Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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COSTANZA JOCELYN FFOULKES

eseguito dalla ditta Marcozzi di Milano), e vi si rileverà lo stesso smalto e trasparenza di
colorito, la stessa finitezza quasi fiamminga dell'esecuzione, fino nelle goccie cristalline delle
lagrime, unitamente ad analoga delicatezza d'espressione. Che se il tipo del Museo Poldi è
più nobilmente bello dell'altro, ciò si vorrà ascrivere al fatto che il Solari prese il primo
da un ideale di sua scelta, laddove l'altro è desunto da Antonello. Con questi poi egli deve
essersi certamente trovato a contatto a tempo della sua dimora in Yenezia, verosimilmente
intorno al 1490, come giova a provarlo, fra altro, il ritratto di un Senatore Yeneto del Solaro
medesimo nella National Gallery di Londra, acquistato presso il negoziante Giuseppe Basimi
di Milano nel 1875, il quale alla sua volta l'aveva comperato a Genova sotto il nome di
Giovanni Bellini.1 Tutto dunque c'induce a credere che nell'acce Homo del signor Cook s'abbia
a constatare realmente l'opera di Andrea Solari, altrimenti detto Andrea da Milano, eseguita
sotto le più dirette impressioni derivate dai suoi rapporti con Antonello da Messina.

La provenienza del quadro poi è tale da dover essere pure qui rammentata. Esso fu
scoperto da sir C. J. Robinson, anni or sono, in una bottega a Siviglia in Ispagna, affatto
annerito e coperto di polvere e di ristauri moderni. Sottoposto ad una completa pulitura,
si rivelò quale opera di grandissimo pregio, e passò d'allora in poi a far parte della ricca
Pinacoteca di sir Francis Cook.

Ben altro è il modellare dell'incarnato nella immagine di Yeronica (n. 10), attribuita
pure ad Antonello ; nella tecnica fredda ed esecuzione minuziosa c' indica la mano di un
pittore fiammingo.

Un vero gioiello è il piccolo ritratto di giovanetto, n. 142 (Mr. Salting). Il tocco acuto,
l'evidenza nella modellatura, la decisione e la fermezza di tutti i tratti, richiamano l'atten-
zione dell'osservatore, quasi a guisa di un rilievo scolpito. È senza dubbio dello stesso autore
di un piccolo ritratto della collezione Layard a Yenezia, da tempo attribuito a Alvise
Yivarini dal Morelli. Il più recente biografo di Lorenzo Lotto, che nel suo libro intorno
al medesimo 2 assegna un posto eminente ad Alvise nella storia dell'arte veneta del Quat-
trocento, propone una serie di teorie interessanti intorno a questo pittore e la sua influenza
sugli artisti contemporanei, ascrive a lui con sicurezza quella testa. Se ci fosse dato di
porgerne una riproduzione ben vi si troverebbero espressi i tratti individuali che la pro-
clamano opera di Alvise. Il vestito del giovane, possiamo aggiungere, è di quel colore tur-
chino pavonazzo che il signor Berenson trova molto caratteristico per Alvise, massime negli
anni 1480-1490. È l'unica sua opera nella Galleria, mentre suo fratello Bartolommeo è rap-
presentato soltanto con un'opera della sua bottega; il Transito della Madonna, interessante
se non altro perchè ci mostra in qual modo da quella scuola veniva rappresentato simile
soggetto.

Lorenzo Lotto, che il signor Berenson ci presenta con validi argomenti quale scolaro
di Alvise, potè essere studiato nella Galleria in un piccolo quadro di un interesse affatto
speciale (n. 80, proprietario Mr. Conway). Yiene indicato diversamente: chi lo chiama Danae,
chi Amor sacro e Amor profano. Dall'alto del cielo, vividamente illuminato, vedesi un
angioletto versare dal suo grembo a larga mano il tesoro de'suoi fiorini (proprio in forma
di piccoli fiori) sulla diva giacente al suolo in atteggiamento alquanto rigido. Un satiro,
mezzo nascosto dietro un tronco d'albero, la sta spiando, mentre un altro, all'altra estremità,
non se ne dà per inteso, osservando invece un vaso di libazioni che tiene nella sinistra.
Secondo il signor Berenson sarebbe da ascrivere all'anno 1498 circa, quando il Lotto non
contava che 18 anni di vita. Yi si trovano reminiscenze infinite non solo di Alvise, ma
anche di Jacopo de' Barbari, uscito egli pure, secondo gli studi di detto scrittore, dalla
scuoia di Alvise. Per quel che spetta ai tipi, alle forme della Danae e delle sue compagne,
nonché anche del Cupido nel cielo, ci troviamo affatto dello stesso parere; ma quando

1 V. Frizzoni, Arte italiana del Rinascimento, p. 350. ticism by Bernhard Berenson. G. P. Putnam 's Sons.

2 Jjorenzo Lotto. An Essay in constructive Art cri- London, 1895.
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