Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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ALESSANDRO VESME

tima possediamo alcuni ritratti (fra i quali non citerò che la medaglia del Pastorino) ; ma
essi la rappresentano come duchessa di Mantova, cioè già adulta, e perciò non servirebbero
guari per un confronto con quello dipinto dal Caroto, nel quale Margherita non può aver
più di otto anni.

Quanto ai ritratti delle dame della marchesa Anna, se essi non hanno iscrizioni dichia-
rative, il loro scoprimento è ancor più difficile che per gli altri. Non pare che dovrebbero
trovarsi presso i discendenti di quelle dame, essendo essi stati fatti per il marchese Guglielmo.
Nè sinora è dimostrato che Giovan Francesco in Monferrato abbia mai lavorato per altri
che per il principe.

Il Caroto avrà certamente fatto anche il ritratto di Gian Giorgio, fratello del marchese.
Costui, nato nel 1488, fu destinato alla chiesa, e nel 1517 fu creato vescovo di Casale; ma
nel 1530, alla morte di suo nipote Bonifacio, fu dispensato dai voti e divenne marchese.
Morì nel 1533, ultimo maschio della famiglia dei Paleologi.

In somma, di tante opere che il Vasari ci dice dipinte dal Caroto
negli anni che stette presso il marchese di Monferrato, non rimane altro
che quei pochi avanzi in San Domenico. Mi è dunque tanto più grato
il far conoscere l'esistenza d'un quadro, sin qui ignoto ai cultori della
storia della pittura italiana, fatto da Giovan Francesco appunto durante
la sua dimora in Casale. Esso forma parte della poco numerosa ma scelta
collezione di quadri antichi appartenente al comm. Leone Fontana, pre-
sentemente prosindaco della città di Torino, il quale l'acquistò nel 1882
Moneta di Gian Giorgio (ja]]a signora Caputo-Cerioli, da Casale. Y'è rappresentata la Tergine

marchese di Monferrato , . ,, • j i i i • it-vl t i • l .t • -i

che sviene alla vista del figlio morto. Dietro di lei stanno due pie donne
che la sostengono ed una terza con le mani levate in alto. La Maddalena piange amaramente e
volge gli occhi al cielo. A destra scorgonsi Giuseppe d'Arimatea in atto riverente e con le
mani giunte, e Nicodemo; a sinistra, tre altre donne, una delle quali sostiene il corpo del
Redentore. Le figure sono undici-, le proporzioni, a due terzi del vero; le dimensioni della
tavola, m. 0.90 d'altezza per m. 1.46 di larghezza. Sul verso della tavola sta scritto in
caratteri del Cinquecento: « F. Carotus P. MDXY ». Sebbene in regola generale convenga
diffidare dell'autenticità delle firme apposte sulla parte posteriore dei quadri, la sovra riportata
iscrizione mi sembra veramente autografa. In questo pensiero mi conferma il riflettere che
sinora s'ignorava che nell'anno 1515 il Caroto si trovasse in Casale, mentr'era conosciuto
che vi soggiornava nel 1518, data che un falsificatore non avrebbe mancato di scrivere a
preferenza dell'altra. Ma anche se si pretendesse negare la sincerità della firma, nessuno
potrebbe contestare quella della pittura, nella quale si ravvisano le solite caratteristiche pro-
prie di Giovan Francesco Caroto, ma con qualche cosa in più, a parer mio, cioè uno spic-
cato sentimento leonardesco, specialmente nei volti femminili. Questo proverebbe che la
permanenza dall'artista veronese fatta poco tempo prima in Milano aveva pur avuto un'in-
fluenza, quantunque poco duratura, sopra il suo stile.

Non sarebbe meraviglia che questo fosse il quadro fatto dal Caroto per esser collocato
sull'altare della cappella del marchese Guglielmo nel castello di Casale, vale a dire quella
« tavola principale » che il Yasari dichiara essere stata condotta con la stessa « estrema dili-
genza » che i circostanti affreschi.

Giovan Francesco non era soltanto pittore. Dice il Yasari: «Lavorò di ritratti in
medaglie; e se ne veggono ancora alcuni, come quello di Guglielmo marchese di Monferrato,
il quale ha per rovescio un Ercole che ammazza.... con un motto che dice: Monstra
domat ». Questa descrizione interrotta ed inesatta dà chiaramente a vedere che il Yasari,
mentre scriveva, non aveva sotto gli occhi la medaglia del Caroto.

In essa non è punto rappresentato il marchese Guglielmo, sibbene il figlio di lui
Bonifacio. Che questo non sia il ritratto del marchese Guglielmo basterebbe a provarlo il
fatto che negli anni che il Caroto trascorse a Casale, Guglielmo era già in età adulta,
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