Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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COSTANZA JOCELYN FFOULKES

È cosa curiosa da osservare che quasi tutte queste opere di scolari portano palesemente il
cartellino col nome del maestro, mentre che le due dipinte indubbiamente di sua mano
(Madonna n. 67 e Pietà) non hanno iscrizione alcuna. Ticino alla Madonna n. 79 vediamo
un quadro che fino a quest'inverno passava sempre per originale di Giovanni Bellini.
Appartenne per l'addietro alla Galleria d'Orleans, indi passò nella collezione di lord Carlisle
a Castle Howard, e fu nominato da quasi tutti i critici d'arte quale originale di innume-
revoli copie e variazioni. L'Esposizione di quest'anno in fine ha stabilito il fatto, che anche
la pittura di Castle Howard non ha il diritto d'essere considerata se non come un'altra
copia antica, e rimane sempre insoluta la questione dove si trovi il prototipo. Il soggetto è
quello ben noto della Circoncisione. Interessante era l'occasione offertaci nella New Gallery
di poter confrontare l'esemplare di Castle Howard con un'altra copia, proprietà di Mr. Stogden,
n. 168. La gamma dei colori è affatto diversa da quella della pittura della quale abbiamo

tuttora ragionato, e anche nell'espressione delle
teste vi è una differenza spiccata. Tutte e due sono
munite dell'iscrizione recante il nome di Giovanni
Bellini.

Una Madonna che si avvicina molto al fare del
Bellini stesso è quella appartenente a lady Lindsay
n. 26. Il mantello rosso-bruno della Tergine, parti-
colare al Bellini in una certa epoca della sua car-
riera, è analogo a quello di una Madonna nella
Galleria di Yerona e di un' altra nella collezione
G. Frizzoni a Milano; le mani troppo grandi, il tipo
grandioso, tutto ricorda il maestro stesso, mentre
che diverse debolezze ci vietano di attribuirla a lui.
Conviene dire che è una vera disperazione il tro-
varci in faccia a tante opere di scolari manifesta-
mente di mani diverse, e che non ci danno quindi
indizi sufficienti per poter ascriverle a maestri bene
determinati. Di codesti problemi se ne trovavano
ben parecchi nella Galleria; e chi sarebbe capace di
scioglierli prima che i quadri tornino alle loro di-
more rispettive?

Più soddisfacente è il caso della Madonna di lady
Ashburton (103), che si rivela immediatamente quale opera attraente di Niccolò Rondinelli.
La Santa Tergine ricorda quella del Louvre, quivi pure attribuita a Giovanni Bellini, in
ogni particolare, fino nelle pieghe del velo bianco che le adorna la fronte. Il Bambino qui
è invece di gran lunga superiore; è un putto bellinesco, di tipo nobile e bello; il disegno
del corpo è del tutto caratteristico pel Rondinelli, ed è compagno a quello che incontriamo
in tante sue pitture, nonché in quelle dei suoi scolari F. Zaganelli e Marco Palmezzano.

Nella vicinanza del Rondinelli si trova un altro seguace del Bellini, Francesco Bissolo,
salvo errore, che sul cartellino ha scritto il nome del suo maestro, benché, come soleva,
secondo la sua abitudine. Rimane sempre aperto il quesito, se queste segnature fossero fal-
sificate dagli scolari, o bene scritte sulle pitture dei medesimi nella bottega del maestro stesso ;
tutto considerato, quest'ultimo caso pare il più verosimile. Il Bellini morì soltanto nel 1516;
queste categorie di pitture presentano, per la maggior parte, l'aspetto della prima decade
del Cinquecento, e diffìcilmente si può credere che il maestro avrebbe tollerato falsificazioni
così sistematiche e continue. Per meno di questo, Alberto Durerò fece il processo a Mar-
cantonio.

Il quadro del Bissolo (pure classificato per Giambellino nel catalogo dall'Esposizione,
n. 107) è proprietà della signora Benson, ed è ben conosciuto, essendo stato riprodotto nel

Fig. 4* - Pietà, di Giovanni Bellini

(Raccolta Mond)
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