Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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ferentesi «il noto suo « Battesimo » della Galleria
dell'Accademia.

Così pure era superfluo di far figurare Gio-
vanni Bellini in un1 opera ambigua qual' è quella
della prima sala veneta (malamente ritocca per
di più) dov'è rappresentato N. S. morto, circon-
dato e pianto da' suoi fidi. Ben altra e caratte-
ristica opera di lui è quella invece che vedesi
riprodotta sotto il n. GB1 coll'antica attribuzione a
Marco Basaiti, raffigurante un 'Allegorici religiosa,
ossia una così detta Sacra conversazione. E ad
onore del vero è al giudizio del nostro defunto sena-
tore Morelli che si deve la rivendicazione di codesta
opera insigne al grande caposcuola Giambellino,
giudizio ormai sanzionato non meno di parecchi
altri nella stessa Galleria e altrove, dove furono
recentemente ammesse alcune correzioni nella clas-
sificazione delle opere d'arte. Fra queste va notata
pure quella già da parecchi anni accolta unanime-
mente dal pubblico intelligente, per cui si restituisce
finalmente alla gioventù del meraviglioso Correggio
lo squisito quadretto n. 1002 (Madonna col Bam-
bino messa in mezzo da due angeli) dai nostri
autori, ancora registrato sotto il nome di Tiziano,
per quanto dubitativamente. 1

Si sarebbe fatto a meno volentieri parimenti
della riproduzione di un trittico del noioso e me-
diocre Neri di Bicci, pag. 175, appartenente alla
Galleria dell'Accademia, pittore in vero più mestie-
rante che artista, non che di un'altra ambigua
pala, qual'è quella spettante ad un altare della
chiesa di Santo Spirito (la SS. Trinità adorata da
due santi, pag. 206) e forse di alcune altre cose.
Soggetti degni da sostituire non ne sarebbero man-
cati. Citiamo, p. e., fra i quadri di chiesa il mirabile
tavolone del Perugino sull'altar maggiore della
chiesa della Calza (fig. la), meglio atto forse a
darci entro ristretto spazio un'idea adeguata della
maniera più sentita e più forte dell'autore, di quello
che sia il suo grande affresco di Santa Maria Mad-
dalena de' Pazzi ; fra gli affreschi quello da parecchi
anni scoperto nell'interno di Montoliveto (ex-con-
vento) fuori porta San Frediano, frammento di un
Cenacolo del Sodoma (fig. 2a).

E in proposito gioverebbe rammentare che Fi-
renze fra altro è la vera città dei Cenacoli, a co-

1 In questo periodico già fu delicatamente ripro-
dotto in zincotlpia da una fotografìa dei Fratelli Alinari,
a pag. 65 del IY voi. (a. 1891) a proposito di una re-
censione del 2° voi. dell'opera del senatore Giov. Mo-
relli intorno ai Maestri italiani.

sioni

minciare da quello giottesco del convento di Santa
Croce, per finire con quello dove il magico Andrea
del Sarto rivela tutto il magistero della sua tavo-
lozza e della sua arte di comporre. Per quanto
vaste sì fatte composizioni rispetto ai limiti imposti
al formato del libro, non sarebbe stato difficile darne
qualche attraente particolare.

Fra i quadri delle Gallerie infine Leonardo da
Vinci avrebbe potuto essere rappresentato con un'o-
pera ben più autentica di quella dell'Annunciazione,
la quale in ultima analisi non vorrà essere rico-
nosciuta se non per un prodotto della scuola, ossia
della bottega del Yerrocchio. Quest'altra opera è
quella della tavola, appena abbozzata, dell'Adora-
zione de' Magi. Refrattaria finora alla riproduzione
mediante la fotografìa in grazia dell'intonazione
torbida e giallastra, le difficoltà furono felicemente
superate dalla ditta Alinari coll'aiuto del processo
isocromatico (fig. 3a).

In onta a simili limitate riserve, tuttavia il vo-
lume si presenta attraentissimo, e nello sfogliarne
le pagine uno vede sfilarsi davanti una infinità di
belli e memorabili monumenti della pittura. Yi
primeggia l'italiana, e s'intende; ma non mancano
poi un certo numero di notevoli capi dell'arte stra-
niera. Fra questi gli scrittori vollero rivendicare
alla Francia, e a quanto si vede a buon dritto, il
loro quattrocentista Nicola Froment d'Avignone, il
quale dovrebbe quindi trovarsi nella sala francese
piuttosto che in mezzo agli autori tedeschi dove
ora si vede.

Di speciale interesse fra le cose meno note degli
antichi fiorentini è l'imagine di Dante, quale ve-
desi dipinta a canto ad una delle porte del Duomo
da un Domenico di Michelino, contemporaneo o di
poco posteriore al Frate Angelico, di cui assunse
il fare. E in vero questa composizione, nella quale
il divino poeta se ne sta in mezzo alla sua città
natale e a' suoi tre regni de' trapassati ch'egli in-
dica colla mano destra, mentre nella sinistra tiene
aperto il libro della Commedia, fornirebbe un sog-
getto assai acconcio ad un frontispizio per una even-
tuale nuova edizione della sua opera.

G. F.

Eduard Flechsig. Die Decoration der modernen Biihne
in Italien von den Anfangen bis zum Schluss des XVI,
lahrhundertS. Erster Fheil. Dresden, 1894, in-8, di
96 pagine.

L'autore si è preso per tema della sua disserta-
zione inaugurale di ricercare e di riunire, traendone
poi le rispettive conclusioni, tutte le notizie che
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