Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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COSTANZA JOCELYN FFOULKES

])ro<liisse simile ritratto, ma non può essere il Bellini ad ogni modo, il quale nelle sue imagini
rivela un modo di concepire alquanto diverso.

La Santa Conversazione (proprietà del duca di Westminster, n. 164), non è altro che
copia dell'originale di Lorenzo Lotto, ora a Bridgewater House, del quale anche la Galleria
di Dresda possiede una copia di mano di un qualche imitatore fiammingo, come dimostrò
alcuni anni fa il senatore Morelli.

Il piccolo Bacco, di piacevole composizione, è copia e forse replica della tavola, la quale
dalla collezione Habich di Cassel passò in quella del signor Mond. Il concetto allegro del
putto, seduto in un paesaggio sopra un sasso, vestito di un mantello celeste con ghirlanda
di edera nei capelli arricciati, ha piuttosto un carattere veronese che veneziano; se non
siamo in errore, viene attribuito a Giolfino nella collezione Mond. Quest'altro si potrebbe
meglio determinare ove venisse spogliato del ristauro che lo sfigura.

Accanto al suddetto si vede il piccolo San Girolamo. Già esposto a Burlington House
nell'anno scorso, veniva qualificato, fin d'allora, per opera di Marco Basaiti. Il paesaggio
è bene e con molta finezza illuminato, e rivela un sentimento spiccato per la natura.

La stessa maniera di lumeggiare la ritroviamo in un ritratto di alcuni anni posteriore
(n. 25). Ha relazione intima col ritratto del 1521 della Galleria Morelli a Bergamo; nel fondo
si legge M. BASA. Rappresenta, in mezza figura, un uomo con pelliccia di armellino;-a destra,
nel fondo, una statua di Tenere; a sinistra, a traverso una finestra, un paesaggio. Le tre
ultime opere qui nominate provengono dalla ricca collezione della signora Benson.

Il Basaiti è pure rappresentato con un quadro segnato del suo tempo giovanile. Per la
storia dell'arte e del suo sviluppo è interessante; ha la più intima relazione colla Madonna
segnata del Museo Correr, come si può vedere confrontandola colla fotografìa.

E qui non dobbiamo tralasciare di accennare, che, per facilitare gli studi comparativi,
si trovava opportunamente nella Galleria una collezione di fotografìe messa a disposizione
degli studiosi da Mr. Herbert Cook, benemerito sempre per l'opera da lui zelantemente pre-
stata, insieme con altri valentuomini, nelle annuali Esposizioni. Per mezzo di queste ripro-
duzioni veniva facilitato il modo di attendere allo studio di quasi tutti i maestri che in-
contrammo nella New Gallery nei loro principali lavori.

IV.

Un altro bellinesco, che si potò studiare qui con gran profìtto, ò Vincenzo Catena. Con-
tando anche le sue opere nella Galleria Nazionale, trovaronsi esposte a Londra otto pitture
certo di sua mano, non parlando di altre con maggiore o minore ragione attribuitegli.
Così è possibile entrare nell'intimità del maestro, tanto pregiato al suo tempo, e spiegarci
il suo sviluppo. Il primo suo lavoro, in ordine di tempo, è la rozza arcaica tavola, poco
attraente, di proprietà della Galleria di Liverpool. Rappresenta la Madonna col Bambino,
con santi ai lati, e un donatore. È segnato Vincenciiis Chatena, e non vediamo ragione di
dubitare della sua autenticità, benché molti scrittori non vogliano accettarla. Non ostante
possiamo rintracciare le forme, il carattere, che troviamo anche nei due lavori più sviluppati
e giorgionesclii; e in onta alla durezza e anche alla bruttezza non possiamo far altro che
accettarlo come opera giovanile, e come tale interessante per chi intende studiare il Catena.

Di un fare più sviluppato ò la Santa Conversazione, n. 48 (signora Hertz), segnata
VINCENZIUS CIIA(T)ENA P., nel quale i ritratti dei devoti sono di gran pregio. Nella
stessa categoria dev'essere classificata la Madonna con santi, proprietà della Corporazione
di Glasgow, aggiudicata soltanto alla scuola del Bellini, ma che mostra le sue relazioni
colla tavola del Catena del Palazzo Ducale a Venezia nel disegno della Madonna e del
Bambino, benché quest'ultima, nello stato presente, essendo tutta ridipinta, male si possa
giudicare.
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