Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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RECENSIONI

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hanno la loro ragione d'esistenza nella messa, nel-
l'innologia, ecc., ma in pari tempo sono influenzate
in modo più o meno spiccante dalle rappresenta-
zioni drammatiche, e nella loro origine e divulga-
zione dipendono similmente dall'intensità e dalla
estensione del movimento antisemitico. La classe
più rimarchevole dei monumenti appartenenti a
questa categoria è il tipo della cosiddetta « croce
vivente » (croix vivante), che, finora appena os-
servato nonché studiato, dal nostro autore per la
prima volta viene rivelato, raccolto nei suoi di-
versi esemplari e rischiarato secondo i criteri dog-
matici, liturgici, ecc. Come primo grado al tipo in
questione si può considerare un affresco del secolo
dodicesimo nel duomo di Aquileja, dove Gesù cro-
cefisso è raffigurato in forma di un ceppo di vite.
La rappresentazione più nota della « croce vivente »
si trova in un quadro d'origine italiana nel Museo
di Cluny a Parigi; la maggior parte di simili com-
posizioni si deve alle mani di artisti oltramontani ;
ma l'autore ne addita pure parecchie che esistono
ancora oggidì nell' Italia, o almeno provengono da
lì. Fra i primi sono da annoverare i due affreschi
nella prima cappella a sinistra in San Petronio di
Bologna, la cui origine l'autore, per mezzo di una
notizia in un manoscritto sincrono dalla mano di
un monaco tedesco che viaggiò in Italia, è riuscito
di fissare poco prima dell'anno 1439. Rappresen-
tano essi uno la croce vivente colla Chiesa e Si-
nagoga a'suoi piedi, e l'altro l'albero della vita,
a cui ò attaccato Gesù crocefisso. (Fotografia del-

l'Emilia, n. 5012 e 5013). Yi è da annoverare an-
che il grande affresco del Garofalo nell'Ateneo di
Ferrara, proveniente da Sant'Andrea (fot. Alinari,
n. 10777), che reca la rappresentazione più com-
piuta e più minuta del tema in discorso, mentre
entra nella categoria seconda la grande tavola della
raccolta Weber a Ilamburgo intitolata: « Il vecchio
e il nuovo testamento » (v. Arch. stor. dell'Arte,
IV, pag. 84), e che non è altro se non una ripro-
duzione dell'affresco del Garofalo eseguita, con al-
terazioni insignificanti, nella bottega del maestro.

Dal breve sunto che precede, il benevolo lettore
avrà potuto formarsi almeno una idea sulla ric-
chezza del soggetto trattato, ed avrà potuto scor-
gere che esso viene svolto su principi nuovi del-
l'indagine iconografica e che reca nuovi schiarimenti
sulla relazione dell'artefice al tema propostogli a
trattare dal clero o dalla Chiesa. Non solo lo sto-
rico dell'arte, ma anche chi si occupa di storia della
cultura e di storia letteraria, e principalmente il
teologo troverà nel lavoro presente una ricca mèsse
ai suoi studi. Secondj quanto l'autore dice inci-
dentalmente in un passo del suo saggio, egli ha
l'intenzione di estendere le sue indagini sulle re-
lazioni fra il dramma e le arti del disegno nell'e-
poca del Rinascimento italiano. Aspettiamo i resul-
tati di questi suoi studi con impazienza e colla
certa speranza, risvegliata dal presente suo scritto,
che ci regalerà qualche cosa di non minor dottrina,
erudizione, merito e pregio fondamentale di questo
primo suo lavoro letterario.

C. de Fabriczy.

Archivio Storico dell'Arte, Anno Vili, fase. I-II.

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