crocifissione, e così le due figure genuflesse di San Domenico e San Bartolomeo
vicentino, sfidarono egregiamente le ingiurie del tempo e si addimostrano anzi, come è tuttora
visibile, d'uno smalto ammirabile quale solo si osserva negli affreschi di Bernardino De Bossi
e che, specialmente nelle tonalità bianche, conserva inalterate fino le più minute velature,
oliaste al punto da riescire irreconoscibili sono invece le due figure inginocchiate di Lodo-
vico il Moro e Beatrice d'Este coi figli Massimiliano e Francesco.

Y' ha chi attribuisce il totale deperimento di quei ritratti all'ultimo restauro stato fatto
della pittura del Montorfano, ma più probabilmente è esso dovuto all'egual causa per cui
può dirsi ornai perduto per l'arte, salvochè nelle molteplici sue riproduzioni, l'affresco del
Cenacolo, e cioè all'essere state quelle figure iconiche, come la Cena, dipinte da Leonardo
ad olio anziché a buon fresco.

Giuseppe Bossi però mal sapeva rassegnarsi ad attribuire al divino Leonardo quei ri-
tratti ducali che gli parevano di scadente disegno ed esecuzione,2 e nella sua voluminosa
opera sul Cenacolo espresse l'avviso che il da Tinci o li facesse eseguire da qualche suo
discepolo, o li trascurasse assai, lo che darebbe spiegazione della frase usata dal padre Gat-
tico che li avesse dipinti contro suo rolere.

Più innanzi il Bossi stesso, senza avvertire menomamente la dissimiglianza già notata
fra l'affresco della Crocifissione propriamente detta e le figure dei domenicani aggiuntevi
solo come sfondo alle persone ducali, manifestò l'avviso che anche quei ritratti fossero di
mano del Montorfano stesso, e perchè gli parvero d'accordo con la composizione generale e
collo stile del dipinto, e perchè negli abiti ducali fu impiegato l'oro col mordente, e perchè
infine dove il colore è scomparso del tutto vedesi trasparire chiaramente l'intonaco gene-
rale della pittura, fatto con sola calce, senza altra preparazione o mistura, e così in modo
diverso da quello usato da Leonardo.

Aggiunse anzi, a spiegazione dell'essere i ritratti fatti ad olio anziché a fresco come
tutto il resto, che Donato da Montorfano sarebbe stato a ciò costretto dall'essere quello il
solo genere che concede quel maggior agio di comodo e tempo che dal dipingere a fresco
si può ottenere.

Senoncliè, ben lungi dal l'accordarsi col carattere generale e collo stile dell'affresco del
Montorfano, vedemmo già come discordino invece da esso, per l'anacronismo dei nuovi per-
sonaggi introdottivi e per la diversa tecnica della pittura, sì i frati domenicani e le dome-
nicane sul davanti del quadro quanto e più i ritratti ducali che quei monaci presentano
quasi al Cristo crocifisso, — e specioso affatto è il motivo addotto che lo stesso Montorfano
siasi indotto a valersi della pittura ad olio sull'intonaco a muro, per aver maggior agio di
condurre a fine i ritratti dal vero.

1 Quel dipinto a fresco, coll'effigie del Beato fra
Bartolomeo vicentino, che fu ascritto da Felice Calvi
al Montorfano, ma che apparirebbe piuttosto opera di
mano di Ambrogio da Fossano, detto il Borgognone,
ci fu fortunatamente conservato e ammirasi ora sotto
il portico della Biblioteca Ambrosiana nel cortile cui si
accede da Piazza della Borsa.

L'iscrizione che si legge in basso è la seguente:

R,ni DIVIQVE PR.ESVLIS BART1IO | LOMEI VI
n CENTINI CON | YENTVS DOMINICE CORONE
FVNDATORIS INSIGNIS ME | MORIA ROSITA EST.
2 Così s'esprime testualmente il Bossi a tale riguardo :
« Non so risolvermi a credere di mano di tant'uomo
qual'era Leonardo un lavoro dozzinale (i ritratti ducali
ad olio) che, per niun lato dell'arte è superiore a quanto
si faceva dai suoi contemporanei ».
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