Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

Seite: 69
DOI Heft: 10.11588/diglit.19207.2
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19207.7
DOI Seite: 10.11588/diglit.19207#0078
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1895/0078
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
GIOVANNI PISANO

09

mentre, sebbene appena abbozzati, con pochi e sapienti colpi di scalpello e di trapano, i
due bambini poppanti nella figura della Grammatica hanno infantile carattere, vivezza ed
espressione; sono lavorati da un artista potente.

XII.

Questa è l'opera maggiore che Giovanni Pisano abbia lasciato in patria, e possiamo dire
anche fuori: opera che col nostro studiato e necessario ripristinamento, meglio che prima
non fosse, sta a dimostrare la semplicità, l'eleganza e la valentìa che eran proprie a Gio-
vanni nella riproduzione di scene e sentimenti veri, o dal vero immediatamente ispirati. E
per attestare ancora una volta con quanta leggerezza si parlasse delle opere di lui, basti a
conclusione quanto il Da Morrona scrive:

« Altra pila di marmo lunense in forma quadra con lavoro a bassorilievo » leggiamo
nello storico pisano, « esiste nella chiesa di San Pietro in Yinculis nel Castello detto Santo
Pietro distante da Pisa circa a dieci miglia. Se non ne ha fatta menzione l'autor suddetto
(il Vasari), noi stimiamo di qui farla per le seguenti parole incise con bei caratteri indicanti
un altro Genio della Pisana Scuola, magister joannes cum discipulo suo Leonardo

fecit hoc opus ad onorem dei et sacti petri apostoli ». 1

Cosicché l'altro Genio dovette essere questo Leonardo! E chi è mai costui del quale il Cico-
guara deplora la mancanza di ogni traccia di altre opere? Cameade! Non possiam risponder
altro! 0 il Da Morrona non ha visto la pila di cui ha parlato per il primo, o se l'ha vista
non comprendiamo come possa averla creduta lavoro di Giovanni; giacche ci recammo sul
posto, e la nostra sorpresa fu grande nel vedere attribuito il primitivo e grottesco lavoro di
un rozzo scultore del dodicesimo secolo al nostro pisano artefice: e ne diamo la riproduzione
a conferma del nostro dire.

Non avevam dunque ragione di deplorare fin da principio il soverchio, e diciam pure
ingiusto rigore nel giudicare i lavori del figlio di Niccola, specie quando questo giudizio si
fondava esclusivamente su opere non viste o su altre che non gli potevano per nulla apparte-
nere? «Giovanni Pisano», termineremo colle parole del Bode, «è giustamente ritenuto come
l'artista più influente del suo tempo: è il vero maestro di Giotto; e il suo posto nei rispetti
dell'arte plastica del Trecento, e dell'arte gotica italiana, corrisponde a quello ch'ebbero
Donatello nel Quattrocento, e Michelangelo nel Cinquecento e nel Seicento. Egli va ascritto
con questi due artisti fra i maestri che hanno tracciato il cammino alla scultura italiana».2

Igino Benvenuto Supino.

1 Da Morrona, Pisa illustrata, voi. II, p. 85.

- W. Bode, Die Italienische Plastik, p. 23.
loading ...