Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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igino benvenuto supino

Nella storia infatti del Sardo (Cod. 491, classe 25, Biblioteca Nazionale di Firenze), nelle
ultime pagine, in una descrizione abbastanza ampia, sempre relativamente s'intende, della
chiesa pisana, quando si viene a parlare del pulpito, così si descrive: «dallato al clioro si
vede uno perbio d'intaglio tutto di marmi finissimi ed istoriato tutto, ed è in su undici
ciiolonne di pietre fini, ed il più meraviglioso si ritrovi per tutto lo mondo». In un'altra
storia di Pisa poi, che dal suo principio va fino all'anno 1422, essa pure al Sardo attribuita,
sebbene un po' diversa a quella sopra citata (Cod. 492, classe 25), la descrizione del pergamo
è un po'più chiara e precisa: «et dallato all'entrata del coro vi è un pulbito grande
d'intaglio tutto di marmi fini, e istoriato tutto ; è in su undici colonne di pietre fini;

eyvi certi marzocchi di intaglio di marmo, che reggono in su le rene parte di
dette colonne; et [il] più meraviglioso si trovi per tutto il mondo».

A chi credere dunque? Per noi non v'ha dubbio di sorta. Anzi, avanti di maggiormente
addentrarci nell'argomento daremo una descrizione del pulpito lavorato da Giovanni Pisano
per il Duomo; e vedremo all'ultimo se la nostra non sia da preferirsi a tutte le altre.

Borgundio Tadi dette a fare a Giovanni il perbio nuovo del Duomo, il quale aveva nelle
sponde scolpite varie storie della vita di Cristo, ed era sorretto da 9 colonne di pietre fini,
alcune delle quali sostenute da leoni ; mentre due altre colonne reggevano la scala che era
rettilinea: (ecco così le 11 colonne degli storici citati); alla base della quale era una leonessa,
che aveva sul dorso un leggìo. La colonna centrale era figurata, rappresentandosi in essa
le tre Grazie Cristiane con tre donne aggruppate, di maniera che l'avambraccio dell'una
serve d'avambraccio all'altra, e aveva nella base otto piccole figure in bassorilievo sedute,
rappresentanti le sette Arti liberali e la Filosofia. Quest'opera incominciata nel 1303, fu finita
nel 1311, come appare in certi versi che sono attorno al detto pergamo e che dicono così:

laudo deum yerum per quem sunt optima rerum
qui dedit has puras hominem formare figuras
hoc opus his annis domini sculpsere johannis
arte manus sole quondam nat1que nichole
cursis undenis tercentum milleque plenis.

jam dominante pisis concordibus atque divisis
comite tunc dico montisfeltri frederico
hic asistente nello falconis habente
hoc opus in cura nec non opere quoque iura
est pisis natus ut johannes iste dotatus
artis sculpture pre cunctis ordine pure
sculpens in petra ligno auro splendida tetra
sculpsere nescisset yel turpia si yolu1sset
plures sculptores remanent sib1 laudis honores
claras sculpturas fec1t yariasque figuras
quis quis miraris tunc recto jure probaris
christe miserere cui talta dona fuere. amen.

«pale l'Imperio romano: le quattro statue, che si go-
« verna con prudenza, con temperanza, con fortezza e
« somma giustizia: scalza, che ella è umilissima: la
« veste rossa, vera figliuola imperiale : il manto azzurro
« significa esser tutta celeste, e sotto la protezione di
« Maria Yergine: quelli sette nodi, che ella era signora
« di sette isole principali; cioè Sardegna, Corsica, l'Elba,
« Pianosa, Giglio, Capraia e Gorgona.

« L'aquila che le favella nell'orecchio destro denota
« come gì' imperatori romani in tutte le loro occasioni
« seco si consigliavano : quella sopra le spalle ad ali
« aperte, come Pisa era tutrice e difenditrice del grande

« Impero romano : e finalmente il leone che ha per un
« piede, la città di Fiorenza. E questa è la sua vera
« dichiarazione. Nel mezzo a questo pulpito vi era una
« statua con tre volti; che sono le tre grazie: cioè Fede,
« Speranza e Carità; dalla quale è retto detto edificio nel
« mezzo suo. Ai piedi della base di questa statua sono
« scolpite intorno le sette arti liberali, con bellissimo
« artificio, e somma vaghezza di coloro che la risguar-
« dano. Fu fatta questa opera meravigliosa da Giovanni,
« di Niccola Pisano, scultore famosissimo di quei tempi;
« essendo potestà di Pisa Federigo conte di Montefeltro,
« ed operajo di tanta chiesa Nello Falcono pisano ».
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