Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

Seite: 65
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GIOVANNI PISANO

rosoni da ambo le parti: ciò che dimostra, che se queste fossero state fatte in tal modo per
servire da scala, non le avrebbero rotte così malamente per adattarle al nuovo uso ; e, che
queste due ultime per avere l'ornamentazione a rose da tutte e due le parti, componevano
riunite l'archetto sotto lo spazio del pulpito ove s'appoggiava la scala. E pensare che nella
progettata e approvata ricomposizione si erano copiati gli archetti dal pulpito di Niccola
nel Battistero di Pisa!

Giovanni Pisano, l'abbiam detto sin da principio, ha degli ardimenti così grandi e ori-
ginali, che ce lo rendono veramente caratteristico. Egli cercava nelle opere sue la vita e il
movimento: quindi mai la riproduzione di vecchi motivi, di soliti tipi ormai generalizzati;
e se era costretto a ripeterli, lo faceva con andamento più originale, con aggiunta di parti-
colari nuovi; alita pur sempre il genio nelle opere sue! Esagerato e di altra epoca appare

IL PULPITO, DI GIOVANNI PISANO

(Secondo la nostra ricomposizione)

l'andamento di quel riccio nella voluta della foglia sotto l'archetto: nuova e strana, ma pur
bella e originale ornamentazione del pulpito pisano; e pur nessun dubbio v'è sulla autenticità
di quei frammenti per la tecnica, per il carattere, pel sentimento che per entro vi spira, per
la qualità perfino del marmo. Eppoi lo stesso movimento non si ritrova forse nei riccioli
di altri capitelli, in quello in specie del sostegno centrale, che è parte non dubbia del pulpito?
Cosicché può senza timore conchiudersi che la struttura del pergamo lavorato da Giovanni
Pisano per il Duomo di Pisa non era quella sino ad oggi accolta e voluta, ma quale noi sin
da principio abbiamo intraveduto. Tornino quei gruppi e quelle statue al loro vero autore,
che è per noi, e non dubitiamo per tutti quelli che attentamente li studieranno, Tino di Ca-
maino ; e scomponendo apparentemente questa opera d'arte Pavrem ridotta invece più com-
piuta e più degna dell' artista pisano, ingiustamente accusato di trascuranza o di volgarità
per la ingiusta attribuzione di opere che non gli spettano.

Riconosciamo pure in queste figure allegoriche l'imitatore dell'antico; ma non si potrà
più dire per queste, come vorrebbe il Muntz, che il figlio di Niccola ha contratto un gran
debito verso l'antichità nel pulpito della Cattedrale di Pisa; o aggiungere, che queste imi-
tazioni non fanno che attestare l'imperfezione della tecnica e la brutalità dello stile del

Archìvio Storico dell'Arte, Anno Vili, fase. I-II.

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