Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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la galleria naz tonale di londra

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quale vedesi nella unita riproduzione (fìg. 8a), alla tavoletta di Londra (fìg. 9ft), acciò si veda
come l'una ben si concili coli'altra, e si confaccia allo stesso autore. E invero, astrazion
fatta dal colorito quasi sbiadito, analogo in entrambi i capi, chi non vedrebbe l'affinità,
tutt'altro che casuale, nella struttura non meno che nella movenza dei destrieri, non che
nelle forme de'monti a cono, colle sovrapposte Castella, già dal Lermolieff avvertite come
caratteristiche pel pittore? È vero bensì che il cavaliere del quadro di Firenze ha qualche
cosa di più marziale e di più imponente, da rammentare, nò più nò meno, che le immagini
dei nostri antichi condottieri. Secondo l'intenzione dell'autore, tuttavia esso sta a rappresen-
tare un Santo, cioè Sant'Acasio, vissuto ai tempi dell'imperatore Adriano (se pure non rappre-
senta, nell'intenzione del pittore, lo stesso imperatore), e le cui gesta sono illustrate in vari
episodi nella rammentata tavola, fatta a guisa di predella. L'affinità con un tipo da condot-
tiero poi ci condusse a constatare come il Bachiacca sveli in questa occasione, come in tante
altre, la sua tendenza a prendere d'imprestito da'suoi maggiori taluno de'suoi più nobili
motivi. Quello che ci sta davanti agli occhi infatti ci attesta che, oltreché dai già avvertiti
artisti, egli attinse anche da Antonio del Pollajuolo, come più delle parole serve a provarlo il
confronto colla figura 10a, ricavata da un disegno a penna col fondo di seppia, che il sullodato
Morelli rivendicò con piena giustizia a codesto valente disegnatore fiorentino. Esso fa parte
della raccolta della R. Pinacoteca di Monaco in Baviera, e allude indubbiamente al concetto
della statua che doveva venire eretta in Milano alla memoria di Francesco Sforza, per concorso
emesso da Lodovico il Moro. È anzi presumibile che il disegno sia uno di quelli già appartenuti
al Vasari, anzi il secondo dei due di che egli parla nel passo seguente della vita del Pol-
lajuolo: « E si trovò, dopo la morte sua, il disegno e modello che a Ludovico Sforza egli
aveva fatto per la statua a cavallo di Francesco Sforza, duca di Milano, il quale disegno
è nel nostro libro, in due modi: in uno, egli ha sotto Yerona; nell'altro, egli, tutt'armato,
e sopra un basamento pieno di battaglie, fa saltare il cavallo addosso a un armato ». Dove
si vuol notare che l'accennato basamento è venuto a mancare nel foglio della raccolta di
Monaco, per esservi stata questa parte sgraziatamente mutilata. Che il disegno ad ogni
modo sia da ritenersi del Pollajuolo lo insegna, più che ogni altra ragione, lo studio delle
forme, sempre e a buon dritto raccomandato dal Morelli, e che serve di norma costante in
ispecie dove si tratta di artisti del Quattrocento. Basterebbe infatti badare alla figura del-
l'armato giacente, dal viso tondeggiante, colla bocca aperta e dalle mani nodose, perchè
messo a confronto con altre figure, sia nei disegni di Firenze, sia in altre raccolte, si avesse
a ravvisare la mano di autore tanto caratteristico.

Quanto alla figura del cavaliere poi ciascuno potrà osservare da sè, come, astrazione
fatta della testa, essa abbia servito in tutto e per tutto a quella del quadro del Bachiacca
a Firenze, v. a. d. tanto nell'atteggiamento quanto nel vestiario colla poderosa corazza.
Analoga del pari la bardatura del cavallo.

Dobbiamo avvertire in fine, che la riproduzione del disegno è fatta nel senso inverso
dell'originale, e che il Duca, quindi, fu immaginato dall'artista, come di consueto, col bastone
del comando nella mano destra, mentre è la sinistra che regge le redini.

Gustavo Frizzoni.

Archivio Storico dell' Arte, Anno Vili, fase. I-II.

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