Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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guito: a lavoro finito egli avrebbe avuto cinquanta
ducati. (Rog. di Bartolomeo Cesare Panzacchi,
Fil. 16, 86).

Altra volta, parlando in questo stesso periodico
della costruzione della chiesa della Madonna di
Galliera, ricordammo altri pittori di vetrate: 1
Giacomo di Antonio Cabrisi (probabilmente lo
stesso che lavorò in S. Michele in Bosco) nel 1489
dipingeva molte vetrate per quella chiesa, rappre-
sentandovi le figure di S. Girolamo, San Giovanni
Evangelista, la Resurrezione, San Petronio, San Do-
menico, San Benedetto, San Giovanni Battista,
l'Annunziata e S. Francesco, pel prezzo le prime
otto di L. 348.1.3, e l'ultima L. 67.2.4; e m.° Dome-
nico, che forse lo aiutò nel lavoro.

Nei primi anni del secolo xvi trovammo ricor-
dati nei documenti un m.° Matteo, che lavorava
in S. Martino, Grisante, che compose vetrate a
istorie pel convento della Trinità, e Pietro, che la-
vorava nello stesso convento dopo la metà del secolo.

Finiamo questo cenno riportando il contratto
del 9 sett. 1475 tra i frati di S. Salvatore in Bo-
logna e il pittore Raffaele Frizzi, per la decora-
zione di alcune vetrate, e che non manca d'inte-
resse pei dati tecnici che contiene:

« Sia noto e manifesto a qualunque legera que-
sta scritta corno nui frati di Sam Salvadore questo
di 9 de Setembre 1475 havemo dato a fare due
fenestre che sono in testa de la tribuna de la no-
stra ghiesia et uno ochijo ad Antonio di Rapimele
da le fenestre cum li infrascritti patti et prexij. Zoe

« Chel ditto Antonio deba fare ditte fenestre
tute de Yedro da muran e quello li andasse de
chotto in figure ouero frexo deba fare per L. qua-
tro el piede. Le quale figure e frexi deba fare
secundo el segno che nuj li daremo belle ad ar-
bitrio de bono homo. E quello che non andasse
de chotto Zoe li ochij deba fare a quadritti de
chotto tochatti dariento per soldi nndexe de bolo-
gnini el piede missi in opera et posto suo ala fe-
nestra. Ne le quale fenestre promette di lavorare
insino a tanto che serano livre non lavorando in
altro lavoriero chel nostro. E del detto frexio se
promette de fare termino uno anno zoe Sam Mi-
chele a uno anno. E nuj li dovemo fare dare el
vedrò da muran lì a muran overo a Venexia per
ducati undexe el centonaro e farlo condure in no-
stro nome. E se alcuna cosa havanzaremo de ga-
belle overo vetura lui deba schontare e farzelo
bono in sopraditto prexio corno se fusse conduto

1 Anno VI (1893), fase. 1°.

in suo nome. Et in fede di zio Jo fra Rapimele a
instantia de le sopraditte parte ho fatto questa scritta
ala quale se sottoscriverano de sua propria mano ».

(Seguono le sottoscrizioni, tra cui quella del
pittore).

(Arch.° di Stato di Bologna. — Demaniale. —
Canonici di S. Salvatore 2,50 « convenzioni, licenze,

2677 ' '

disegni, ecc. »).

Di questo lavoro come dei precedenti non sa-
premmo dire la fine. Andaron probabilmente rovi-
nati all' epoca delle successive ricostruzioni dello
chiese in cui eran custoditi.

II. Un affresco del Francia.

E nota agli studiosi dell'arte bolognese la pit-
tura murale attribuita al Francia e alla sua scuola,
che si osserva in una cella vicina alla sala del
Consiglio Provinciale, nel palazzo pubblico di Bo-
logna. Porta la data 1505 e rappresenta in basso
il panorama di Bologna, pieno di torri e palazzi
merlati, e in alto la B. V. col Bambino. Benché
troppe volte restaurato e coperto di vernici, il di-
pinto è interessante sopratutto per la riproduzione
accurata di edifici, in seguito demoliti, che vi si
osserva. Il documento che abbiamo rinvenuto e
che pubblichiamo ascrive definitivamente al Fran-
cia il dipinto, eseguito per voto, durante disastrosi
terremoti.

« Mccóccv. Januarius et Februarius.

Re.

Dominus Hieronymus de Sancto Petro Eques ac
Ju. u. doctor Vexilifer

Dominus Bartholomeus de Bologninis Doctor
Dominus Tydeus de Mezovillanis
P.

Dominus Andalo de Bentivolijs Comes
Dominus Troylus de Ursis
Stie.

Dominus Achylles de Confortis
Dominus Andreas de Lilijs
Pro.

Dominus Galeaz de Marsilijs
Dominus Lactantius de Panzachijs. Notarius.
Ut hij iusti college Virginis matris iustissimum
unigenitum pientissime collerent. Eorum imagines
in urbis tutelam publico sumptu. In triclinio Fran-
cia pingente posuerunt ».

(Archivio di Stato di Bologna. — Comunale. —
Provvigioni scritte negli ultimi fogli di un codice
di statuti di Bologna dal 1430 in avanti, cui se-
guono delle copie dei privilegi dello studio).
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