Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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GIOVAN FRANCESCO CAROTO ALLA CORTE DI MONFERRATO

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fe'À

Moneta di Guglielmo
marchese di Monferrato

Mi è grato il riconoscere pubblicamente che son debitore di tutti i particolari relativi
all'anzidetta cappella alla cortesia del cav. Francesco Negri, diligente studioso degli antichi
monumenti del Monferrato, ch'egli si diletta anche a riprodurre in riuscitissime fotografìe.

Appare dalla testimonianza del Yasari che il nostro Caroto fu valente pittore di ritratti,
ma disgraziatamente non è più dato il giudicare se e quanto quella lode sia meritata, non
conoscendosi alcun ritratto indubitatamente di sua mano. Nel tempo che passò alla Corte
di Guglielmo di Monferrato, come c'informa il suo biografo, « fece il ritratto di detto
signore e della moglie, e molti quadri che mandarono in Francia, ed il ritratto parimente
di Guglielmo lor primogenito, ancor fanciullo, e così quegli delle figliuole
e di tutte le dame che erano al servigio della marchesana ».

Nella fiducia che qualcuno un giorno abbia il lodevole pensiero di
far ricerche per scoprire i detti ritratti, darò qui alcune nozioni che
potranno forse metterlo sulla buona traccia, o per lo meno risparmiargli
tempo e fatica. Ma il miglior aiuto per chi s'accingerà a questa impresa
sarà pur sempre il diligente esame di tutte le opere autentiche di Griovan
Francesco, per quanto riguarda la tecnica da lui adoperata.

Non si capisce bene se il Vasari intenda dire che i due primi ri-
tratti da lui ricordati, quelli del marchese e della marchesa, furono com-
presi fra i «molti quadri Che mandarono in Francia ». Ma ciò poco importa, Ammesso pure
che nel volger di quasi quattro secoli non siano andati distrutti, essi si troveranno proba-
bilmente registrati come lavoro d'altro pittore oppure di autore ignoto, ed i personaggi
rappresentati saranno fors'anche creduti altri ch'essi non sono realmente. I monumenti che
ci abbiano tramandato le fattezze di costoro o mancano affatto, o sono rari ed insufficienti ;

nè perciò v'ha speranza di giungere ad una scoperta mediante lo studio
comparativo delle fisionomie. Del marchese non saprei indicare altra
effigie che quella figurata su qualche moneta, e la statua di giovanetto,
inginocchiato eh'è nel gruppo in marmo sopra la porta principale di San
Domenico in Casale; e della marchesa Anna non si conosce verun ritratto
indiscutibile, sinché non sarà dimostrato che rappresenti veramente lei
il bel quadro appartenente al conte Sacchi-Nemours in Casale e falsa-
mente attribuito a Guido Romano. Ma gioverà sapere l'età dei due si-
gnori al tempo che il Caroto lavorò per loro. Già s'è detto che Guglielmo
nacque nel 1486. Anna di Alengon, se prestiam fede ai Diarii del Sa-
nuto (IV, 176), aveva dodici anni nel 1501, il che riporterebbe la sua nascita al 1489; ma,
secondo altri scrittori, non sarebbe venuta al mondo che nel 1492.

Il marchese mandò in Francia, senza dubbio ai parenti della moglie, i quali risiede-
vano abitualmente in Normandia, « molti altri quadri » di Caroto, che non erano ritratti.
Non si sa però che al giorno d'oggi esistano in Francia dipinti di Griovan Francesco. Sol-
tanto il Lermolieff (.Kunstkr itiseli e Studien, II, 165) gli attribuisce il n. 198 del museo
del Louvre, quadro che ora è sotto il nome di Gerolamo dai libri, e che fu acquistato
nel 1877 alla vendita Brookes.

Fra tutti i ritratti che il Vasari dice dipinti dal Caroto in Casale, il solo che presenti
qualche probabilità di venir riconosciuto è quello del figlio del marchese Guglielmo (il quale
figlio però non si chiamava già Guglielmo come il genitore, bensì Bonifacio, ne era primo-
genito, ma il solo maschio). È difatti verosimile che esso non solo nei tratti del volto, ma
anche nell'atteggiamento e nel costume sia identico al ritratto dello stesso principe che il
Caroto lece nella medaglia di cui si parlerà or ora.

Le figliuole del marchese, ritratte anch'esse dal Caroto, eran due: Maria, nata nel 1509,
la quale nel 1531 sposò Federico Gonzaga duca di Mantova, ma ne fu subito ripudiata, e
ntiratasi iu un convento, vi morì poco dopo d'onta e di dolore; e Margherita, più giovane
d un anno, che nel 1532 sposò lo stesso duca Federico e morì nel 1566. Soltanto di quest'ul-

Moneta di Bonifacio
marchese di Monferrato
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