Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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nell'insieme dei colori una crudezza disarmonica che non s'attaglia davvero con quanto
siamo soliti riscontrare nel grande artista. Converrà quindi in definitivo relegare codesta
Cena semplicemente nel novero di quanto costituisce la zavorra appartenente alla scuola
ferrarese della fine del Quattrocento, per quanto detta tavoletta vanti la sua derivazione
dalla celebrata raccolta Hamilton.

Dalle relazioni pubblicate intorno alla vendita Eastlake si rileva che il dittico del
vecchio Ercole fu pagato L. st. 500, vale a dire circa 12,500 franchi.

Non ne costò che 442 (di sterline) la candida Madonna col Bambino, ritto sul para-
petto, dipinta dal buon ambrosiano, il pittore noto pel suo soprannome di Borgognone.
Che questo soprannome non abbia a significare per nulla ch'egli avesse avuto dei rapporti
artistici colla Borgogna, l'antico ducato incorporato alla Francia, come alcuni scrittori

avevano pensato, è cosa di cui nessuno ormai
potrebbe dubitare, come non si dubita del pari
che il suo cognome, da Fossano, potrà al più ri-
ferirsi ad una derivazione della famiglia dal paese
di Fossano in Piemonte, mentre poi il pittore
stesso nelle opere sue si rivela per un milanese
intus et in cute.

Si sa che nella sala lombarda della National
Gallery questo pittore, uno dei corifei dell'arte
lombarda milanese, era già degnamente rappre-
sentato a mezzo di due opere di carattere quasi
monumentale. Tale in ispecie la pala dello Spo-
salizio di Santa Caterina nella cappella del Re-
becchino presso Pavia, che non sappiamo come di
là abbia potuto essere alienata direttamente, a
mezzo il signor Carlo Taddeo di Pavia nel 1857,
come avverte il Catalogo; tale il prezioso trittico,
già della ducale casa Scotti di Milano, entrambe
pitture della buona e pregiata età dell'autore.
Posteriore ed anche notevolmente più fiacca è certa
duplice schiera di ritratti, frammenti di uno sten-
dardo già esistente nella Certosa di Pavia, del
quale faceva parte inoltre un terzo frammento,
rappresentante Dio Padre, tuttora in possesso del
comm. Bertini a Milano. Tiene una via di mezzo fra le prime e le ultime opere del
Borgognone la tavola nuovamente acquistata, eseguita verosimilmente sui primi del 1500.
Benché non riveli in fatto un concetto molto elevato e peregrino, pure dà una nota di
piacevole accordo nel luogo dove si trova, e visto anche la buona conservazione del lim-
pido colorito, non si può considerare se non per un felice acquisto.

Più per la rarità del nome poi, che per l'intrinseco valore dell'opera, apparisce giusti-
ficato l'acquisto di altro piccolo Sposalizio di Santa Caterina, che porta la firma seguente:
-f- 1504 Andreas Cordelle agii dissipulus Iovannis Bellini pinxit 28 J. E una di quelle
tavole più larghe che alte, a mezze figure, frequenti in quella scuola. Quello che vuol essere
notato si è, ch'essa mostra la più grande identità di composizione con analoga tavola, volgar-
mente aggiudicata al maestro Giovanni Bellini medesimo, ma dai conoscitori ad altro suo
allievo, il bergamasco Andrea Previtali. Dove ci è giocoforza osservare d'altronde, che
mentre altrove, e massime nel grazioso quadro a mezze figure del palazzo del Porto di
Yicenza, il Cordegliaghi figura come artista di un grado di finezza superiore al mediocre
Previtali, nel caso presente, confrontate fra loro le tavole analoghe, fa un'impressione più
grata e più piacévole, per grazia e accuratezza, il quadro di Venezia che non quello di Londra.

Fig. 4a - Il Presepio, di Ercole Roberti

(Nella Gali. Naz. di Londra)
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